La morte ha i capelli rossi

 
Enrico Andreini La morte andò a trovare Giovanni alle due di notte.
Lo destò bruscamente uno scampanellio alla porta. Giovanni balzò a sedere sul letto e guardò sua moglie, meravigliandosi nel vederla beatamente addormentata. Strano. Era  sempre la prima ad andare a rispondere. Accese il paralume sul comodino; gettò le gambe giù dal letto… ristette un attimo seduto a riprendere forze. – “Chi può essere mai a quest'ora? Forse mi sono sbagliato; nel sonno avrò scambiato il suono di un clacson per quello del campanello.” A smentirlo, il campanello risuonò ancora, insistentemente. Giovanni tornò a guardare la moglie.
Com'era possibile che non avesse sentito! S'alzò sbuffando e avanzò nel corridoio, gettando uno sguardo nella camera accanto dove riposavano i figli. A quanto sembrava in quella casa erano diventati tutti sordi. Attraverso lo spioncino inquadrò il volto di una ragazza incorniciato da morbidi capelli rossi. – “Deve essere qualche vicina di casa che ha bisogno di qualcosa. In questi condomini non ci si conosce mai, pur vivendo accanto.” Pensò e rassicurato dall'aspetto della ragazza, aprì. – “Chi siete?" Domandò. – “Sono la morte."  Fu la risposta. Un pugno in faccia avrebbe ottenuto minore effetto. Senza dubitare neppure per un attimo che potesse trattarsi di uno scherzo, Giovanni sobbalzò tirandosi indietro d'un passo. – “Sei qua per me?" S’informò con voce afona, passando confidenzialmente al tu. – “Si." Fu la secca risposta. – “Non immaginavo che tu fossi così." – “Posso avere tanti aspetti." Spiegò la morte. – “Per te ho scelto questo. Avanti."  Lo sollecitò. – “Andiamo!" – “Ma non sono pronto." Commentò Giovanni. – “Nessuno lo è, mai." Ancora una secca risposta. – “Ma io sono giovane." Implorò  ancora il malcapitato. – “"E ho famiglia." – “Sai quanto mi può interessare!"  Ribatté la morte che, mossa da improvvisa fretta, prese l'uomo per un braccio e lo strattonò fuori. Giovanni si fece trascinare per alcuni metri; poi oppose resistenza e, arrestandosi, domandò. – “Non mi offri qualche possibilità di scampo?" Lasciandogli libero il braccio, la ragazza lo fissò con un sorriso divertito, come se le fosse stato proposto un gioco. – “Oggi ho lavorato bene. Con te sono…” – “Sembrò contare mentalmente e concluse. – “…Tanti. Dipendesse da me, ti lascerei rientrare in casa tranquillo. Ma uno me lo devo portare. Facciamo così;  sarai tu a scegliere. Ti mostrerò tre persone; porterò via chi delle tre m'indicherai." A Giovanni non sembrò vero di poterla fare franca. Rincuorato e baldanzoso dichiarò. – “Ci sto."
 
1    IL PADRE DI FAMIGLIA
Si trovavano nel soggiorno di una casa borghese, illuminato soltanto dalla luce proveniente dallo schermo televisivo. Sbirciando nella penombra, Giovanni individuò un uomo seduto su una poltrona; accanto a lui sedevano due ragazzi e dietro, in piedi, una donna cullava un bambino di un paio d'anni. – “Vieni avanti." invitò la morte. – “Non possono vederci." Avanzarono nella stanza finché giunsero davanti all'uomo. La ragazza, indicandolo, domandò. – “Cosa devo fare? Me lo porto via?" – “E' giovane." Commentò Giovanni. – “Anche tu lo sei." Rispose la rossa. – “Ha tre figli." Precisò l'uomo. – “E' già pronto ad abbandonarli."  Spiegò  la ragazza. – “Domani andrà via con un'altra donna. Ha già deciso di chiedere il divorzio." Giovanni osservava quella tranquilla scena di vita familiare, incerto sul da farsi. La morte lo incalzò. – “Se fossi io a dovere scegliere, non avrei dubbi. E' un uomo che non merita di vivere. Lascerà la famiglia per un capriccio." – “Non sarà un capriccio." L'interruppe Giovanni. – “Se ha deciso un tale gesto significa che ama quell'altra donna e che questa lo ama." – “Sei troppo tenero!" Commentò la ragazza. – “Così, però, non concludiamo niente. Allora? Che decidi?" Osservò il giovane che esitava e concluse. – “Ho capito. Questo non va bene. Andiamo a trovare il secondo."
 
2   LA MAESTRA
La ragazza condusse Giovanni in un'aula scolastica. Alla cattedra stava seduta la maestra, circondata da un nugolo di ragazzini vocianti. – “E' vecchia."  commentò Giovanni. – “Alla fine dell'anno andrà in pensione." Precisò la morte.
Al Giovane, quell'anziana insegnante ricordava la sua maestra, colei che gli aveva spiegato il meccanismo della numerazione e, ancor prima, gli aveva svelato il mistero delle parole che diventano segni e viceversa. Quella maestra era morta durante le vacanze di Natale; con l'anno nuovo non era tornata in classe, lasciando in Giovanni un vuoto incolmabile. – “Signora maestra." Cinguettò una bambina. – “E' vero che l'anno prossimo ci lascia." – “Dimentichi che siete in quinta." Spiegò la maestra. – “Sarete voi ad andare via; l'anno prossimo vi troverete alla scuola media…  non avrete più bisogno di me." – “Non è vero, non è vero." Fecero tutti in coro. – “Avremo sempre bisogno di lei!" La maestra li zittì battendo il palmo della mano sul ripiano della cattedra. – “Basta, adesso!"  Esclamò. – “Mancano ancora alcuni mesi alla fine dell'anno e avete ancora molte cose da imparare. Tornate a posto." Quando i bambini ubbidirono, continuò. – “Adesso apriamo il libro a pagina…" La morte toccò Giovanni per richiamare la sua attenzione e s'informò. – “Cosa decidi? Me la porto?" Giovanni indicò la maestra; poi, a giro, i bambini seduti sui banchi. – “Non ha finito." – commentò. – “Deve completare il suo lavoro." – “Lo completerà un'altra." Obiettò la ragazza. – “Non è la stessa cosa." Spiegò il giovane. – “Io lo so. So quello che si prova." Indicò ancora i bambini e continuò. – “Hanno ancora bisogno della loro maestra." – “Allora!” Concluse la morte. – “Ti resta soltanto l'ultima possibilità."Enrico Andreini

3    LA MADRE
Erano nel salotto della madre di Giovanni la quale leggeva, seduta sulla solita poltrona. – “Oh, Gianni!"  Esclamò la donna nel vederlo. – “Non vieni mai a trovarmi." Giovanni si chinò a baciare la madre; poi si volse con gli occhi  sbarrati verso la ragazza. – “"E' lei?" Mormorò a denti stretti . – “E' mia madre la terza possibilità?" La ragazza taceva e Giovanni commentò. – “Sei veramente crudele." – “Grazie." Fece la morte. – “Lo so." L'uomo prese a passeggiare per la stanza, in preda ad un'ansia incontenibile. Si volse ancora verso la morte. – “Non posso, capisci, non posso scegliere lei." Indicò la donna che era tornata a leggere. – “E' mia madre!" – “E' anziana." L'incoraggiò la ragazza. – “Sa che dovrà morire: forse è già pronta." – “Si. Lo so. Ma non posso. Io non posso." Continuava a balbettare il prescelto, pur rendendosi conto delle estreme conseguenze della sua esitazione. La morte lo incalzò. – “Capisci cosa ti succederà se eviti anche quest'ultima scelta?" Giovanni si avvicinò alla madre, le sfiorò i capelli con una mano. – “Mamma." Domandò. – “Mi vuoi bene?" – “Certo!"  Fu la risposta. – “Che domanda mi fai?" – “Daresti la tua vita per me?" La madre lo guardò a lungo, meravigliata, prima di rispondere. – “Tutte le madri sono pronte a sacrificarsi per i figli." – “Lo so."  Ribatté Giovanni . – “E' così che si dice. Ma tu, tu… per me…" La donna mosse il giornale che teneva in mano a mò di ventaglio, spiegando. – “Fa già troppo caldo in città. Non si resiste. L'anno prossimo ho intenzione di prendere in affitto una casa in montagna. E voi verrete a trovarmi." – “Hai visto?" Commentò Giovanni, rivolto alla ragazza. – “Non è pronta. Dice che darebbe la vita per me, ma fa progetti per le prossime vacanze." Riprese a percorrere nervosamente la stanza, borbottando. – “Non posso… Non posso." Mentre la morte lo sollecitava. – “Devi deciderti. Non hai altra scelta; o lei o tu. Sbrigati. Ho già atteso troppo." Giovanni si fermò al centro della stanza, si coprì il volto con le mani e, mentre la ragazza diceva. – “Non posso più aspettare.”  Urlò. – “Basta! Scelgo lei. Scelgo mia madre!" Si volse a cercare la ragazza: la stanza era vuota. In preda alla disperazione, invocò. – “Dove sei? Mi hai sentito?… Ho scelto!… Mi senti?… Dove sei?… Ho scelto mia madre. “ Si svegliò urlando, madido di sudore. – “Che c'è?"  Chiese la moglie, distesa accanto a lui. – “Niente." Spiegò. – “Ho fatto un brutto sogno. Che incubo terribile! Sembrava tutto vero." Con il lenzuolo s'asciugò il volto e il collo; guardò l'orologio; era già ora d'alzarsi. Si sentiva felice. In cucina preparò il caffè; lo versò nella tazzina, lo bevve avidamente, scottandosi labbra e lingua. Rise di quella piccola disavventura che, in altra occasione, avrebbe provocato imprecazioni e turpiloquio. La felicità l'aveva reso resistente alla sofferenza. Si lavò e si vestì rapidamente, aveva fretta di uscire. Salutò il portiere, già all'opera di buon mattino. Girò lo sguardo per individuare dove era posteggiata la sua auto e vi si diresse. Non s'accorse del sopraggiungere dell'autobus che l'investì in pieno. Lo colpì; lo trascinò per alcuni metri; lo scaraventò con violenza contro il bordo del marciapiede e poi contro il muro. Morì quasi sul colpo. Ebbe appena il tempo d'alzare gli occhi verso il conducente dell'autobus che lo fissava inorridito: una giovane donna con i capelli rossi.
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