Come foglia

 
fantasmi Dal ramo, pendula, foglia romita;
ancora il vento, della stagione morta,
non ti ha fatto cader, nel triste ciclo della vita.
Il tuo riflesso verde,
è impresso nell’acqua ormai fuita del ruscello.
Il giallo aspetto più non ti alletta,
nessun ti rende più lusinga;
del ramo stesso sei misero orpello.
Mentre indomita  e ribelle, al tuo destin sei restia,
vedi al di là dell’albero, le tue sorelle,
nel vento mulinar dal triste cambiamento;
rischioso e vano è il tuo cimento,
or che natura intorno, ligia al mutar del tempo,
t’impone di lasciar quel ramo dalla linfa abbandonato.

Ahi! Quanto al tuo, somiglia il destin dell’uomo,
che per serbar intatta giovinezza,
a ogni espediente s’accapiglia.
Ma ohimè; la legge della vita non cangia,
a ogni età, il suo valor richiede,
beltà e speranza è giusto serbar;  finché natura può, non si sbilancia.

Ma l’uomo, non si arrende all’alternanza,
che la natura impone, fino a clonar se stesso;
per ancor a, ella, far dispetto.
L’eterna giovinezza, non esiste, è un’utopia,
meglio una ruga in più, che viver il presente… con l’inganno...

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