La notte delle ombre

 
Enrico Andreini La notte era ancora giovane, quando alla caserma dei carabinieri di via Cavour, qualcuno cominciò a bussare con forza. Il piantone, mezzo infreddolito e mezzo insonnolito aprì il portoncino d'ingresso. Entrò un ometto impaurito che cominciò a chiedere a gran voce di essere arrestato. Il piantone ne chiese la causa, quello, di rimando rispose che qualcuno la fuori, quella notte lo voleva uccidere. Il giovane carabiniere si rese subito conto che il suo dirimpettaio aveva alzato alquanto il gomito, per questo cercò di mandarlo a casa,  di farlo ritornare con calma il mattino seguente. Ma quello cominciò a dare in escandescenze, a urlare che la fuori non sarebbe tornato, alcune non precisate ombre  era tutta la notte che lo inseguivano, che lo volevano morto, era sfuggito ad una coltellata per puro caso e se proprio non lo volevano arrestare, che almeno lo ascoltassero, era un suo diritto essere ascoltato. Il piantone a malincuore compose il numero interno corrispondente al sott'ufficiale di servizio, il quale rispose assonnato. Una volta spiegato il fatto, aggiungendo,  dello stato di eccitazione sia alcolica, sia di terrore che si era impossessata dell'insolito visitatore. Ricevette conferma che tra non molto lo avrebbe ricevuto, il giovane carabiniere riappeso il ricevitore, tranquillizzò il fragile ometto. Il quale ricevute le assicurazioni che aspettava, vedendo richiudersi il portoncino d'ingresso, si rasserenò in attesa che il brigadiere lo chiamasse. Passata una mezz'ora, il telefono della garitta squillò, era l'insonnolito brigadiere che annunciava la sua disponibilità. Il giovane carabiniere accompagnò l'insolito visitatore e ritornò sui suoi passi. Appena entrato l'ometto salutò il baffuto sott'ufficiale che gli fece ampi cenni per farlo accomodare su una sedia davanti all'imponente scrivania in legno anni 30. – "Allora cosa è successo per aver così tanta paura…per essere venuto in caserma a questa tarda ora? Chi è che lo minaccia? Ho sentito dire che qualcuno stanotte a minacciato la sua vita, è vero?" Disse tutto d'un fiato il brigadiere, anche per concludere il più velocemente possibile quel colloquio per poter tornarsene a dormire. L'ometto, quasi tremante cominciò con il suo tetro racconto. – "Maresciallo", attaccò, già sbagliando il grado. – "Stasera, come quasi tutte le sere sono andato a fammi du' Stokke al barre da Veniero in sul Borghetto.  Sono uscito che era circa mezzanotte, appena fori ho visto un omo, più che un omo era un'ombra tanto era nero, era seduto sul davanzale della finestra, fumava e mi guardava serio. Marescià, ho avuto paura e per non passargli davanti ho fatto tutto il giro da via Matteucci. Camminavo svelto, insomma col passo lungo, stasera era anche freddino e non c'erano nemmeno tante macchine che passavano per  strada, appena passato il palazzo dei congressi, sa li dove c'è l'università, è li che è cominciato l'incubo, mi volto e telo vedo li, nero, minaccioso, circondato da uccellacci neri come lui, a prima vista m'en sembrati pipistrelli. Un ci crederà, ma  t'aveva il fracche, il cappello a tuba e un bastone in mano che  girava in maniera minacciosa. Ho avuto una paura del diavolo, ho cominciato a corre a perdifiato. Sempre di corsa son arrivato all'altro ingresso dell'università, sa li in quella vietta che ritorna in sul Borghetto." Arrivato a questo punto l'interlocutore infervorato dal suo racconto, sbianca e sul viso appare un'aria di sacro terrore, continua nel racconto. – "Marescià, avevo il cuore in gola, mi fermo per tirà il fiato e te lo vedo li, nero come l'altri, ma questo in più t'aveva in mano uno spadone e lo brandiva verso di me con fare minaccioso. Ho ricominciato a corre, son entrato in sul Borghetto come un razzo, ho girato a sinistra verso il lungarno e sempre di orsa son rivo in piazza San Silvestro, non so come mi son trovato sotto la voltina che da in via Garibaldi. Mi appoggio al muro con il fiatone, passa una macchina e alla luce dei fari te lo rivedo li, m'aveva seguito, era arrivato prima di me. Stavolta aveva un coltellaccio e m'ha sferrato un gran fendente che non so nemmeno io come l'ho schivato, mi son trovato a sede 'n terra, mi son rizzato e ho ripreso a corre. Sembravo un maratoneta, ho corso senza meta, finché non mi son trovo in via Cavalca. Marescià, lei un ci crederà ma quel bastardo era già li a aspettammi. Era li con la su'  sciabolaccia, era li alla torre del Campano,  sempre nero e minaccioso. Non c'è stato modo di trovà na'  biciletta. Ho riominciato a corre, sempre 'orrendo son entro in piazza de' Cavalieri, li t'ho vista na biciletta, faccio per prenderla, ma 'un si stacca dar muro. Ero fora di me ero terrorizzato, tutto era contro di me, ho ricominciato a corricchià, decidendo di venì' qui in caserma. Ma poo' prima di arrivà, te lo rivedo li sur muro davanti al teatro,  tutto nero stavolta riaveva il cappello a tuba, il frakke, il bastone e riaveva dintorno quell'uccellacci, che m'en sembrati anche stavolta de' pipistrellacci. Per fortuna ero già qui, mi son buttato sulla porta Enrico Andreinie tanto che bussavo a momenti la buttavo giù. Questa è tutto Marescià, che nottata, da raccontassi a nipoti, visto che m'è ita di lusso. Ma du' 'ortellate m'e le son schivate d'un nulla." Il brigadiere, ora del tutto sveglio, a sentire questo racconto ride di gusto. L'omino vedendolo ridere si inalbera e continua. – "Perché ride, 'un ci crede. Io son vivo per miraolo. Le forze dell'ordine invece di intervenì e arrestà' il malfattore, stanno qui a ride'." Il brigadiere, sempre ridendo risponde. – "Rido si e di gusto anche, se avesse bevuto meno Sokke come dice lei, forse si sarebbe anche accorto che stasera la fuori non c'erano malfattori, stanotte, nessuno la voleva minacciare, ne tanto meno uccidere. Quelle ombre nere che ha visto, non sono malfattori, non sono nemmeno vive, sono solo dei disegni, sono le famose ombre fatte da qualche buontempone qualche anno fa. Se ci ripassa domani quando ha smaltito gli Stokke e tutto il resto, le vedrà ancora li al loro posto sui muri, magari un po’ scolorite, ma saranno sempre lì. Ora vada a letto dalla su' moglie che l'aspetta. Venga l'accompagno, così guarderò se ce la faccio anch'io a fammi due o tre ore di sonno. Venga, vada tranquillo, nessuno la vuole morto, ma se non smette di bere, prima o poi morirà davvero." Una volta accompagnato alla porta lo saluta e ridendo si rivolge al piantone. – "Certo se ne vedono di tutti i colori, ma questa è proprio da raccontare ai nipoti nelle serate fredde, davanti al caminetto. Buonanotte Luigi, speriamo  che per stanotte non arrivino altri minacciati dalle ombre dei muri."  
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