Il conte

 
Enrico Andreini E' una notte d'inverno, i lampioni dei lungarni, vanno a  morire affogati in una nebbia lattiginosa e appiccicosa. Il freddo si attacca alle ossa nell'ultimo tentativo di trovare scampo a tanta umidità. E' tardi, anche le rade macchine che passavano veloci, da un po’ di tempo non passano più, solo uno sparuto e solitario passante, avvolto in un lungo mantello nero, con una tuba in testa e un elegante bastone nella guantata mano destra, una mise oltremodo demodè agli albori del terzo millennio, si aggira lungo le spallette del fiume, tra i suoi lampioni come un pipistrello, o un rapace notturno, pronto a saltare addosso alla sua preda. Il grande fiume a sua volta scorre pigro, assonnato e infreddolito, nella sua lenta corsa verso il mare. Il nero e solitario passante, non è un passante qualunque, è un vecchio conte, il conte Carlo Mascetti, erede di una grande e antica casata che nei secoli ha accumulato onori e proprietà in tutta la Toscana. I suoi antenati sono stati alti e potenti prelati, Costantino, vescovo di Anagni è stato ad un passo dal soglio pontificio. Ottorino era stato generale napoleonico ed era arrivato al grado di vicerè di Napoli. Carlo, ultimo maschio della nobile casata aveva  fatto ulteriore fortuna puntando sul vino. Aveva ulteriormente allargato e ampliato le vigne di famiglia site tra le zone del Chianti e del Brunello. Oltre  a lui la dinastia comprendeva due sorelle più grandi di lui, la prima, morta da anni, era andata in sposa al conte emiliano, Gazzoni Frascara, era vissuta in agiatezze tra Bologna e New York. La seconda, Olga, era rimasta zitella,  del suo stato ne aveva fatto una malattia, la depressione di cui soffriva da anni aveva fatto il resto, la trovarono priva di vita una mattina di tarda primavera di un decennio prima. Si era uccisa con un mix di barbiturici e alcool. Carlo si era sposato giovanissimo con un'altrettanto giovanissima principessina, Maria Doria Pandolfi, discendente anch'essa da altra antica casata, che vantava tra i suoi avi altrettanti prelati e uomini d'arme, uno per tutti, Venceslao noto comandante di ventura, era stato luogotenente di Giovanni Dalle Bande Nere. All'inizio era stato un matrimonio d'interesse, i rispettivi genitori, unendo i due giovani, raddoppiarono i loro già cospicui  possedimenti nel Valdarno e nella zona delle crete Senesi, ma in seguito i due si erano amati moltissimo, dalla loro unione erano nati tre figli, due femmine e un maschio. Carlo era innamoratissimo di Maria Doria, per lui la moglie era tutto il suo mondo;  altrettanto dicasi di lei, altrettanto innamoratissima, altrettanto ammaliata dai modi gentili da gran signore che il marito aveva innati dentro di se e che non esitava ad esternare. La vita, come spesso accade, anche quando hai tutto, o puoi avere tutto, non era stata particolarmente benevola con il Conte. Matteo l'unico figlio maschio aveva avuto storie di droga e negli ultimi tempi non faceva altro che entrare ed uscire dai centri di disintossicazione. Aveva cominciato come tanti fumando qualche spinello; in rarissime occasioni a tirare su un po’ di cocaina, le cose erano peggiorate dopo un master sulle tecniche di telecomunicazioni di massa alla New York National Univerity, li spinto da altri giovani e ricchi rampolli era entrato nel nero tunnel dell'eroina.  Nonostante la famiglia cercasse in tutti i modi di  farlo disintossicare, lui forse non convinto fino in fondo alternava momenti di assenso e ricoveri in strutture idonee, a momenti di rottura nei quali ricominciava a bucarsi in compagnia di amici ricchi e sciroccati uguali a lui. Era sempre stata la spina nel fianco del padre, una spina dolorosa, il Conte se ne vergognava e aveva più volte minacciato il figlio di diseredarlo, di rinnegarlo come suo discendente. Ma le minacce rimanevano li, la moglie Maria Doria, cercava sempre di fare da paciera,  gli ricordava che in fondo anche se sbagliava era sempre figlio suo. Matteo, come già detto, aveva due sorelle una poco più grande Livia, sposata con un alto dirigente di un istituto di credito, l'altra Katia, più giovane di qualche anno fidanzata con un giovane e ambizioso Americano, conosciuto a Los Angeles durante un master sulle tematiche dell'ambiente del terzo millennio. Questa era la famiglia del Conte Carlo Mascetti, una famiglia come tante, con i problemi di tante famiglie, anche se attutiti dai soldi. Tutto era andato avanti senza grandi sbalzi, fino a quando Maria Doria, non si scoprì malata e malata grave, le diagnosticarono un male incurabile. Il marito non volle darsi per vinto le fece girare mezzo mondo, la fece visitare dai  grandi luminari che di volta in volta gli venivano suggeriti, ma tutto risultò inutile. L'amata compagna di una vita si era spenta un anno prima, lasciando il Conte nella più grande disperazione. Maria Doria era il collante tra Matteo e il padre, morta lei i rapporti erano peggiorati fino al punto che circa dieci giorni prima Carlo dopo l'ennesima lite collegata ai problemi di droga del figlio lo aveva buttato fuori di casa, era arrivato addirittura a minacciarlo con una pistola, dicendogli che se gli fosse tornato davanti lo avrebbe ucciso e avrebbe ucciso assieme a lui anche i suoi così detti amici. Già dopo la morte della moglie Carlo era piombato nella depressione più nera, adesso peggiorata anche a causa di Matteo, gli mancava la sua compagna con la quale aveva diviso tutto quello che c'era da dividere in una vita, figli, gioie, dolori, ma soprattutto tanto amore. Da solo non ce la faceva a fare fronte ai problemi che gli davano le proprietà, a  quel figlio degenerato, drogato e arrogante che era arrivato a minacciarlo per avere i soldi per la droga. Aveva cominciato a bere, dapprima con una certa moderazione, negli ultimi tempi in maniera pesante. L'alcool lo stordiva, lo faceva sognare, lo faceva parlare con la sua amata compagna scomparsa, benvenuto all'alcool che non gli faceva vedere la brutta realtà in cui viveva. Ed ora eccolo lì, in quella nebbiosa e fredda nottata, unico spettrale passeggiatore di una città deserta e addormentata. D'un tratto estrae da sotto il mantello una bottiglietta di metallo piena di forte liquore, ne butta giù un'interminabile sorsata e riprendendo il suo girovagare, si rende conto essere giunto alla chiesa della Spina. La guarda, è tetra avvolta nella nebbia e nei fumi dell'alcool. Le sue statue, sembrano materializzarsi dal nulla, i suoi Gargoille dalle forme di animali mitologici, guardano il viandante con fare minaccioso, sembrano indicargli il fiume, il fiume come unica via di salvezza, come unica via di ricongiunzione con la sua amata Maria Doria. Un viso scolpito  nel bianco marmo esce con prepotenza dalla piatta struttura, gli urla di guardare giù. Il Conte Mascetti si affaccia  dal ponte Solferino, vede sotto l'acqua che scorre nera e veloce verso il mare, ha un'idea, sale sul parapetto. Barcolla, l'equilibrio non è sempre semplice sotto gli effetti dell'alcool. Sull'angolo del ponte un bianco leone, tra le zampe stringe uno stemma, al suo interno c'è il volto di una Madonna, i due si guardano per un attimo occhi negli occhi, dal bianco viso sembra uscire una preghiera che il Conte non ascolta, la guarda ancora una volta, i loro sguardi si ritrovano al Mascetti scende una lacrima, si volta, sempre più in precario equilibrio continua la sua passeggiata sul parapetto. Enrico AndreiniD'un tratto si ferma, barcolla, per un attimo sembra cadere giù, ritrova l'equilibrio. Nell'acqua che scorre nera sembra materializzarsi un volto. E' un volto conosciuto, poco per volta si fa più nitido, ma è Maria Doria che lo guarda con il suo viso dolce e sorridente, Carlo si stropiccia gli occhi, continua a guardare  giù sempre più in precario equilibrio, gli scende una lunga fredda lacrima, si volta, nessuno, nessuno che possa consolarlo, che possa lenire il suo dolore, rimasto immutato da quando il suo amore è scomparso. Ora eccola li sotto di lui che lo guarda sorridente e ammiccante. Si volta un'altra volta, nessuno, nemmeno un cane gira a quell'ora, con quella nebbia, con quel freddo, un ultimo sguardo al volto della Madonna che lo guarda con afono biancore, sembra capirlo, sembra darle il suo assenso e allora! Allora giù, un salto ed eccolo a ricongiunsi con la sua Maria Doria, con l'amore della sua vita, lasciarsi alle spalle il figlio drogato e tutti i problemi insormontabili di questa vita. Un tuffo che nessuno vede, il mantello nero che per qualche minuto galleggia sull'acqua e poi più nulla. La tuba, solo la tuba resiste nei gorghi e canticchiando una vecchia canzone arriva fino al mare.
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