Il bambino scomparso

 
Enrico AndreiniLa mamma piangeva. – "La prego, commissario, è così piccolo… ha solo nove anni." Singhiozzò senza riuscire a finire la frase. Carlini, osservò la donna. Era seduta su quella sedia dove quotidianamente transitavano i delinquenti più miserabili. Ma a differenza dei primi, con lei aveva quasi vergogna ad incrociare lo sguardo per timore di incontrare e disturbare quel dolore così lacerante che l'attanagliava stravolgendola. – "Faremo il possibile, signora." Riuscì solo a dire. Il marito stringeva la donna per le spalle, guardando i due poliziotti con aria di sfida. – "Adesso però ci dovete aiutare." Ricominciò calmo. – "Abbiamo bisogno di avere il maggior numero di informazioni per poter avviare le ricerche." Andrea, che strano caso del destino, il bambino scomparso si chiamava come lui,  era scomparso da casa nel tardo pomeriggio del giorno prima. La madre era entrata in soggiorno per rispondere ad una telefonata  lasciandolo in giardino. Non aveva avuto nessuna esitazione a staccarsi da lui, non si era mai allontanato…Andrea non era un bambino qualunque; era venuto al mondo con una malformazione congenita; malformazione che lo rendeva ritardato rispetto agli altri ragazzini della sua età. Carlini continuò. – "Abbiamo bisogno di sapere quali sono le vostre abitudini, capire dove può essere scappato… se è scappato. So che può risultare penoso, ma purtroppo doveroso." – "Vi dico che lui non si allontana mai dalla sua mamma!" Si lamentò disperata la donna, fissando il pavimento cominciando a ciondolare sulla sedia.  – "Qualcuno ha preso il mio bambino! … qualcuno ha preso il mio bambino… lo sento… qualcuno ha preso il mio bambino." Non erano passate ancora le 24 ore canoniche per pensare ad un sequestro. Il fatto che  Sergio Pieroni fosse un imprenditore piuttosto facoltoso di Castelnuovo Garfagnana, aveva già fatto aguzzare le orecchie della stampa.
Doveva trattarsi per forza di un rapimento! Carlini decise di avviare la procedura di sequestro. Più che la condizione familiare e lo stato mentale e fisico del bambino, l’aveva convinto la dolorosa determinazione della donna. Un sesto senso che solo una madre può avere nel confronti di un figlio, fino a farle percepire il suo respiro in un’altra stanza e a riconoscere da un battito di ciglia un desiderio del suo piccolo. Poi quel bambino che portava il suo stesso nome, Andrea, lo inteneriva. Aveva desiderato tanto avere un figlio, avrebbe voluto insegnargli tante cose, ed invece la vita. – "Il mio collega Caputo raccoglierà la vostra deposizione. Dovete dirci esattamente quello che avete fatto in tutta la giornata di ieri, se avete notato qualcosa di sospetto nei giorni passati. Soprattutto vi chiediamo un elenco completo di tutte le vostre amicizie e conoscenze. E’ importante sapere se c’è qualcuno che vuole farvi del male per vendetta, soldi o altro. Pensate ai concorrenti professionali, agli affari conclusi negli ultimi tempi." – "Non sarà facile." Commentò Pieroni . – "Con il mio lavoro ho a che fare quotidianamente con decine di persone." – "Lo so; però, dovete darci gli elementi per poter avviare l’indagine. Poi andate a casa ed aspettate con calma che vostro figlio… il vostro Andrea, ritorni. Faremo il possibile, statene certi." Assicurò, Carlini.
I coniugi Pieroni risposero a fatica a tutte le domande. Risultò che il padre il giorno della scomparsa era presso la sua azienda di Castelnuovo; la madre, insieme alla domestica, era rimasta invece nella loro abitazione a Castelvecchio Pascoli. Antonella, la mamma, aveva perso di vista Andrea solo un paio di volte. Il giardino era grande, aperto;  comunque facilmente accessibile dall’esterno. Solo di notte era attivo un allarme perimetrale. Compilare la lista di persone collegate alla famiglia e all’azienda, fu molto più difficile del previsto. Cercarono di stilare un elenco sommario, rimandando ai giorni successivi un suo eventuale aggiornamento ed approfondimento. – "Terremo il telefono sotto controllo, una pattuglia della polizia sarà sempre davanti a casa vostra e all'azienda. " Assicurò il commissario. – "Se qualcuno si fa vivo o notate qualcosa di strano, chiamateci subito!" Porse, alla coppia,  i biglietti da visita suo e del sovrintendente Gennaro Caputo che lo aiutava di solito nelle indagini. Contemporaneamente, si sentì un vigliacco per quello che stava per dire. – "Vi anticipo che se entro domani non ci saranno novità, dovrò chiedere al giudice il blocco dei vostri beni. Vi prego di non commettere sciocchezze. Se qualcuno dei parenti o amici della lista che ci avete dato dovesse eseguire delle transazioni finanziarie a vostro vantaggio, rischierete di incorrere nelle norme anti sequestro." Lo sguardo di quei genitori fu più eloquente di qualsiasi parola. – "State tranquilli,  vedrete, troveremo il vostro bambino." Concluse  Carlini per cercare di riscattarsi. Quando furono fuori dal suo ufficio; il commissario si confrontò con il suo collega,  entrambi avevano avuto la sensazione che il dolore della madre contrastasse con la determinazione del padre, il tipico industriale,  freddo ed insensibile. Le ipotesi sull’accaduto potevano essere davvero tante. La più evidente e auspicabile era che Andrea si fosse deliberatamente allontanato.
I genitori spesso sono convinti che i loro figli, anche più piccoli, siano obbedienti e disciplinati. Quante volte si era trovato di fronte a madri e padri, anche di buona famiglia, sconcertati nello scoprire nei loro figli dei giovani teppistelli in erba. Nella mente di Carlini, si stava affacciando uno spettro orrendo. Perché rapire un bambino? Chiedere i riscatti negli ultimi tempi  con le moderne tecnologie, rendeva i rapitori molto vulnerabili. Poi, a ben vedere questo Pieroni non gli sembrava enormemente ricco. Perché rischiare così tanto per un pesce così piccolo? Ipotizzò anche un sequestro lampo, un caso di estorsione fra i tanti che rimangono nell’ombra… e… che questa volta, invece… non era sfuggito alla polizia. – "Non c’è nulla di più indifeso di un ragazzo disabile.” Pensò fra sé e sé… fosse stato  vero quello che immaginava… quel povero bambino, poteva essere  in mano a un pedofilo   stupratore psicopatico; meglio… non pensarci. La sera stessa, intorno alle ventuno il telefono di casa Pieroni squillò, dall'altra parte della cornetta una voce con spiccato accento meridionale proferì. – "Abbiamo vostro figlio… niente polizia o lo facciamo fuori. Preparate dei soldi… tanti soldi se lo volete rivedere vivo. Ci faremo vivi noi per la cifra e  dove avverrà lo scambio." Antonella era agitatissima, quando circa un'ora dopo l'ispettore Carlini entrò in casa sua su a Castelvecchio Pascoli. – "Ci hanno telefonato commissario… ci hanno telefonato chiedendoci un riscatto. Ha visto avevo ragione io… Andrea, non si allontana mai da solo!" – "Ho sentito signora, la telefonata l'ho sentita anch'io." Rispose un Carlini piuttosto serio e preoccupato. – "Signor Pieroni, per caso lei di recente, o in passato, ha avuto a che fare con dei meridionali?… Magari, con loro ha avuto scontri  lavorativi o emotivi? Se non erro la sua ditta si occupa di materie plastiche vero?" Continuò Andrea, al quale Sergio Pieroni rispose prontissimo. – "Si, la "SMEAP" si occupa di materiale plastico, infatti il suo nome vuol dire "Società Materie e Applicazioni Plastiche". Più o meno ho a che fare con tutta Italia, le assicuro che non ho mai avuto né minacce, né richieste di pizzo… mi creda non ho né nemici, né tanto meno sono in urto con qualcuno, sia concorrenti, sia clienti. Insomma Carlini, non so da che parte può venire una cosa così barbara come quella di rapire un bambino e per giunta andicappato." – "Ma… in pratica di che patologia si tratta; si… insomma da cosa è affetto Andrea?" Chiese l’inquirente piuttosto imbarazzato.
La signora Antonella rispose con un filo di voce, quasi gli desse fastidio nominare l'handicap del quale era affetto il figlio. – "Spina bifida. In pratica è un difetto di chiusura del tubo neurale, può, anzi nel caso di Andrea è, di origine congenita. La patologia presenta diverse forme, con gravità differenti, che comportano danni irreversibili al midollo spinale; quella che ha colpito Andrea, più che altro è la perdita della mobilità degli arti inferiori, la difficoltà nel controllare gli sfinteri e una complicazione neurologica, quantificabile in un leggero ritardo mentale, in pratica è come avesse ancora 3-4 anni. Per questo non può vivere senza la sua mamma e non può vivere senza i suoi farmaci; l'assenza dei quali può peggiorare la sua situazione e portarlo in breve alla morte." Carlini piuttosto mestamente, si rivolse ancora ai coniugi Pieroni. – "Cercate di pensare ai giorni scorsi, avete visto o notato qualcosa di strano? Magari, qualche macchina ferma in maniera sospetta davanti casa o davanti la fabbrica. Pensateci, domani mattina mi saprete dire." Il commissario uscì per recarsi alla pensione "Bencistà", dove alloggiava da tempo, lasciando la famiglia Pieroni nella più totale disperazione. Al mattino presto si recò in caserma a Gallicano, di piantone c'era il vice sovrintendente Lojacono che appena lo vide gli disse. – "Commissario, ha telefonato il Prefetto, ci ha parlato il De Giorgi, ha detto di aspettarlo, vuol parlare con lei e con la famiglia del bambino." – "Ok, grazie Lojacono, vado nel mio ufficio, appena arriva chiamami." Rispose Carlini; il quale una volta entrato in ufficio, seduto alla scrivania, estrasse dalla 24 ore una copia del "Tirreno", dove in prima pagina troneggiava il titolo: "RAPITO A CASTELVECCHIO PASCOLI BAMBINO DISABILE". L'articolo era a firma Mannucci, che come al solito dimostrava la sua bravura nella stesura del pezzo. Aveva appena finito di leggere l'articolo, quando nel cicalino sulla sua scrivania, gracchiò la voce del Lojacono che annunciava l'arrivo del Prefetto; si alzò e gli andò incontro. – "Buon giorno signor Prefetto, fatto un buon viaggio." Lo apostrofò un Carlini disteso e rilassato, tendendogli la mano da stringere.
L’ultimo arrivato a sua volta cordialissimo rispose. – "Ottimo… ottimo ispettore capo Carlini." Al che Andrea rispose. – "Mi fa piacere che lei abbia fatto un buon viaggio, ma la debbo correggere, sono ispettore, non ispettore capo, l'ispettore capo è il De Giorgi, che sta scendendo le scale." Il Prefetto sorridendo estrasse dalla tasca della giacca una scatola che consegnò a Carlini dicendogli. – "No, da oggi abbiamo un ispettore capo in più, caro Carlini, le ho portato le nuove mostrine a tre stelle. Il suo grande lavoro come investigatore e i buoni rapporti dei suoi superiori non sono passati invano da Roma… anche se c'è voluto un po’ di tempo, sono felice che il suo lavoro sia stato apprezzato."
Un Andrea emozionantissimo rispose, non prima di aver aperto e contemplato le nuove mostrine. – "Grazie… grazie a tutti, soprattutto a lei signor Prefetto che ha saputo sopportarmi in tutti questi anni. Grazie… grazie a tutti." – "Non mi ringrazi Carlini, non mi ringrazi. Mi faccia strada nel suo ufficio; vorrei far con lei il punto della situazione su questo rapimento." Rispose il superiore seguendo Andrea nel suo ufficio. Quando furono seduti uno dinanzi all'altro, alla presenza anche del De Giorgi, Carlini cominciò. – "Non abbiamo e non ho ancora alcun strumento tra le mani, per poter avere delle idee chiare; così a prima vista mi sembra un rapimento quantomeno anomalo. E' vero che il padre possiede una fabbrica di materiali plastiche e che ha una bella villetta su a Castelvecchio Pascoli, ma non ha certo una disponibilità economica tale da giustificare il rapimento di un bambino… bambino per di più afflitto da una grave forma di handicap che lo limita nei movimenti e nei bisogni corporali. Mhà, speriamo che dietro non si nasconda qualcosa di peggio." Terminò il neo commissario capo. Il Prefetto lo incalzò nuovamente. – "Cosa intende per qualcosa di peggio?"  Un Carlini pensieroso e rabbuiato rispose. – "Cosa intendo, non lo so nemmeno io… chissà … magari qualche balordo alla ricerca di soldi facili, a questo scopo darò ordine di fare un controllo sui tossicodipendenti della zona, o ancora peggio, qualche pedofilo, ma no guardi a questa ipotesi non voglio nemmeno pensare. Si vedrà, signor Prefetto si vedrà; intanto stamani la famiglia mi saprà dire se nei giorni scorsi ha notato qualcosa o qualcuno di strano. Si vedrà… si vedrà." – "Io debbo tornare a Lucca se ci sono delle novità, qualunque esse siano mi chiami e aggiorni anche il Questore… ringrazi anche lui della sua promozione Carlini, anche lui ci ha messo del suo. Arrivederci e buon lavoro a tutti.” Appena uscito il capo dall’ufficio, il De Giorgi si congratulò a sua volta con Andrea per la promozione appena ricevuta; poi ognuno si dedicò al proprio lavoro. Poco dopo nella caserma di Gallicano, fece il suo ingresso il commissario Colletti, appena ebbe salutato Zorzi che era di piantone, si recò nell’ufficio del Carlini. – “Buongiorno capo, innanzi tutto auguri per la promozione, mai promozione, secondo me, era più meritata della sua.” – “Le notizie volano… è appena andato via in Prefetto e tu sai già… mhà ok grazie… grazie di cuore. Novità?” Rispose Andrea, al quale il collega fece eco. – “Si, direi di si. Cominciamo dalla telefonata. Proveniva da una cabina telefonica di Castelnuovo, precisamente da quella davanti la stazione ferroviaria. La voce senza dubbio era maschile, anche se camuffata e contraffatta da un qualcosa sulla cornetta, diciamo un fazzoletto o qualcosa del genere. Il dialetto meridionale era simulato, lo ha detto il Cammisa. Ricorda il Cammisa, il siculo della stazione radio, quello che quando risponde lui ci vogliono i sottotitoli in italiano?”
Ricevuto assenso sulla conoscenza, il Colletti continuò. – “Sfacciatamente marcato ha detto, chiaramente finto.” – “Grazie Mario, come sempre preciso e puntuale. Ti chiedo un piacere, prendi Gennaro, andate su a Castelvecchio Pascoli, interrogate chi sta vicino ai Pieroni, sentite se nei giorni scorsi hanno visto o sentito qualcosa, appuntatevi qualunque cosa sia uscita al di fuori della normalità.  Poi di a Rapisarda che porti la macchina qui davanti,  quando è pronto mi dia una claxonata, andremo a fare le stesse domande a Castelnuovo intorno alla fabbrica del Pieroni. Ci aggiorniamo alle 15 in sala riunioni ok?” Ricevuto assenso il collega uscì per espletare le sue incombenze. Nel frattempo al riparo nel  loro nascondiglio segreto i componenti della banda, due uomini e una donna stavano confabulando. – “Secondo me paga, Sergio, sembra un duro, ma a suo figlio vuole bene pur di rivederlo sano e salvo paga.” A parlare fu quello che all’apparenza sembrava il capo. Era sulla cinquantina non troppo alto, tarchiato leggermente claudicante dalla destra, menomazione dovuta ad un incidente sul lavoro, incidente avvenuto anni prima, che aveva lasciato oltre che nella gamba una ferita sia nel cuore che nella testa dell’uomo; quelle a differenza dell’arto, sempre aperte, sempre pronte a sanguinare e a venir fuori. – “Ma se… se ch… chi… ama se chiama la pooo… polizia che si fff fa?” Rispose l’altro componente della banda.
Era poco più di un ragazzo, si chiamava Paolo Rispoli,  intorno ai venticinque, ma ne dimostrava meno, perché piccolino e magrolino,  quando era emozionato tartagliava. – “Ma no, non ti preoccupare, ma che polizia e polizia, non la chiamerà. Avrà paura, se la chiama, potrebbero mettere il naso nelle sue cosette… sai quel traffico che fino a diversi anni fa aveva con il Marocco. Altro che plastica… lo so io cosa c’erano nei bussoli che viaggiavano su e giù… e lo sa anche lui. Perciò tranquillo pagherà. Magari cerchiamo di non chiedergli una cifra spropositata, una cifra che possa facilmente racimolare… che ne dice di un 500 mila euro?” Riprese in maniera rassicurante il capo, al quale fece eco la donna. – “Si ma deve fare presto, dobbiamo fare presto noi, il bambino non è un bambino normale, ha seri problemi, ha bisogno di cure che noi non abbiamo e soprattutto della sua mamma.” – “Tranquilla Franchina… tranquilla non morirà se sta due tre giorni senza né medicine, né mamma, guarda in India… vivono, vivrà anche lui.” Riprese il capo, alla quale la donna rispose subito con determinazione. – “Ma cosa ne sai tu di figli? Mica sei una donna… una mamma. Lo so io cosa può provare adesso la Antonella io al suo posto impazzirei. Ricorda a me dei soldi non frega niente, 100, 200, 500 non me ne frega niente e nemmeno a Paolo. Il problema è solo tuo, ricorda,  noi non vogliamo essere complici di un delitto, se succede qualcosa ad Andrea ti denuncio io sappilo e ricordalo bene. La cosa va troppo per le lunghe, si era parlato di un giorno o due, io comincio ad avere un brutto presentimento.” – “A… aaann… anch’io ho un br… brrr… brutto pre… presentimento ssss… sai… ho pppp… aura.” Disse di getto Paolo. – “Calmatevi! Cazzo calmatevi! Non c’è niente da aver paura non arriveranno mai a noi, comunque, se va male riportiamo il bambino a casa, calma ho detto calma! Del resto che qualche rischio c’era lo sapevate anche prima, basta adesso! Tu va a vedere se quell’infelice ha bisogno di qualcosa.” Concluse il capo rivolgendosi alla donna, capo che al secolo si chiamava Renato Cacciari. – “Vado a telefonare, chiederò i cinquecentomila, male che vada, daranno la colpa a qualche terrone. State tranquilli tra qualche giorno saremo ricchi.” Appena uscito, la donna scoppiando a piangere si rivolse al giovane, che a sua volta sembrava confuso e incerto. – “Paolo, ma perché, perché abbiamo accettato di far parte di questa cosa? Noi siamo persone oneste, è vero che abbiamo bisogno di soldi come tanti, ma da avere bisogno di soldi a fare quello che abbiamo fatto noi c’è una bella differenza, non trovi?” Il ragazzo oltremodo emozionato sussurrò. – “Ca… caca… cacalmati F… F… Franca ann… andrà tutttt… tutto bene. Sssss… stai cacaca… calma ci ppp… pensa Rrrr… Rrre… Renato.” – “Ci penserà anche Renato, ma io ho un brutto presentimento. Vado a vedere di cosa ha bisogno il bimbo;  tu non fumare continuamente ti fa male, lo sai… ma devo fare la mamma anche a te?… Cristo Santo!”
Detto questo uscì dalla stanza per recarsi al piano superiore dove si trovava il piccolo Andrea. Nel frattempo sia l’ispettore Colletti, sia il Carlini erano occupati nei loro sopralluoghi. Mario in particolare era intento ad interrogare un’anziana signora che abitava non troppo lontano dalla villetta dei Pieroni. – “Ma lei signora Lina è propria certa di avere visto una macchina nera non troppo grande passare tante volte su è giù nei giorni scorsi?” – “Certo che sono sicura commissario io avrò anche degli anni… ma non sono mica rincoglionita. Era una macchina nera, tipo una Punto, ma non era una Punto, nel senso che era una macchinetta… ma non mi chieda la marca io non me ne intendo, ma… giovane, ci giurerei sopra che erano loro. Che ci gira quassù una macchina sconosciuta, che passa e ripassa avanti endrio per giorni interi. Sa, io sono sensitiva, ma non lo dica in giro, tanto e un ci credino mia anche se lo va  dire… sa. Ci si fa solo una brutta figura sia io che lei bel mi’ giovane. Ma io un sono matta gliè la verità nuda e cruda, cercate la macchina nera e troverete Andrea. Ora la mi scusi, ma debbo far da mangià’ tra poco tornano i mi’ omini e c’ho da far sempre tutto.” – “Grazie signora Lina,  mi è stata di grande aiuto.” Salutò il Colletti e data una voce a Caputo salirono in auto destinazione la caserma di Gallicano. Nello stesso istante il telefono squillò in casa Pieroni, rispose la signora Antonella. – “Pronto chi parla?” Proferì con un filo di voce; dalla parte opposta della cornetta la solita voce con accento meridionale proferì. – “Siamo noi signora. Dica a suo marito di preparare 500 mila euro in tagli da 100 e 500, le banconote non debbo essere registrate, non debbono contenere né mazzette esplosive, né cimici che portino a noi altrimenti suo figlio. Bhè può immaginare da sé come finirà.” – “Come sta Andrea? Lui non è un bimbo normale ha bisogno di me e di cure continue altrimenti….” – “Nun ce sono altrimenti lu piccirillo sta bene preparate i soldi, mi farò vivo io per la consegna.”
Detto questo il losco figuro abbassò la cornetta, lasciando la povera Antonella in un mare di lacrime. Appena si fu ripresa fece due telefonate, la prima al marito, la seconda all’ispettore capo Carlini. In breve tempo arrivarono tutti e due alla villetta. – “Povero bimbo, è anche troppo buono, si era fatto i bisogni addosso, l’ho pulito gli ho dato due biscotti con del latte tiepido, ora dorme come un angioletto.” Disse Franca rivolgendosi a Paolo, poi continuò. – “Io penso alla sua mamma, ti rendi conto? Io… io impazzirei mi succedesse una cosa simile.” – “Tra… tra… poco tutt… tuuttto sarà fi… fi… finito e tor… tornerà a casa suuuua.”  Concluse Paolo. – “Sono l’ispettore Carlini… si pronto mi sentite? Bene… bene la famiglia Pieroni ha da poco ricevuto una telefonata voglio sapere da dove è partita e se la voce era la solita della prima volta. Si mi trovate a questo cellulare… inutile dire che è urgente… mi sembra ovvio.”
Conclusa la telefonata Andrea, scortato dal fido Tonino Rapisarda suonò al campanello della villetta, furono fatti accomodare celermente all’interno. – “Commissario, mi ha appena richiamato l’uomo di ieri sera.” Disse sempre tra le lacrime Antonella. – “Cosa le ha detto?” Domandò l’inquirente, la signora Pieroni raccontò tutta la telefonata per filo e per segno ai poliziotti e al marito. Finito il breve racconto il marito agitatissimo rispose. – “ Glieli do io 500 mila euro a quello li… ma di piombo, vado su a caricare il fucile, vedremo se davanti a quello continua così quello stronzo.” – “Si calmi… si calmi.” Disse Carlini che continuò. – “E’ inutile arrabbiarsi, non si sa né chi è né dove sta. Io proporrei di accettare, prepariamo i soldi,  facendo fotocopiare tutte le banconote una per una, al momento dello scambio noi interverremo, naturalmente salvaguardando sia lei che suo figlio… la seguiremo a distanza, qui non siamo a New York City, non c’è bisogno di marchingegni strani, la seguiremo a vista, quando sapremo come e dove vogliono i soldi, saremo pronti a far scattare la nostra trappola. Non trova sia meglio e di più facile realizzazione.” – “Si ha ragione commissario, mi scusi la prego.” Poi andato incontro alla moglie la abbracciò, gli diede un tenero bacio e le disse. – “Scusami anche tu amore, scusami ma lo sai io sono nervoso, a volte perdo le staffe. Per fortuna c’è l’ispettore Carlini che ragiona al posto mio. Scusami di nuovo.” Rivolgendosi all’inquirente disse. – “Io non ho 500 mila euro in contanti, li ho investiti in varie operazioni, alle tre andrò subito in banca, sentirò. Le farò sapere.” – “Ok, sa dove e come  trovarmi. In quel momento squillò il cellulare, Andrea rispose. – “Si pronto certo che sono Carlini, chi doveva essere babbo natale? La telefonata veniva Da Pieve Fosciana dalla cabina telefonica posta sulla statale della Radici e la voce era la solita. Ok grazie, complimenti per la velocità.” Rivolgendosi sia alla coppia che al suo assistente disse. – “Avete sentito, questo dimostra che la banda è ferma, o è dei paraggi, visto che le due telefonate sono state fatte a pochi chilometri di distanza. Vedremo… vedremo, lei mi faccia sapere e lei signora presto riceverà una terza telefonata, appena l’ha ricevuta mi chiami subito.”
Detto questo i due poliziotti uscirono dalla villetta per recarsi alla caserma di Gallicano. Dopo circa un’ora dalla telefonata fatta Renato fece il suo ingresso nel covo. – “E’ fatta.” Disse raggiante sfregandosi le mani in segno di giubilo rivolto agli altri due. – “E’ fatta ho detto che vogliamo 500 mila euro in tagli da 100 e 500, che non siano fotocopiati, che non contengano mazzette esplosive e che non contengano soprattutto cimici da poterci rintracciare. Sono un genio vero?” – “Si sei Diabolik.” Rispose Franca. A quella battuta tutti e tre si misero a ridere. Nello stesso istante, Carlini e Rapisarda  fatto il loro ingresso in caserma si recarono in sala riunioni, dove trovarono ad aspettarli Caputo e Colletti. – “Mario, Gennaro scusate del ritardo, la banda ha fatto una nuova telefonata a casa Pieroni. Hanno chiesto il riscatto.” Commentò Andrea. – “Quanto.” Fece eco il Colletti. – “Cinquecento mila in tagli da 100 e 500, non li vogliono, né fotocopiati, né con mazzette esplosive, né tanto meno con una cimice dentro che li porti a loro.” Terminò il suo intervento il Carlini. – “Ma nemmeno poi tanto.” Commentò Caputo, al quale Rapisarda rispose. – “ Gennà’ cacchio, cinquecento mila euro, sono un miliardo delle vecchie lirette,  con il nostro stipendio non li vedremo mai, te ne vuoi rendere conto o no!” – “Si, siamo d’accordo che è pur sempre un miliardo delle vecchie lirette come dici tu, ma per un sequestro mi sembra comunque poco. Voi commissà’ che ne dite?” – “Ma Gennà’ che ti devo dire, non c’è mica un tariffario per un sequestro. Però anch’io mi aspettavo un poco di più. Del resto tra attività e casa vuoi che i Pieroni in banca non abbiano delle belle palanche? Del resto non ha battuto ciglio alla richiesta, ha solo asserito di non averli liquidi, che li ha investiti, vorrei anche vedere, chi lascerebbe i soldi sul conto corrente visto che non rende niente? Ma veniamo a noi. Novità dall’interrogatorio dei vicini? A noi due non è andata bene, in una zona industrio-artigianale, le macchine che vanno quà e là sono tante, non danno nell’occhio.” Terminò Andrea, al quale rispose Mario. – “ Ma sa… anche noi ciccia, tranne una vecchia un pochino strana che asserisce di aver visto una macchina nera andar su e giù diverse volte. Una macchina che non sa che tipo è, ha detto che era come una Punto, ma non era una Punto, che lei è sensitiva… che quella era la macchina dei rapitori. Mhà, a me è sembrata  non  tanto attendibile, comunque si chiama Lina Marcheschi, tutti la chiamano La Toppa, abita nel gruppetto di case dopo la villetta Pieroni, sa quel gruppetto dove c’è il bivio per il Ciocco? Non avremmo altro da dire.” – “Non è molto… anzi niente, dai andiamo a mangiare dal Carlino, offro io, del resto la promozione va bagnata vero?” Uscirono tutti per andare a pranzo. Mentre uscivano di piantone c’era Lojacono al quale il Carlini si rivolse. – “Ola Romoletto,  si va a mangiare, a te  porterò una fetta di torta e un bicchiere di spumante. Ma solo a costo che tu non mi passi rotture di scatole. Ok?” – “Ok Capo buon appetito e a dopo.” Rispose Lojacono con chiaro accento romanesco. – “Ci pensate siamo ricchi, mi sono ripreso con gli interessi quello che quella merda del Pieroni mi ha tolto. Del resto dopo essermi fatto male alla gamba non ho più potuto guidare un autotreno, chi ce la farebbe con questa bastarda di gamba rigida come un cane di baccalà.” – “Ma non dire sempre le solite cazzate, non è stata certo colpa del Pieroni se tu briao come al solito, sei andato a sbattere contro un platano. Anzi ha fatto finta di niente, ti ha pagato, ti ha fatto pagare dall’assicurazione. Lo sai anche tu, se avesse detto la verità sul fatto che avevi bevuto eri nei guai. Del resto che eri una spugna lo sapevano tutti, sai che ti chiamavano Cacciatappi e non Cacciari, lo sapevi?” Gli rispose la Franca. – “Ma come ti permetti di dire certe cose davanti a Paolo? Non avevo bevuto e anche se fosse stato, bevevo perché il Pieroni mi massacrava con i suoi turni di lavoro e io scemo a non dire mai di no, anche due volte al mese in Marocco e per cosa? Per mettere i soldi da parte per sposare te… che scemo sono stato.” Rispose un Renato amareggiato, al quale la donna rispose. – “No qui se c’è una scema sono io, anzi siamo in due, siamo diventati criminali perché Diabolik c’aveva da vendicassi. Per non parlare poi del matrimonio… si proprio una bella vita mi hai fatto fare, era meglio se facevo la puttana prima di mettermi con te… almeno qualche volta, forze godevo.” Al litigio familiare pose fine Paolo. – “Ssss… sta… state buoni ssssssse potete.” – “Il bimbo come sta?” Disse Renato, al quale la moglie rispose decisamente più calma. – “ Bene, povero angelo, l’ho pulito gli ho dato latte e biscotti, adesso dorme, almeno lui sembra tranquillo.” Nel frattempo, Sergio Pieroni, faceva il suo ingresso nell’agenzia della cassa di risparmio di Castelnuovo Garfagnana. Appena entrato il direttore, Ettore Pulvirenti gli si fece incontro. – “Signor Pieroni abbiamo letto sul giornale il terribile fatto di cronaca del quale è protagonista.” – “Sono qui per questo direttore se possiamo appartarci nel suo ufficio.” – “Ma certo, venga si accomodi.” Poi rivolto al cassiere. – “Giovanni, non ci sono per nessuno e per nessun motivo, siamo intesi.”
Ricevuto segno d’intesa i due si ritirano nella stanza, dove al riparo da orecchi indiscreti il Pieroni espose il suo caso. Una volta  finito il suo intervento, il direttore gli rispose. – “Per i soldi non ci sono problemi, sono suoi, ci mancherebbe. Noi siamo una piccola filiale, tutti quei soldi in contanti non li abbiamo. Posso sentire caso mai per domani, e al mattino non garantisco, ma sentirò, farò il possibile. Mi lasci il numero del suo cellulare, appena saprò, la chiamerò; di più non posso fare per adesso.” – “Va bene direttore mi faccia sapere, ma per carità fate presto, lei sa, che mio figlio non è… non è del tutto normale, ha bisogno di farmaci cure e attenzioni che solo Antonella gli può dare, è già troppo tempo che è lontano da casa.” – “ Sergio stia tranquillo farò il possibile. Per adesso incassi la mia solidarietà sia come uomo, sia come padre.” I due dopo essersi stretti la mano si salutarono. Il Pieroni appena arrivato nel suo ufficio telefonò al Carlini per avvisarlo.
L’inquirente dopo aver ascoltato rispose. – “Appena saprà o riceverà altre telefonate mi faccia sapere. Ah, senta, magari sarà una cosa di poca importanza e di scarsa rilevanza per le indagini, ma per caso lei o sua moglie conoscete qualcuno che ha una macchina nera, una macchina di piccola cilindrata… diciamo tipo la Punto? Una vostra vicina di casa, tal Marcheschi Lina asserisce di averla vista passare su e giù diverse volte nei giorni scorsi, la cosa ha destato in lei sospetto.” – “No così su due piedi non saprei. Poi commissario… bhè… non è per parlare male del prossimo, ma la signora in questione non è del tutto attendibile… diciamo che è un pochino strana. Comunque lo dirò anche a mia moglie. A risentirci appena avrò novità su qualunque fronte per adesso la saluto.” – “Arrivederci, porti il mio saluto a sua moglie; mi raccomando non la lasci sola è vicina ad avere un crollo nervoso. Arrivederci.” – “Tranquillo commissario, vado a casa, ho detto a Eliza, la donna rumena se può star fissa da noi per un pochino di tempo, anch’io ho notato che Antonella è prossima a un crollo… la capisco, lei è emotiva e per Andrea… bhè come se ne sarà accorto anche lei Carlini, mia moglie vive in funzione del nostro bambino. Arrivederci.”
Finita la conversazione, l’ispettore si rivolse al Colletti. – “Dai Mario andiamo a prenderci un bel caffè, prendi la macchina tanto si fa un giretto per schiarirsi le idee.” I due si alzarono e indossate le giacche uscirono. Una volta in macchina Mario rivolgendosi al capo. – “Dove si va?” – “Vai verso il Ciocco, tanto si fa la strada dei Pieroni, non si sa mai; anche se non mi sembrano dei polli da farsi beccare per strada. Tu che idea ti sei fatto?” Rispose Andrea rimandando la risposta al sottoposto. – “Ma… a dire la verità in partenza pensavo fossimo alla Corrida,  dilettanti allo sbaraglio… ma adesso credo che tanto dilettanti non siano, anzi mi sembra che sappiano condurre la trattativa in maniera esemplare… da professionisti. Lei cosa ne pensa?” – “Tanto per cominciare dammi del tu, te l’ho detto mille volte, poi, bhè in un certo senso posso darti ragione, ma c’è comunque un qualcosa che mi sfugge. E’ vero che non sono ferratissimo, per fortuna, in rapimenti, ma c’è un qual cosina di fondo che non afferro. Dei professionisti cosa avrebbero da guadagnare in un caso del genere? Secondo me i rischi sono superiori al ricavato. Si vero 500 mila euro sono sempre un miliardo delle vecchie lire, ma una banda che viene da fuori, da lontano, una banda di quattro, cinque elementi questi soldi li fa rapinando una banca di città, o semplicemente una filiale delle poste in un giorno di paga di pensioni. No, non mi convince, è gente di qui, gente che vuol far soldi con il minimo rischio… magari una banda di tossici, di balordi, o ancor meglio un qualcuno al quale il Pieroni ha pestato i piedi o ha fatto un qualche sgarbo, magari in tempi non sospetti. Io la penso così.” – “Potrebbe essere, si fila tutto liscio, ma sia dalle indagini, sia quanto detto dalla famiglia Pieroni e dalla loro cerchia di conoscenze e amicizie, è venuto fuori che non hanno nemici; non ha nemmeno concorrenza industriale, in zona di materie plastiche non ci sono altre ditte o altre industrie… quindi?” – “Quindi caro Mario, partiamo dal presupposto che ognuno di noi anche un Santo ha i suoi nemici giurati e non sa di averli. Bisogna solo scoprire qual è il nemico giurato del Pieroni e scopriremo che sarà lui il rapitore. Quindi prima caffè, poi casa Pieroni ok?” Concluse l’ispettore capo, mentre la macchina passava davanti alla casa del piccolo Andrea. Percorsi qualche centinaio di metri la pantera svoltò a sinistra, cominciando la salita verso il Ciocco.
Ivi giunti i due inquirenti si recarono al bar della nota località di villeggiatura. – “Carlini buona sera… Mario quale onore. Il solito?” Li salutò il barista. – “Ciao Francesco, si per me il solito caffè al vetro corretto a Fernet… ma che sia Branca… lo sai. Tu Mario?” rispose Andrea. Il Colletti a sua volta. – “Ciao Franci, a ma… a me dammi un Montenegro, mi è rimasta la trippa sullo stomaco.” – “Siamo andati sul leggero hè?” Commentò il barista provvedendo a espletare le ordinazioni; il Carlini rivolgendosi al barista. – “Franci bevi qualcosa anche tu… pago io, si festeggia la mia promozione.” – “Accidenti abbiamo tra noi Maigret, chi se lo sarebbe aspettato? Allora aria di trasferimento… cosa ci fa un capo, un pezzo grosso sperso dove osano le aquile?” Enrico Andreini Commentò ridendo il barista, alla sua battuta  risero anche gli altri due. – “Magari Francesco, magari mi mandassero in America, ma quello non accadrà, sono solo un semplice ispettore capo, credo che rimarrò ancora tanto tra questi posti che amo tantissimo.” Compiuto il dolce rito dell’intermezzo i due ripartirono,  fatta a ritroso la strada si fermarono a casa Pieroni. Dopo aver suonato i due poliziotti si accomodarono nell’ampio salotto. – “Qualcosa da bere?” Chiese la padrona di casa. – “No… no abbiamo già fatto uno strappo alla regola, siamo passati un attimo solo per cercare di fare il punto sulla situazione.” Commentò il Carlini, che subito riprese. – “Sono sicuro che non si tratti di una banda di professionisti, perciò vorrei sapere da voi se avete nemici, oppure se avete avuto in passato a che vedere con qualcuno qui del luogo; anche per futili motivi, motivi magari che lì per lì non sembravano nemmeno degni di attenzione.” – “Ma non saprei.” Rispose Sergio guardando la moglie, la quale prese la parola. – “Ma no commissario, ma cosa dice? Noi non abbiamo né nemici, né persone che ci vogliono male, noi siamo sempre stati a casa nostra, non ci siamo mai occupati di cose altrui.” – “Lo so… mi scusi, non volevo dire questo, volevo solo che pensaste magari anche a cose di poco conto, per esempio, lei signor Pieroni con il suo lavoro, mai avuto problemi con dei dipendenti, con dei concorrenti, problemi anche di poco conto, ma che potrebbero rivelarsi utili per le indagini.” –“Ma no, i nostri dipendenti sono con noi da anni, mai avuto problemi, siamo amici ci diamo del tu con tutti, ci conosciamo da sempre. Lo escluderei proprio. Oddio, anni fa ci fu un problema con uno, un certo Renato Cacciari, aveva il vizio di bere… gran lavoratore, ma aveva quel viziaccio. Ricordo che una sera che aveva bevuto più del solito fece un incidente con il camion dell’azienda, ne uscì malconcio, perse parte della gamba destra, dal ginocchio in giù. Questo problema  lo portò a licenziarsi. Ma no, lo escludo in special modo dopo che ha sposato la Franca, no, non ci penso proprio. Questa non è gente di qui se lo lasci dire da noi che conosciamo tutti, qui non ci sono mostri del genere… mi creda.” In quel momento squillò il telefono. – “Pronto, si sono io. I soldi li avrò domani mattina, al più tardi nel pomeriggio. No niente polizia… ma mio figlio. Pronto… pronto… pronto… figlio d’un cane ha riattaccato questo pezzo di merda ha riattaccato.”
Un Pieroni stravolto si tuffò nelle braccia della moglie. – “Cerchiamo di mantenere la calma un altro po’. Fino ad ora siete stati bravi, cercate di resistere anche se so che  deve essere dura.” Commentò il Carlini mentre con il Colletti si recava verso l’uscita. – “Ci sentiamo alle prossime novità.” Disse rivolto a Sergio e Antonella. – “Però è un bel casino… poveracci.” Disse Mario rivolgendosi al superiore. – “Certo… certo, nemmeno a dirlo. Però io un pensierino a questo Cacciari lo farei, tu no?” Disse Andrea dopo un lungo soffio tra disappunto e dolore. – “Si può fare tutto, anch’io penso sia tempo perso, comunque non ci si rimette niente. Tanto vediamo se  è incensurato, se ha pendenze, se è pulito lascerei perdere.” Disse il Colletti mentre accendeva l’Alfa 156. – “Ok facciamo così.” Nel mentre squillò il cellulare. – “Si pronto… dimmi, da Barga… mmmmm bene a presto.” Poi rivolto a Mario. – “Gira verso Barga, torna indietro metti la sirena e sgomma se si trova una macchina nera stai pronto a fermarla, il nostro potrebbe aver fatto una mossa sbagliata, gli saremo addosso in tre minuti… vai di corsa.” Mentre il Colletti eseguiva la manovra, Andrea con il cellulare chiamò il casera. – “Di a Caputo e Rapisarda di partire a tutta velocità per Barga, qualunque macchina nera di piccola cilindrata va fermata. Hai capito di corsa!” Terminò urlando negli orecchi di Lojacono. In tre minuti arrivarono a Barga a sirene spiegate, ma di macchine nere nemmeno l’ombra. – “Gennaro noi siamo a Barga sul ponte, di macchine nere nemmeno l’ombra, voi?” Urlò un Carlini arrabbiatissimo nella radio di servizio. – “Commissà’ noi sian venuti su da Mologno, anche noi niente tra 4-5 minuti ci incontreremo. Di macchine nere nemmeno l’ombra.”
Nel frattempo il Cacciari che era entrato al bar sport per giocare come al solito al superenalotto, vedendo arrivare le macchine della polizia a sirene aperte capì che il Pieroni aveva vuotato il sacco. – “Maledetto, che tu sia maledetto insieme a quello sgorbio di tuo figlio.” Disse tra sé e sé, ma facendo finta di niente continuò a fare la sua giocata e rivolgendosi al gestore. – “Oh ch’è successo Osvaldo? Oh cos’è tutta ‘sta cagnara?” – “Oh chetti debbo dire Renato, sarà per quel fanciullino del Pieroni. Hai sentito no?” – “Certo che ho sentito, i giornali li leggo anch’io. Ma non c’è più religione, tu guarda che animali, rapire un bambino, per giunta disabile. Sai cos’è la cosa brutta,  quando li prendono non gli fanno niente, dinni che me li diano a me,  vedrai che quest’altra volta ci pensano tre volte e poi un ne fanno di nulla, te lo dio io.” – “Hai ragione Renato, hai ragione ci vorrebbero pene più severe, hai voglia tu se gioverebbe.” Intanto le due macchine della polizia erano una davanti all’altra. Il Carlini scese e disse. – “Come non detto ragazzi tutti in caserma, la macchina nera, se mai fosse vero, non s’è né vista e non se n’è nemmeno sentito l’odore.
Comincio a credere che costoro chiunque essi siano sono più furbi di quello che credevo.” Fatto dietro front le due auto toranarono alla caserma di Gallicano.  Nel frattempo effettuata la sua giocata il Cacciari uscì dal bar sport e con la sua vecchia Ford Ka nera, raggiunse i suoi complici. Entrato in casa sbatté la porta con forza, poi dopo aver tirato un sacco di bestemmie disse. – “Il Pieroni ha cantato, la polizia sa tutto.” Cadde il gelo sugli altri due. Prima che potessero dire qualcosa  riprese. – “Ma non cambia niente, lo avevo previsto, ora si passa al piano B, me non mi frega né il Pieroni, né la polizia… io sono più furbo di loro è una vita che studio questo piano. Non posso fallire.” – “Renato ripensaci, mio Dio Renato non fare il pazzo, io non voglio andare in galera per tutta la vita.” Rispose la moglie, al quale chiuse subito la bocca. – “No… non torno indietro, in galera non ci andrà nessuno, so’ come non farmi fregare io, queste zone le conosco come le mie tasche, il piano, il mio piano sarà perfetto fidatevi. Adesso ceniamo, ho fame.” Nel frattempo Carlini e i suoi collaboratori erano seduti nella sala riunioni della caserma di via Fondo Valle. – “La giornata volge al termine, domani mattina, tu, Mario fai un giro, Gennaro accompagnalo, informatevi di questo Renato Cacciari,  vedete cosa viene fuori. Non credo che sia implicato, ma non si sa mai.” Ricevuto assenso dai due collaboratori, si salutarono dandosi appuntamento nel medesimo posto al mattino successivo. La notte passò tra speranze e incubi, la famiglia Pieroni sperava vivamente il giorno successivo di riabbracciare il proprio bambino. A differenza loro,  Franca ebbe incubi tutta la notte. Si alzò male, mentre preparava il caffè rimuginava tra sé e sé gli ultimi eventi, era sicura che l’ingresso delle forze dell’ordine in questa sporca faccenda e gli incubi avuti nella notte fossero strettamente collegati tra loro.
Appena si alzò il marito lo apostrofò. – “Renato, Dio mio pensa a quello che fai, non moriamo di fame, non saremo ricchi ma non moriamo di fame. Ho paura, ho paura che capiti qualcosa al piccolo, che capiti qualcosa a noi… lo capisci? Stanotte ho avuto degli incubi, incubi così non li ho mai avuti in vita mia, non vorrei fossero premonitori. Nei momenti difficili, sia la Bibbia che la storia insegnano che certi sogni sono chiaroveggenti. Ho paura.” – “Donna stai tranquilla non c’è niente da avere paura, entro stanotte saremo ricchi, così potrò permettermi una protesi con il piede mobile e riavere una vita quasi normale.” Rispose il Cacciari tra il risoluto e il sicuro di sé. La moglie con le lacrime agli occhi gli servi il liquido nero bollente appena uscito dalla moka, poi andò ad occuparsi del piccolo Andrea. Nel frattempo  Carlini faceva il suo ingresso nella caserma di  PS di Gallicano. – “Buon giorno Marco.” Disse rivolto al piantone, poi continuò. – “Se mi cercano sono nel mio ufficio, ci resterò tutta la mattina, a meno che non capitino fatti nuovi. Tra una mezzoretta per piacere mi fai un salto qui al bar, mi porti un cappuccino e una sfoglia alla mela. Grazie, stamani nemmeno colazione ho fatto… mi sono svegliato tardi.” – “Va bene commissario, tranquillo ci penso io.” Rispose il sottoposto irrigidendosi in una forma di saluto. – “Comodo, comodo Antonacci, comodo, non sono il presidente della Repubblica… comodo.” Salite le scale entrò nel suo ufficio sito al primo piano dello stabile squadrato residuo dell’architettura fascista, anche se ampiamente rimodernato negli  anni settanta. Verso metà mattinata fece il suo ingresso l’ispettore Colletti. – “Buongiorno capo; noi, io e Gennaro abbiamo fatto il giro richiestoci ieri sera. Niente, sul Cacciari e la sua famiglia, non è emerso niente, come già immaginavo… gente serena, nessuno ha da ridire una qualsiasi cosa. La moglie Franca Gemelli, è una grande lavoratrice, per mantenere la famiglia, visto che Renato, dopo aver perso la gamba vive solo della pensione di invalidità, fa anche due lavori al giorno. Tra l’altro risulterebbero anche in ferie, almeno la signora ha preso due settimane di permesso. Come vede… pardon, come vedi, avevo ragione io, è gente di fuori.” – “Non so cosa dirti Mario, è da stamani che ci penso, ci sono elementi che mi fanno pensare che sia gente di qui, gente del luogo, non dico sia il Cacciari, ma è gente di qui, ed è gente che in un modo o nell’altro ce l’ha coi i Pieroni.” Si fermò un attimo per riprendere fiato, poi continuò. – “Come già detto ieri sera, per 500 mila euro, una banda di fuori specializzata in sequestri, non parte nemmeno da casa. Ne convieni? Troppi rischi per così poco, non dimentichiamo che il piccolo ha seri problemi di salute. No, più ci penso e più mi convinco che è gente di qui… ma chi?” Concluse Andrea.
Nel frattempo il direttore della banca compose il numero del Pieroni per comunicargli che la cifra da lui richiesta sarebbe stata a sua disposizione nel pomeriggio all’apertura della filiale. Il Medesimo dopo aver informato il Carlini del fatto, si dispose ad attendere la telefonata dei rapitori. Telefonata che puntuale come un orologio svizzero arrivò all’ora di pranzo. – “Hai li sordi?” Gracchio la voce, alla quale rispose un incazzatissimo Pieroni. – “I soldi me li danno oggi all’apertura della banca, sporco criminale… se ti metto le mani addosso vedrai chi sono io.” – “Tanto le mani addosso non me le metterai mai… lo sai anche tu spione di merda. Avevamo detto niente polizia… mi rifarò vivo io all’imbrunire,  tu farai quello che dirò io, e senza polizia stavolta… o tuo figlio, zacchete… capito, a buon intenditore poche parole.” Detto questo buttò giù la cornetta. Sergio, fatto il numero del Carlini, lo aggiornò sulla situazione, accentuando il fatto che il bandito aveva raccomandato niente polizia. – “Tranquillo Pieroni tranquillo, quando si saprà dove avverrà lo scambio, noi tenderemo la trappola senza che il meschino se ne accorga, tranquillo.” Dopo essersi salutati in caserma arrivò la telefonata dal centro comunicazioni di Lucca. – “La chiamata è partita da Gallicano.” – “Da Gallicano?” Rispose un Carlini al quanto sorpreso. – “Si da Gallicano, istetto’… da sotto casa sua hanno telefonato; con precisione dalla  cabina della stazione ferroviaria, a cinquecento metri dalla vostra caserma.” Concluse la voce.
Andrea, si rivolse a Mario. – “Roba da matti, ci sfidano a viso aperto, hanno chiamato da qui… dalla stazione.” – “Andiamo subito, andiamo a vedere.” – “Ma ‘ndovai Mario, ma ‘ndovai, cosa credi di trovare? Calmati, siediti pure tranquillo, tanto non troverai niente. Sai cosa si fa invece? Si va a mangiare, stasera ho paura che la cena salti… non so perché, ma qualcosa mi dice che stasera nix.” I Due inquirenti una volta alzati, uscirono dalla caserma per andare a pranzo al ristorante della stazione. Ivi giunti, Mario disse. – “Ma dai, facciamo un salto alla cabina, è li sola soletta, potremmo anche trovarci qualcosa. Del resto oggigiorno con i cellulari chi telefona più?” – “Ok andiamo… vedremo cosa ci sarà.” Commentò un Carlini sarcastico più che mai. Una volta ispezionata, senza esito alcuno la cabina telefonica, i due andarono a pranzo. Alle ore sedici Sergio Pieroni fece il suo ingresso nella filiale della banca con una grossa borsa nera di quelle in nailon da palestra, ne riuscì circa trenta minuti dopo con la cifra richiesta ben disposta dentro la borsa. Dopo aver avvertito l’ispettore capo Carlini si recò a casa in attesa di notizie. Notizie che puntuali come un treno di Tokio arrivarono all’ora di cena. – “Hai i soldi?” – “Si.” – “Dove li hai messi?” – “In una borsa di nailon da palestra.” – “Bene… bene alle ventuno in punto uscirai di casa, ti recherai in macchina verso Castelnuovo. Bada bene nessun poliziotto alle calcagna, riceverai istruzioni strada facendo. Ok? Capito tutto? Tutto chiaro? Niente scherzi, così nessuno si farà del male.” – “ Va bene come volete.” Questa fu la comunicazione tra il Pieroni e il Cacciari. Sergio avvertì subito il Carlini, il quale a sua volta rispose che appena approntata la trappola si sarebbe fatto vivo. – “Mario, la banda si è fatta viva per lo scambio, ore ventuno il Pieroni deve uscire di casa direzione Castelnuovo. Voglio una macchina con due agenti in borghese al bivio di Fosciandora, un’altra macchina con te, la voglio alla rotonda del nuovo viadotto a Castelnuovo, io e Gennaro seguiremo il Pieroni, una quarta la voglio al bivio di Arni, neanche a dire che vi voglio tutti pronti a intervenire e a convergere dove il caso vorrà.  Nel frattempo un Cacciari euforico fece il suo ingresso nel covo. – “Siamo ricchi, tra circa quattro ore saremo ricchi. I soldi ci sono, sono arrivati.” – “Come farai a non farti arrestare… Diabolik?” Disse quasi ridendo la moglie.” Il capo rivolgendosi alla moglie e al socio rispose. – “Tutto a posto cara la mia testina, io non dormo mica da piedi.” Così dicendo estrasse dalla borsa un computer. – “Questo lo avevo rubato tempo fa a un rappresentante di medicinali che lo aveva lasciato in macchina su dal dottore, dentro ci ho fatto mettere Skype.” – “Ccccooo… ccossè ssssto skypper’” Rispose Paolo più tartagliante che mai. – “Ma che skypper e skypper, ho detto Skype, che altro non è che un telefono per computer, non arriveranno mai a noi.
Stasera alle nove è buio, lo faccio andare verso Castelnuovo. Tutti penseranno che lo scambio avverrà li, invece no.” – “No!” Urlò la Franca. – “Dove allora? Che idee hai?” – “Calma… calma, quando il Pieroni sarà sul ponte nuovo, lo faccio fermare e gli faccio buttare giù la borsa, noi saremo sotto sulla strada sterrata, presa la borsa, si verrà qui, io e Paolo si prenderà il piccoletto e si riporterà a casa. Saremo ricchi, saremo liberi, nessuno arriverà mai a noi e i Pieroni riavranno il loro infelice. Tutto li.” – “Troppo semplice Renato, troppo semplice.” Rispose Franca, alla quale il marito rispose con celerità. – “Funzionerà proprio perché è semplice, non ci vuole Pitagora per una cosa del genere, ci vuole solo di aver pensato a tutto… io molto modestamente l’ho fatto.” Le ore passarono veloci, alle ventuno in punto Sergio Pieroni uscì di casa, mise la borsa sul sedile del passeggero e partì in direzione di Castelnuovo, seguito a distanza dal Carlini e Gennaro. La sera era limpida e serena, le due macchine dopo aver affrontato le prime curve filarono verso la direzione finale. Passato il bivio di Fosciandora, Andrea chiamò con la radio di servizio Lojacono. – “A questo punto, non ha più senso che rimanete li, sorpassateci velocemente e andate al bivio della stazione di Castelnuovo.” Pochi secondi dopo la conversazione l’Alfa 156 sorpassò le due vetture a tutta velocità per raggiungere la nuova destinazione. Il commissario capo Andrea Carlini in cuor suo stava gongolando, la banda non aveva scampo, strano che avessero accettato lo scambio a Castelnuovo, dovevano immaginare che la famiglia del bambino si sarebbe messa in contatto con la polizia, adesso era difficile per loro uscire dalle sue grinfie. Mentre gongolava tra sé e sé, la prima macchina, quella con il Pieroni, era arrivata ad imboccare il ponte nuovo e  cominciò a rallentare fino a fermarsi. – “Fermati Gennaro, fermati! Come mai si è fermato? Guarda è sceso di macchina, ha la borsa in mano. Ma cosa fa la butta di sotto? Cosa fa? Metti in moto raggiungilo!” Gridò il commissario capo assordando Caputo.
Nel frattempo Sergio era ripartito in velocità direzione nuovo tunnel per Modena. Renato e Paolo recuperata la borsa, salirono velocemente sulla Panda 4x4 di quest’ultimo, alla guida c’era un eccitatissimo Renato Cacciari che partì a fari spenti. – “ Mmmmm…  ma ccc cossssa fai? Ci sssi ammazza ccccoooososssì.” – “Stai bono, un s’ammazza nessuno, vado a fari spenti perché se la polizia è sul ponte non ci vede, la strada la conosco tranquillo rilassati, pensa a come spendere la tua parte.” Nel frattempo l’auto del Carlini aveva raggiunto quella del Pieroni, costringendolo a fermarsi. – “Ma cosa fa? Perché ha tirato la borsa di sotto?” – Mi hanno chiamato al cellulare quando ero in fondo al viadotto, mi hanno detto di fermarmi dove vedevo la bandiera rossa, di scendere dalla macchina e gettare giù la borsa dritta per dritta. Hanno aggiunto di non fare scherzi se volevo rivedere mio figlio.” – “Porca puttana, ci hanno fregato. Cazzo Gennaro ci hanno fregato. Chiama le macchine. Sotto immagino ci sarà una strada. Ne sa niente lei Pieroni?” – “Si c’è una strada sterrata, ma ha decine di bivi… impossibile controllarli tutti.” Ripose un Pieroni trafelato quasi implorante.” – “Li facevo già in San Giorgio, invece ci hanno fregato, ci hanno fegato bene.” Nel mentre squillò il cellulare di Andrea. – “Pronto… non era un cellulare. Allora con cosa hanno chiamato? Con Skype. Accidenti più furbi del previsto. Grazie.” Poi rivolgendosi agli altri. – “Hanno chiamato con Skype, attraverso un pc portatile… ci hanno fregato. Puttana Eva ci hanno fregato.” La Panda percorsa velocemente la strada sterrata, era arrivata a destinazione. Il Cacciari entrò in casa tutto felice, ma trovò una brutta sorpresa, ad aspettarlo c’era sua moglie Franca con il fucile carico con i pallettoni da cinghiale. – “Franca… ma cosa fai sei matta? Guarda è andato tutto bene, questi sono i soldi, i soldi, a noi non arriveranno mai. Dai posa il fucile, si fa festa.” – “Te la do io la festa brutto assassino criminale che non sei altro… il piccolo è morto, ha avuto una crisi respiratoria ed è morto. Io non voglio andare in galera a vita per un pazzo come te.” Così dicendo pigiò il grilletto, uscirono due palle che praticamente divisero quasi in due il Cacciari. – “Paolo vattene, nessuno penserà mai a te, vattene, vattene subito, cerca di dimenticare tutto quello che hai visto. Vattene!” Disse urlando Franca, il povero Paolo più frastornato che mai uscì correndo dalla casa. Quando stava per salire in macchina sentì un altro colpo di fucile… poi più niente… salì sull’auto, a stento la mise in moto, poi via a tutta velocità. Il giorno dopo in una casa di via di Valle al piano terra trovarono i corpi di Renato e Franca uccisi da  arma da fuoco, al primo piano  il corpicino del piccolo Andrea giaceva sul letto avvolto in un asciugamano bianco. Carlini resosi conto che marito e moglie non potevano aver fatto tutto da soli, iniziò la caccia ai complici, complici che non furono mai trovati. Del resto il caso era chiuso, i rapitori erano morti i soldi recuperati, anche se purtroppo era morto anche l’ostaggio. Dolore e sgomento caddero nella località di Castelnuovo, dove erano tutti conosciuti rapito e rapitori, dove la gente come sempre in questi casi fu prodiga di chiacchiere pro e contro rapito e rapitori.
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