Marina e Emma

 
Enrico Andreini Marina, 18 anni, alle spalle già una vita da dimenticare. I suoi genitori si separarono quando lei aveva solo tre anni, sballottata e contesa, come un pacco postale, finché la causa della separazione era viva…poi, dimenticata dai suoi genitori…dimenticata in casa della nonna materna. Letteralmente cresciuta in mezzo alla strada…con i problemi ad essa legati…droga…allegria sessuale e una latente sfiducia nei grandi, grandi che a suo dire, l'avevano troppe volte delusa. Aveva abbandonato le scuole subito dopo la scuola dell'obbligo e non era certamente un cranio, la dimostrazione era arrivata con la patente…bocciata già tre volte, cominciava ad abbandonare l'idea di conseguirla. Adesso alla soglia dell'estate, essendo senza soldi, cercava un lavoretto che gli permettesse di incamerare quel poco che gli sarebbe servito per fare una piccola  vacanza con i suoi amici in un qualche campeggio della penisola, che fosse però rigorosamente sul mare, o il più vicino possibile ad esso. Tutte le settimane leggeva il "Fogliaccio", giornale gratuito di annunci di Pisa e provincia. In special modo spulciava letteralmente gli annunci lavorativi…invero…senza grandi speranze. Erano tutti annunci specifici…cercavano, badanti possibilmente straniere per  pagarle poco...impiegate…o programmatrici varie. Aveva quasi perso le speranze; addirittura più volte gli era balenata nella mente l'idea di mettere sul "Tirreno" un annuncio…come ne leggeva tanti. – "Giovane carina diciottenne offresi per massaggi." Suonava bene una cosa del genere, non lo aveva ancora fatto perché non aveva una casa tutta sua…non certo per moralità. Era un mercoledì pomeriggio di fine primavera, quando gli cadde lo sguardo su un annuncio…sembrava fatto apposta per lei. – "Anziana signora, cerca giovane ragazza per compagnia. Libera subito", seguiva un numero di telefono per il contatto. Marina sfilò il cellulare di tasca, compose il numero indicato, invero senza tante speranze, chissà quante avevano già risposto a quell'annuncio…in fondo c'erano tante ragazze che come lei cercavano lavoro…quello sembrava promettere qualcosa di interessante, di non stressante. Finì di comporre il numero dopo pochi squilli rispose una voce…una voce forte…come dire…impostata, certo non sembrava la voce di una persona anziana. Marina disse che aveva letto l'annuncio, voleva sapere se era sempre valido. La sua interlocutrice rispose che si...era sempre valido…l'aveva fatto solo il giorno prima…era la seconda che rispondeva. Gli diede l'indirizzo, Via Pratale 101, ultimo piano…proseguì dicendo di non preoccuparsi…c'era l'ascensore. L'appuntamento, per conoscersi era fissato per il giorno seguente alle ore 10 del mattino. Marina era felice, le sembrava quasi impossibile che le andasse bene qualcosa…finalmente, pensò, sorridendo tra sé e sé. Non sapeva come vestirsi per far bella impressione ad una signora di una certa età, aveva paura che i suoi due pearcing e il tatuaggio che spuntava dalla sua gamba destra, dessero una brutta idea di sé. Marina, era tutt'altro che una brutta ragazza, l'unico neo, se così si voleva chiamare era la sua altezza, non certo da Vatussa…anzi era decisamente piccolina, alta poco più di un metro e sessantacinque, aveva un gran bel visino, quasi angelico, circondato da boccoli di capelli biodo-scuro; capelli che portava, come usano adesso…scalati, lunghi sulle spalle, più corti ai lati e ricci sul davanti. Era un taglio che gli aveva suggerito Antonella, sua parrucchiera da una vita…gli stava decisamente bene. Il fatto di non essere alta, era compensato da proporzioni quasi perfette, aveva belle gambe dritte, due seni affatto male, diciamo una terza…così a prima vista,  ne grassa, ne magra…perfetta insomma;  quando voleva non era…per niente antipatica…quando invece aveva la luna storta…riusciva ad essere antipatica persino a sé stessa. Il mattino seguente optò per una mise semplice, un paio di jeans, una camicettina di seta rosa pallido, ai piedi un paio di ballerine rosse; un cardigan di cotone color blu legato attorno alla vita, completava il tutto. Insomma un loock da ragazza moderna…ma classica. Arrivò puntualissima all'appuntamento, suonò al portone, la signora con la quale aveva parlato al telefono gli ricordò che abitava all'ultimo piano e voilà, in cinque minuti, eccola arrivata davanti alla porta, che si aprì come per incanto al suo arrivo. Dal suo interno fece capolino una signora tra i settantacinque e gli ottant'anni,  a prima vista gli risultò simpatica…magari un tantino…bhè…eccentrica. – "Ciao, tu devi proprio essere Marina. Sai…sei quasi come ti avevo immaginato." Le disse allungandogli la mano in segno di benvenuto, non prima di aver passato nell'altra un bicchiere con del vino rosso. Poi mentre la ragazza entrava in casa continuò. – "Emma… mi chiamo Emma Thompson. Non ti impressionare per il nome altisonante da nobile inglese…sono italianissima quanto te…è solo l'eredità che mi ha lasciato mio marito, Samuel Thompson. Lo hai mai sentito nominare?" Al diniego fatto con la testa dalla ragazza l'anziana signora continuò. – "Come darti torto…infondo era un attore mezzo fallito…quanto me. Sai anch'io come mio marito, o meglio, come il mio defunto marito, sono un'attrice, un'attrice di teatro." Finì la frase bevendo un lungo sorso di nettare rosso dal bicchiere, continuò con aria piuttosto mesta e triste. – "Nonostante tre matrimoni…di cui due falliti…il terzo come ti dicevo è morto, non ho avuto figli…evidentemente era colpa mia…visto che i due precedenti tra le altre cose ancora in vita, hanno avuto figli da  donne che hanno conosciuto dopo di me. Colpa…bha…colpa di cosa poi…colpa di non aver messo al mondo degli infelici. Tu questa la chiami colpa? E' forse una colpa non aver figli in un mondo come questo? Pieno di droghe…di assassini…di pedofili…di preti che non vogliono farsi mai i fatti loro…di politi corrotti. Un mondo senza più ideali…     dimmi…secondo te…dov'è la colpa?" Disse queste parole quasi recitando, Marina, era letteralmente ammaliata dalla strana vecchietta che gli stava dinanzi; vecchietta che mentre parlava, aveva avuto modo di guardare bene. Era più piccola di lei, anche se a suo discapito bisognava aggiungere che era molto curva, la sua schiena si era alquanto arcuata. Aveva capelli brizzolati che portavano ancora le tracce di un'antica permanente, qualche ricciolo si ostinava a rimanere al suo posto…nonostante fosse passato del tempo dall'ultima sua sistemazione. Era vestita con una lunga tunica…pardon, più che tunica sembrava un antico chimono…si era un chimono nero, tenuto in vita da una bellissima cintola di raso rosso. Quando Emma si era voltata, aveva notato sulle sue spalle un bellissimo drago rosso, sotto il chimono si vedeva una maglia color rosa; colore che sembrava unire le due donne al di fuori della loro età e delle loro storie. Emma continuò. – "Il tuo lavoro qui consiste nel sistemare un po’ la casa. Che come puoi vedere da sola ne ha veramente bisogno. Sistemare quelle poche piante di fiori che ancora sopravvivono sul mio terrazzo e più che altro farmi compagnia…" Ricominciò a recitare. – "Compagnia…che credimi ragazza, alla mia età…non ha prezzo.  Ragazza mia sono rimasta sola…le mie amicizie, o sono morte…o mi hanno abbandonato per il mio difetto. Si devi proprio saperlo. Se decidi di accettare il lavoro. Ho un difetto…credo te ne sarai già accorta… non serve certo essere né Pitagora, né elaborare teoremi per accorgersene…sono un'alcolista…una maledetta alcolista…nascondo i miei problemi…la mia solitudine…tutto quello che sono e che non sono nell'alcool… più che altro nel vino rosso. Qualcosa da ridire al riguardo? Se devi dirmi qualcosa dimmelo subito…alla mia età non sopporto né paternalismi né tanto meno commiserazione."  Marina che era rimasta in silenzio fino a quel momento rispose. – "Credo proprio che accetterò…se lei lo vorrà…accetterò il lavoro. Accetterò, non tanto perché ho bisogno di soldi…qual è quel giovane oggigiorno che non ne ha bisogno? Accetterò perché lei mi piace e mi creda non sono certo la persona giusta da far paternalismi agli altri…ne avessi la forza  li farei a me stessa. Per il fatto che beve…e non solo…a vedere le cicche che sono in giro…mi sembra anche che fumi…e…di mortone…direbbe mia nonna…mi creda non sono certo affari miei…contenta lei." Emma rispose subito felice. – "Certo che lo voglio…sappi però che non pago molto…la mia pensione non me lo permette. Diciamo sette euro l'ora? Ti va bene? Del resto se non sbaglio al servizio civile pagano cinque euro l'ora. Cosa ti posso dire prendere o lasciare." Marina rispose. – "Detto tra noi…speravo di più…ma se a lei va bene….va bene anche a me." Emma raggiante rispose. – "Per me puoi anche cominciare subito." La ragazza, indossò un grembiale datogli dall'anziana signora, cominciando così il lavoro e cominciando altresì la sua amicizia con la bizzarra…a volte strampalata Emma Thompson. Un mattino, che entrò in servizio, erano passati circa una decina di giorni da quando aveva iniziato, Marina trovò Emma stesa sul tappeto del salotto. Le prese un colpo vedendola così inanimata…stesa a terra senza vita. Accorse immediatamente, si inginocchiò…si rese conto che la sua datrice di lavoro, non aveva avuto né ictus, né infarti…era solo ubriaca fradicia. La tirò su con la forza, la portò in bagno dove la fece vomitare, poi gli preparò un caffé molto forte, che Emma sembrò gradire moltissimo. Quando si fu ripresa le disse. – "Sono stata invitata al festival della prosa di Aosta. Dalla contentezza…ho esagerato nel bere. Ti devi preparare! Mi devi portare ad Aosta." Una Marina sorpresissima rispose. – "Do…dove…ti dovrei portare io a Aosta. Ma scordatelo pure…non so nemmeno dove si trova 'stò posto. Eppoi…io…ecco…insomma, io non ho la macchina…non ho…la patente…ecco…ora lo sai…io non ho la patente. Perciò non è per che non voglio…o per altro…proprio non posso. Poi sono stata assunta per far le pulizie, anch'io ho la mia vita…figuriamoci se mia nonna mi manda a Aosta con una donna che non conosce…ma poi…dai, i miei amici…non mi puoi chiedere questo." Una Emma risolutissima risponde. – "La macchina ce l'ho io…sorpresa?…Era di mio marito…altra eredità…magari non sarà l'ultimo modello… l'ho già data a Gino il meccanico perché la revisioni tutta. Poi non te lo chiedo io…te lo chiede…la grande…la divina Emma Thompson…capito…piccola! Vai a prepararti…non accetto repliche." Voltandosi, verso il grande specchio dell'ingresso. – " Tra le foci del Tevere e dell'Arno, al mezzodì giace un paese guasto; gli antichi Etruschi un di lo coltivarno, e tenne imperio glorioso e vasto; oggi di Chiusi e Populonia indarno ricercheresti le ricchezze e il fasto, e dal mar sovra cui curvo si stende questo suol di Maremma il nome prende." Una Marina estasiata applaudì…anche se ignorava a che personaggio appartenessero tal versi. Le venne incontro un'Emma radiosa nel viso,  rinata nel corpo e nello spirito…ringiovanita…rinvigorita. Qualcuno…da qualche parte…nella lontana Aosta…si era ricordato di lei…Di lei…non tanto donna…di lei attrice…attrice di teatro… - "E' il primo atto della Pia Dei Tolomei…era uno dei miei cavalli di battaglia. Pensa bambina mia…sono ricordata solamente per una parte che ho avuto in una sop-opera, un reality da quattro soldi…la gente quando vado alla Coop a fare la spesa…mi ferma…mi chiama Linda…Linda Evans…come quello stupido personaggio che ho interpretato da vecchia. L'ho dovuto interpretare per mangiare…finalmente qualcuno si ricorda di me. Poi, tu non lo sai…non te l'ho mai detto…io…io… sono gravemente malata. Questa potrebbe…anzi è l'ultima occasione della mia vita…non me la far buttar via te ne prego…senza di te non ce la farei." Dicendo questo, Emma si fece triste, una lacrima le scese lentamente sulla guancia. La cosa lasciò di stucco Marina...non aveva mai visto piangere nessun adulto, anzi,  era sempre stata lei a piangere…a causa degli adulti. Anche a lei scese qualche lacrima, pensando alla sua vita…tutto sommato vuota e priva di interessi vuota come era vuota la vita di Emma Thompson...l'unica differenza tra loro era l'età e il fatto che la vita dell'altra si stava esaurendo a causa di un brutto, bruttissimo male. Tra le lacrime abbracciò Emma e le disse. – "Ok partiamo…se questa è la tua ultima occasione…ebbene che tu l'abbia. Perché morire come Linda Evans…scusa …ma…farebbe incazzare anche me…e…non poco." Emma riprese. – "Dammi il numero telefono di tua nonna…ci parlo io…forse è meglio." Avuto il numero, dopo averlo composto rimane in attesa, poi, ricevuta risposta. – "Buongiorno signora…sono Emma Thompson. Sua nipote Marina lavora da me come accompagnatrice, la chiamo  proprio per questo, dovrebbe accompagnarmi ad Aosta per uno stage di teatro. Non mi conosce?...E se le dico Linda Evans… sa quella del reality in onda su Sky "L'intrigo dell'eredità" . Come immaginavo… adesso mi conosce…lo so signora, anche alla Coop mi chiamano così. Vuole che le reciti la battuta che termina tutte le puntate? Perché no." Da quale stella provieni…per portarmi così lontano?" Lo so…signora fa sempre impressione. Grazie…vuol parlare con Marina…attenda gliela passo subito. Ti vuole tua nonna…tieni." – "Ciao nonna…si lavoro da Emma…da quanto tempo?…Da un po’…nonna ma cosa ti devo dire, i soldi mi servono per i vizi…per le ferie. Posso andare? Grazie nonna…un bacione…a presto allora…si verrò a prendere qualche capo d'abbigliamento…ma si vai preparami il cardigan pesante…facesse freddo. A presto allora." Chiusa la comunicazione, si voltò verso Emma. – "Va bene mi manda…tu prepara la tua roba…fra meno di un'ora sarò qui con la mia." Emma euforica come non mai, stappò una bottiglia di vino rosso e rivolgendosi alla ragazza. – "Dai bevi con me. Come sarebbe a dire che non bevi vino? Sei malata? No…allora bevi…ti fa bene." –"Ma non posso bere il vino Emma; non l'ho mai bevuto. Non lo metto in dubbio che è buono…ma…e va bene…ma dammene poco. Anche alcolizzata mi troverò…oltre che drogata… non lo sapevi…sorpresa?…Ognuno di noi ha qualcosa di cui vergognarsi …no." Lo disse tutto d'un fiato con le lacrime agli occhi, poi continuò. – "I miei genitori si sono separati che ero piccolissima…bada bene…non cerco scuse. Ma cosa vuoi, tu hai provato dolore nell'essere dimenticata…allora…io…tu almeno sei stata famosa…io nemmeno quello. Ma non è niente. Beviamo! Alla nostra salute. Devo dire che è buono sai…credevo peggio. Ahhh… non è tutto uguale. Che qualità è? "Morellino di Scansano"…mai sentito…penso costi uno stonfo o no? Allora io vado…ci vediamo tra un po’." La ragazza uscì, per fare ritorno un'ora dopo, circa. Emma era già giù ad aspettarla. – "Ho già caricato la macchina, ho anche comprato una carta stradale nuova. Gino ha detto che la macchina è perfetta. Vecchia, ma perfetta…del resto Samuel era già vecchio quando la comprò…poi si ammalò subito e la macchina è rimasta dimenticata in garage per anni. Avevo pensato anche di regalarla a qualcuno…poi sei arrivata tu…e Aosta. Per fortuna che l'ho tenuta." Marina vedendo quella grossa macchina giallo sporco, macchina che non aveva mai visto in vita sua, vi fece un giro intorno. – "Fiat 124 familiare…mai né vista…né sentita…ma è grande, troppo grande…io non credo di saperla guidare. Del resto ho fatto solo poche guide…accidenti alla perenne mancanza di soldi…e quelle poche…li all'Aci mi hanno fatto guidare una macchinetta…una Yaris…chiama e rispondi." Un'Emma piuttosto spazientita, risponde. – "Siediti e guida! Le macchine son tutte uguali…grandi…piccole…124…o come diavolo hai detto…Ya…cosa? Guida e zitta Linda Evans non ammette repliche." La ragazza caricate le sue poche cose si mise alla guida…dopo qualche tentativo…e dopo aver dato un brivido al cancello, finalmente uscì in via Pratale direzione Aurelia. Emma che aveva seguito le evoluzioni in silenzio le disse. – "Brava! Vedi che sei brava…a te manca solo una cosa…la fiducia in te stessa. Sei come un'attrice la sera della prima…tesa e nervosa… rilassati, la macchina va da sé." Nel frattempo dopo aver imboccato via Contessa Matilde e aver passato la rotatoria di via Pietrasantina, superato con qualche timore…causato dalla oscurità il sotto passaggio della stazione di San Rossore; le due amiche arrivarono al semaforo dell'Aurelia. – "E ora dove debbo andare? Emma ti prego non ti addormentare…le carte geografiche per me sono algebra applicata…per favore dimmelo prima quando devo svoltare…altrimenti quelli dietro ci uccidono.  Quello che è dietro  adesso, sbraita continuamente." Emma con calma. – "Svolta a destra, direzione Migliarino, li, prenderemo l'autostrada." Poi tirando fuori la mano dal finestrino…fece il classico verso delle corna allo sbraitatore che le seguiva. Marina sbalordita. – "Ma…ma…cosa fai…le corna…ma sei matta? Quello ci uccide se ci prende. Poi io non posso fare l'autostrada…ho il foglio rosa, posso guidare solo su strade che non siano autostrade…con qualcuno seduto al mio fianco che abbia la patente in corso di validità. Tu ce l'hai la patente vero?" Emma con la consueta flemma. – "Non ho la patente…mai avuta…altrimenti che bisogno avevo di te. Tu vai all'autostrada! Vai sicura…a prima vista dimostri di più di diciott'anni; non ci resti mica male se te lo dico vero? Poi se caso mai ci fermano dirò che la  patente me la sono scordata a casa. In fondo sono un'attrice…o no? Poi non vorrai mica che ci arrestino per così poco, non ti scordare…siamo in Italia…l'unico posto dove non arrestano nessuno. Vai…vai tranquilla." Marina un poco più tranquilla al verde del semaforo ingranata la marcia…via. Arrivate al casello…una volta ritirata la tessera per pagare, Emma le fa prendere la direzione per Genova. Appena imboccata la via giusta. – " E alla velata vista le si offerse, un povero eremita in riva al fosso, che riedea dalla questua con diverse vettovaglie nel zaino, e un sacco indosso; bianca avea barba, e ciglia al suol converse, e dalla nuca ogni capel rimosso, e, su scabro baston curvo, per via orava mormorando: Ave Maria." Non ti sforzare te lo dico io cos'è; è la Pia Dei Tolomei, inizio del secondo canto…quello che amo di più. Quanto mi piacerebbe insegnartela…è una vera meraviglia medioevale…che fortuna sia arrivata fino ai nostri giorni." Marina ridendo rispose. – "Sarà anche una meraviglia come dici tu…ma Jovanotti…lo trovo migliore. A proposito su questa specie di "ante-macchinam" , sai…conosco il latino; non c'è lo stereo?" – "Certo che c'è l'autoradio…a suo tempo su questa macchina non mancava niente. E' quello li con i tasti neri. E…dimmi chi è questo Giovanotti?…Un attore…un cantante…cosa ha fatto da tramandare ai posteri…da far rivivere tra mille anni…forse mi sfugge." Rispose Emma sorridendo. Una…finalmente sorridente e rilassata Marina riprese. – "E questo qui sarebbe uno stereo…ma che roba è un Autovox?…E' roba che si mangia? Va bene…Giovannotti come lo chiami tu, non avrà fatto cose da esser ricordato tra mille anni…del resto chi se ne frega…né io né te ci saremo… adesso ha fatto delle cose carine…almeno per i ragazzi come me…tipo…chessò…Ninna Nanna…Ciao Mamma…Morirò D'amore…e tante altre." Così parlando…scherzando e ascoltando anche qualche canzone dal mitico Autovox arrivarono ad un'area di servizio poco prima di Genova. Emma si rivolse ad una rilassata Marina, che dopo le difficoltà iniziali, adesso, sembrava una guidatrice provetta. – "Dai…tesoro, metti la freccia, entra nell'aria di servizio. Faremo benzina, faremo il punto della situazione…poi ti voglio offrire qualcosa da mangiare…brava…sei stata proprio brava, hai guidato come una che ha la patente da anni. Te l'ho già detto…che devi solo aver fiducia in te stessa." Fatta con calma colazione, fatto il pieno alla macchina, decisa la strada…ripartirono. Optarono, anche previo suggerimento dell'operatore del distributore per passare da Alessandria, poi Vercelli…Ivrea, infine Aosta. Superarono qualche difficoltà ad Arenzano…non ebbero subito chiara la direzione da prendere…ma passato il nodo autostradale…eccole finalmente incamminate nella giusta direzione. Arrivate quasi in cima al passo del Turchino, Emma…riempiendosi un bicchiere di rosso, alzandolo quasi a brindare al mare; aggiunse. – " Da un lato i lontanissimi Appennini, veggionsi quasi immensi anfiteatri, e dall'altro tra i nuvoli turchini di San Giulian le cime e di Velatri, e dalla parte dei flutti marini, sempre di nebbia incoronati ed atrsembrano uscir dall'umido elemento i due monti del Giglio e dell'Argento." Detto questo portò alla bocca il bicchiere…vuotandolo in un sol colpo. Marina ridendo gli rispose. – Non mi dire niente…è la Pia Dei Tolomei; ignoro che atto sia…ma so che è quella Pia li…non ne sai altre." Rideva come una matta e si sa il riso è contagioso…anche Emma cominciò a ridere; non si fermavano più. Quando finalmente smisero Emma disse. – "Vedi che sei ignorante non si chiamano atti quella della Pia…che poi sarebbe la Pia Dei Tolomei…non quella Pia li…come hai detto tu…si chiamano canti. Poi non è vero che non conosco altro; ne conosco tanti…questa è la mia preferita. Sai per recitarla bisogna essere brave…deve venir fuori il personaggio…deve sprizzare drammaticità…deve rapire lo spettatore; spettatore che paga il biglietto. Ti assicuro bambina mia…prima che mi dimenticassero…prima…prima…non ho mai fatto rimpiangere a nessuno di aver speso soldi per venirmi a vedere." Terminò la frase passando dal riso ad una velata tristezza. Poi riprese, girandosi verso Marina, che nel frattempo era diventata una guidatrice provetta. – "Tu non sai cosa prova un attore prima di entrare in scena…prima che si apra il sipario. Pensa a questa scena, sipario chiuso. Buio. Con una musica dolce, si apre pian paino il sipario. Lentamente  entra in scena un personaggio con  una lanterna. Gira fra tutti gli oggetti e i costumi che sono già li presenti.  Disposti qua e là vediamo; una  lanterna, una  scarpa, una bambola,  un grande  cappello,  un librone, un baule, un paravento. Appesi all'attaccapanni dei costumi di vari personaggi, quali; Pinocchio, Biancaneve, Hook Capitan uncino, ci sono inoltre, due tromboni…un cavallo a dondolo. Al centro, appoggiata ad una mezza colonna di “fantasia” c’è una ballerina  che dorme, un po’ malmessa  come fosse una cosa vecchia…sola e abbandonata. Il luogo deve dare l’idea del vecchio  negozio di  giocattoli. Ecco, questo è l'inizio del "Soldatino di Latta"…la ballerina che dorme…l'ho interpretata spesso. La gente…gli spettatori…prima, piangevano…poi ridevano …infine piangevano di nuovo. Questo vuol dire essere attori. Far ridere… piangere …ridere di nuovo; un attore deve saper fare questo …credimi… io …ci riuscivo bene. Adesso a vedermi come sono ridotta posso far solo piangere …ti prego Marina…ti prego non mi abbandonare… senza di te non sarei capace di stare davanti alla gente a recitare qualcosa… fosse, anche quella Pia li…come dici tu…Ti prego." A sentire queste parole, dettate da una sincera commozione …per niente teatrale, la ragazza, accostò la macchina sulla corsia d'emergenza …abbracciò l'anziana amica…a tutte e due uscì qualche lacrima…di ritrovato amore…dopo qualche secondo, quando tutto, fu passato ripartirono…Aosta le aspettava. Arrivarono, nel capoluogo Valdostano, dopo aver osservato qualche altra sosta, che era già sera. Non fu particolarmente difficile trovare l'albergo "Villa Sorriso", data anche l'esiguità della città. Quando furono nella hall, conobbero Antoine, l'addetto all'accoglienza e alla sistemazione degli ospiti, li ebbero la prima sorpresa; la direzione del festival aveva riservato una sola camera per ospite…per giunta singola. Emma, fece cenno a Marina, uscirono dall'albergo…fatti pochi passi trovarono una grande gioielleria; Emma entrò, per riuscirne poco dopo. Marina si rese conto che non aveva più gli anelli alle dita, quando lo fece notare all'amica, questa gli rispose. – "Non trovi che a una donna della mia età, i gioielli stiano male? Non te la prendere…prendi questi soldi…dai comprati qualcosa di carino." Uscirono per visitare diversi negozi di un vicino centro commerciale …provando capi…più o meno adatti, ridendo divertite delle varie performance. Dopo cena, quando Marina lasciò Emma in camera sua per recarsi a sua volta nella propria, nella hall incontrò Antoine, il quale  appena  vide la ragazza la abbordò. – "Allora l'hai sistemata tua nonna? Gliele hai rimboccate le coperte?" Una Marina stizzita rispose. – "Prima cosa, non è mia nonna…è una mia amica. Seconda cosa non ha bisogno che gli rimbocchi le coperte…ci pensa da sé. Tu…piuttosto…i cazzi tuoi te li fai mai?" Antoine rispose divertito. – "Su via…non volevo certo offenderti…dai è ancora presto, vieni con me…a bere qualcosa….c'è una festa in un pub in piazza Sant'Orso?"  La ragazza, a sua volta sorridendo rispose. – "Ok…ma non voglio far tardi, ho promesso a Emma di accompagnarla allo stage di lettura domani mattina." – "Cosa pensi che sia lo stage?" Rispose Antoine, poi continuò. – "Sono solo quattro vecchi attori dimenticati da tutti che si alterneranno su di un palco a leggere…o recitare…chi ne avrà ancora le possibilità…qualche pezzo già preparato a casa. Non crederai che siano cose impegnative…o che tanto meno ci sia un vasto pubblico a cui rivolgersi." – "Tutto quello che vuoi…tutte la ragioni che vuoi…saranno quattro vecchi dimenticati…poi ti dirò mica tanto dimenticati. Ad esempio Emma è ancora molto ricordata come Linda Evans,  del reality di Shy "L'intrigo dell'eredità". Poi comunque…le ho dato la mia parola." Ribatté una Marina di nuovo incavolata. Antoine riprese. – "Mi sembrava di averla rivista la tua amica…ecco chi era…la cara vecchia Linda Evans dell'intrigo…non ci crederai ma ricordo ancora la battuta con la quale concludeva sempre le puntate, " Da quale stella provieni…per portarmi così lontano?" Quelle puntate lì…le guardava sempre mia nonna…Dai andiamo ti riporto presto." I due giovani uscirono dall'albergo tenendosi sotto braccio; fatte poche centinaia di metri, svoltarono a destra…poi ancora a sinistra e si trovarono in una grande piazza…la più grande della piccola città. – "Vedi la sull'angolo della piazza quella lanterna verde. Bene quello li è "La Luna Verde", il pub più in di Aosta. La festa è li…vieni ti presento i miei amici." Disse Antoine tutto d'un fiato. Pochi minuti dopo erano in mezzo alla musica, a decine di giovani che si agitavano…ballavano…gridavano attorno a una piccola pista e ai grossi tavoli in legno massello che facevano parte dell'arredamento del locale. Quando furono all'interno Marina ebbe modo di guardare bene per la prima volta Antoine. Poteva avere all'incirca 25-28 anni, alto circa un metro e ottanta, capelli castano scuri, lunghi, raccolti in due grandi rasta, due pearcing, uno sopra l'occhio sinistro, uno il mezzo al labbro inferiore, completava il tutto una simpatia e una sicurezza nei propri mezzi…veramente notevoli…era tutto, insomma…tranne che brutto e antipatico. I bicchieri si alternarono alle ore…pertanto a fine serata furono molti…troppi…Marina si ritrovò nel comodo letto di Antoine. Emma al mattino si svegliò presto…presto e felice; finalmente aveva un'opportunità, quella opportunità che inseguiva da anni. La compagnia e la presenza di Marina le davano quella tranquillità interiore che aveva perso con il costante aumento di sostanze alcoliche. Appena alzata, si era guardata nel grande specchio che era davanti l'armadio…da sola…lontana da orecchie e occhi indiscreti recitò alla sua immagine riflessa, quello che aveva preparato per lo stage; concluse il suo intervento dopo alcuni minuti, con queste parole. – " Sotto l'assiduo martellar dei lustri cadde il castello, e i diroccati brani de' muri suoi, per empietade illustri, fér tristo ingombro alli infelici piani; crebber le limacciose onde palustri, e ne coprir le fondamenta immani or si odon lamentar, sotto l'interne volte, converse in umide caverne." Tornando a rimirarsi si disse felice. – "Si…credo proprio che farò vedere che sono sempre io…io…Emma Thompson…la più grande decantatrice di Pia Dei Tolomei. Altro che…" Da quale stella provieni…per portarmi così lontano?" Recitata da quella insulsa Linda Evans nel suo "L'intrigo dell'eredità". Finì di vestirsi e uscì di camera per andare a chiamare Marina, per fare insieme la prima colazione…erano le nove e mezza; l'audizione era prevista per le dieci e trenta…avevano tutto il tempo di fare le cose con calma. La sorpresa l'ebbe nella hall…quando l'addetto alla reception le comunicò che Marina…non solo non era in camera sua; ma che non era addirittura rientrata per dormire. Emma, ebbe un crollo psico-fisico, andò al bar si fece stappare una bottiglia di Grignolino e se la scolò in pochi minuti; una volta finita…ne ordinò un'altra. Quando si alzò, barcollando, con il bicchiere…ormai vuoto in una mano, tenendo nell'altra la bottiglia vuota, fece una specie di piroetta su se stessa e rivolto al divertito cameriere. – " Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?Ah, rinnega tuo padre!....
Ricusa il tuo casato!…O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti" Poi mentre si rimetteva seduta…cominciando a piangere continuò. – "Marina…Marina…dove sei; perché mi hai lasciata sola? Lo sapevi che avevo bisogno di te…perché…perché!!!!" Nel frattempo arrivò un ragazzo in livrea rossa, disse che lo mandava l'organizzazione del festival…era venuto a prenderla. Emma sia alzò, barcollando come non mai, seguì il divertito valletto. Entrò nell'austera sala della biblioteca nazionale di Aosta che erano le dieci e quindici passate…dopo pochi minuti sarebbe toccato a lei avvicendarsi al microfono del piccolo palcoscenico improvvisato. Nella sala erano presenti una settantina di persone per la maggior parte anziane…vecchi attori, capitanati dal Sindaco della città Valdostana e dal Vescovo, era inoltre presente una trooupe di Rai International.  In quel preciso istante a poche centinaia di metri, Marina si stava lentamente svegliando. Quando vide l'orologio, saltò letteralmente sul letto. Antoine le disse. – "Cosa succede? Cosa è successo così d'improvviso per farti saltare, come tu fossi stata morsa da una tarantola?" Una Marina arrabbiatissima gli si rovesciò contro. – "Cosa succede? Succede che sei un fottutissimo stronzo…ecco cosa succede. Mi avevi detto che avevi caricato la sveglia alle nove….sei uno stronzo. Emma aveva bisogno di me…ho tradito la sua fiducia per uno stronzo come te." Antoine gli rispose. – "Era tardi…non ho caricato la sveglia perché pensavo tu volessi dormire. Dai infondo la tua Emma non deve far altro che leggere qualche cazzata a  qualche vecchio rincoglionito. Non deve certo superare un esame di audizione." Una Marina…già completamente vestita  rispose. – "Cosa ne sai tu di Emma? E di me?…cosa ne sai tu…stronzo? Non ti avevo chiesto la vita…ti avevo solo detto di caricare una fottutissima sveglia." Quando finì la frase aveva già aperto la porta dell'appartamento; un minuto dopo correva in strada. In quel preciso istante un'Emma sempre più barcollante si sistemò davanti al microfono…dopo esser stata presentata da un'elegante signorina, che, nel presentarla, aveva più volte sottolineato come l'attrice aveva brillantemente interpretato Linda Evans ne  "L'intrigo dell'eredità", salutandola con l'ormai celebre frase; …" Da quale stella provieni…per portarmi così lontano?" Emma si presentò. – "Buongiorno a tutti, mi sono…mi ero preparata un pezzo della Pia Dei Tolomei…come qualcuno di voi…vista l'età…che quanto meno ci accomuna…ricorderà…era uno dei miei cavalli di battaglia…"Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?Ah, rinnega tuo padre!…Ricusa il tuo casato!…O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti". Mentre farfugliava queste parole, rovesciò la bottiglia dell'acqua presente sul tavolo, fece cadere il microfono con gran fracasso e mormorò in maniera quasi impercettibile mentre scivolava lentamente sulla sedia. – "Marina…Marina…dove sei bambina mia?...Io… ho bisogno di te". Mentre finiva di parlare, una mano la sorresse, l'aiutò ad alzarsi e le disse dolcemente. – "Emma…sono qui…sono io…Marina…scusami…scusami tanto se puoi."
Poi parlando al microfono disse rivolta a tutti i presenti. – "Scusate…scusatela, …non si sente bene…è tanto malata. Arrivederci a tutti, buon proseguimento." Abbracciò dolcemente l'amica portandola fuori, mentre qualcuno dei presenti in sala diceva. – "Altro che malata gravemente…quella lì è ubriaca fradicia. Me lo aveva detto il mio press-agent…che era diventata un'alcolizzata…pensare, che…non ci credevo. Guardatela li com'è ridotta…non si vergogna a presentarsi così in pubblico; certe attrici, vorrebbero anche più considerazione, vergogna…"
Marina, andò a prendere la macchina al garage dell'hotel, caricò Emma,  tornò in albergo…saldò il conto…caricò i bagagli e partì. L'amica, ormai dormiva al suo fianco sdraiata sul sedile. Si svegliò che mancava poco a mezzogiorno, vedendo scritte in francese domandò. – "Dove siamo? Che ore sono?...Dove eri finita?...Perchè non eri in camera? Lo sapevi che avevo bisogno di te. Hai tradito la mia fiducia….ti rendi conto della figura di merda che mi hai fatto fare?" Terminò la frase…alquanto adirata. Marina rispose con calma. – "Quante domande…tutte in un colpo…e che arrabbiatura. Bene cominciamo dalla prima risposta. Siamo in Val D'Isére, stiamo andando verso la Francia, precisamente a Saint Martin-De-La-Porte…ed è quasi mezzogiorno. Non ero in camera…perché…perché, ho dormito con Antoine. Sapevo benissimo che avevi bisogno di me…il fatto è…che siamo andati a letto molto tardi, avevo pregato quello stronzo di caricare la sveglia…non lo ha fatto. Appena mi sono svegliata, l'ho offeso e sono corsa subito da te. In quanto alla figura di merda; bhé…diciamocelo…l'hai fatta perché l'hai voluta fare. Nessuno ti ha detto di bere come una spugna e di presentarti su quel cazzo di palco talmente sbronza da non stare in piedi…non dare la colpa a me anche di quello. Se non sbaglio sei stata tu a insegnarmi a bere…non l'ho insegnato io a te! Se volevi, ce l'avresti fatta anche senza di me…lo sai! Io …sono soltanto la scusa del tuo fallimento." Finì la frase tutta d'un fiato. Al che Emma rispose piuttosto risentita. – "Come ti permetti di rispondermi così? Sei solo una puttanella…mi hai abbandonata per quel sudicio capellone. Di grazia che cazzo ci andiamo a fare in Francia a quel Santo…che non mi ricordo più?" Rispose una Marina con le lacrime agli occhi. – "Antoine…non è un sudicio capellone…ci sono andata a letto perché mi piaceva…non sono una puttanella…non mi risulta che nel mio contratto di lavoro…ci fosse una clausola che prevedeva un tuo assenso per tale circostanza. Anche se  così  fosse…non me ne frega niente…appena saremo tornate a Pisa…mi licenzio. Stiamo andando a Saint Martin-De-La-Porte, perché c'è un'altra audizione…me lo ha detto Antoine. Sapendo che stai per morire… ho pensato bene che ti avrebbe fatto piacere parteciparvi…per avere, un'ultima occasione." Un'Emma arrabbiatissima, lanciò un altissimo e acuto grido. – "Ferma la macchina! Ferma subito questo cazzo di macchina…o apro lo sportello e mi butto di sotto." La ragazza, mise la freccia e accostò; l'anziana compagna scese; dopo aver sbattuto lo sportello cominciò a camminare con passo svelto. Marina la inseguì chiedendole. – "Ma dove vai? Dove corri con tanto impegno? Emma, ti prego non fare la bambina, torna in macchina." L'altra si rigirò quasi urlando. – "Non sto morendo! Hai capito, io non sto morendo. L'ho detto solo per convincerti a fare questo dannato viaggio. Ti sei forse scordata che sono…pardon che ero un'attrice? Lo ero…fino a poche ore fa…quando una figura di merda che definire meschina è troppo poco l'ha interrotta." – "Come…non stai morendo? Non hai niente? Con che coraggio dai la colpa a me di come sono andate le cose…quando tu…tu sei stata falsa in partenza. Come ti sei permessa di giocare con i miei sentimenti? Io che sono praticamente cresciuta in mezzo alla strada…mi sentivo legata a te…a te che non avevi nessuno…a te vecchia attrice dimenticata come un vestito da sposa in un armadio. E tu…adesso  gridi che non hai niente e vorresti vomitarmi a dosso anche le colpe che non ho…io ti credevo un'amica. Posso aver sbagliato…ma come già ti ho detto non è stata colpa mia…la colpa la devi dare solo a te stessa…a te stessa…se non hai saputo reagire alla realtà. Quella realtà così normale per tutti…la vecchiaia…ma no…tu grande attrice non potevi invecchiare…non potevi accettare una vita da pensionata…come tutti. Cosa devo dire io allora? I miei genitori mi hanno prima preso per un pacco postale…da uno, all'altra…poi passata la sentenza, mi hanno abbandonato da mia nonna perché intralciavo loro la vita con i rispettivi nuovi compagni…tu vorresti dirmi a me cos'è la vita?" Terminò, Marina, piangendo a dirotto. Enrico AndreiniEmma si fermò, tornò indietro, abbracciò la ragazza, anche lei piangendo le rispose. – "Hai ragione…hai ragione bambina mia…hai mille ragioni. Non ho saputo accettare la vecchiaia...come fanno tutti. E' vero…ero convinta di essere una grande attrice; ma evidentemente non lo sono stata…le grandi attrici non si dimenticano. Poi la morte di mio marito…la solitudine…hanno fatto il resto…il mio cervello ormai raggrinzito e atrofico…mi ha portato solo a veder il mondo attraverso una bottiglia…una bottiglia regolarmente e naturalmente vuota. Tu mi hai portato una ventata di gioventù…una ventata di amicizia…amicizia che non sapevo più nemmeno cosa era. Scusami tesoro…scusami…non mi frega niente di quei quattro vecchi geriatrici…non mi frega niente dell'audizione…della figura di merda…non mi frega niente di Pia Dei Tolomei…adesso ho te…la cosa più importante che mi sia capitata in questa vita strampalata. Dai tesoro…non piangere…saliamo in macchina; andiamo a casa, chi se ne frega delle audizioni; andiamo a casa…abbiamo tante cose da raccontarci noi due…una vita intera, non so se basterebbe." Le due amiche si abbracciarono piangendo, un passante, notò una croce di marmo vicino alla macchina in sosta; pensò che il defunto…
morto in quella maledetta curva forse un loro parente, anche lui si rattristò, in segno di rispetto si tolse il cappello. Il passante non poteva sapere che li…in quel momento era nata una grande…duratura…indelebile amicizia.
Design downloaded from free website templates.