Una notte a Milano

 
Enrico Andreini Una miriade di persone affollavano l'intera stazione della metropolitana. Tanti si scontravano lungo le scale mobili e c'era chi per fretta, sceglieva le scale normali. Alle pareti dei tunnel, frecce rosse e verdi indicavano le due linee dei treni ed accanto le cartine complete di tutte le fermate. Agli angoli, dove i muri combaciavano, cicche di sigarette ammucchiate…con loro le persone che le calpestavano senza accorgersene.
Tanti cartelloni pubblicitari accompagnavano fino alle rotaie, ogni tanto qualche viso sorridente affermava di aver trovato il miglior prodotto sgrassante o snellente al mondo. Quel sorriso, di carta, si sarebbe consumato in pochi giorni, facendo spazio a l'ultima automobile, sempre di carta, di chissà quale marca, che percorreva qualche inimmaginabile sentiero. Quei luoghi erano il prodotto del consumismo…dell'eterna lotta del vivere quotidiano, dove sentimenti di odio e d'amore s'affrontavano senza esclusione di colpi, dove a spuntarla…purtroppo, erano sempre le cose marce.
Contro il muro unto dal tempo c'era un barbone, si era addormentato tra le carte di giornali, ultima meta dell'ultima notizia, aveva il cappello steso in terra in cerca di anime compassionevoli; a  fine  giornata era difficile trovare il cappello vuoto con tutta quella gente che percorreva avanti e indietro, quel posto. Era impossibile riconoscere i volti di chi passava, era, però probabile, se non sicuro, che qualcuno di quei barboni ce la facesse a invecchiare, tra elemosine e pasti alla "Caritas".  Le luci fioche, sembrava  spiovessero sopra le teste; alcune erano guaste, altre s'accendevano ad intermittenza, soliti guasti…soliti disservizi del sistema Italia. Orario d'apertura; la mattina prestissimo. Orario di chiusura; 24:00, puntuali. Orario attuale; appena in tempo per veder passare l'ultimo treno del giorno. A quell'ora della notte non c'era più la voce che annunciava i treni; a prendere l'ultimo erano sempre pochi, conoscevano bene la strada per andare via, magari di corsa…quasi fuggire dal quel mondo fatto di miseria…povertà…emarginazione. Dalla galleria si sentiva in lontananza l'eco del treno che annunciava il suo passaggio;  l'odore acre del catrame, misto all'odore dello sporco, che saliva dai binari,  faceva presagire che la carrozza sarebbe arrivata in due minuti al massimo. Difatti, precisamente due minuti dopo, dalla galleria spuntarono le luci gialle…la gente si alzò dalle sedie d'attesa per apprestarsi a salire nelle carrozze. Non c'era giorno che qualcuno ritardasse…così, le cose si complicavano dato che la stazione chiudeva. Di per sé quel luogo non incuteva tranquillità e il sol pensiero di rimanervi dentro di notte…da soli, faceva accapponare la pelle anche ai più coraggiosi. Difatti, immancabilmente, tutte le sere, dalle scale si sentivano  passi veloci…qualcuno…correva per salire. La carrozza arrivò, le porte scorrevoli si spalancarono…le persone pur spingendosi entrarono veloci. L'ultimo fece in tempo a mettere i piedi sull'acciaio del pavimento prima che la porta, gli si richiudesse dietro…il treno partì per l'ultima volta, anche quella giornata. Un ragazzo non fece in tempo a prendere quella corsa…tra il fiatone che aveva e la rassegnazione; sparò a voce alta alcune parolacce, mentre il treno spariva lungo lo stretto budello, inghiottito dall'oscurità. Il ragazzo rimase immobile fissando il vuoto che aveva  lasciato il treno scomparendo nelle tenebre…pensava a come avrebbe fatto a ritornare a casa; la sua ragazza lo aspettava…lui aveva dimenticato il cellulare in ufficio…come al solito.
Mancavano pochi minuti alle 24;  già in lontananza si sentivano i passi del guardiano che ispezionava l'intera stazione alla ricerca di eventuali intrusi…o di  ritardatari. Il ragazzo si alzò la manica del giaccone di jeans…guardò il quadrante dell'orologio, vide…la lancetta dei secondi che si muoveva. Rimase concentrato fino a quando decise di raggiungere il guardiano…che, quantomeno, l'avrebbe accompagnato fuori da lì. Data l'ora tarda, l'unico mezzo che gli era rimasto a disposizione era il taxi; lo avrebbe trovato a pochi passi dal "McDonald's" di fronte alle scale della metropolitana. Da lontano, continuavano a provenire i rumori cadenzati di scarpe di cuoio…ma il ragazzo faticava a capire da quale direzione esse venivano. Provò a fischiettare con la speranza che il guardiano lo sentisse, poi intonò una canzoncina pubblicitaria cercando di strafare con la voce; i passi si fermarono. – "E se non fosse il guardiano?" Pensò il ragazzo…ma…l'eventualità…gli sembrava improbabile. Non doveva lasciarsi trasportare dall'immaginazione, altrimenti avrebbe reso le cose più difficili. – "Sono uno stupido! " Si lasciò sfuggire a voce alta…mentre si rimproverava
-" Conosco l'uscita! Imbecille che non sono altro! " Ebbe un tumulto in tutto il corpo che lo spronò a sbloccarsi da quella situazione…che lo aveva messo in imbarazzo; prese la direzione per l'uscita, una freccia sbiadita indicava la via. Adesso, si sentiva più rilassato, anche se la mente cercava sempre di ricordargli i passi di prima. Percorse due tunnel, seguì quella che doveva essere l'ultima freccia prima dell'uscita…ma quando svoltò l'angolo si ritrovò nello stesso punto di prima, davanti i binari morti.
Con stupore si rigirò guardando a destra e a sinistra, non vedeva le scale che portavano al piano superiore. Pensò di aver sbagliato direzione, ma gli parve impossibile, dato che aveva seguito pari passo le indicazioni. Oddio, poteva essere però…era tardi…aveva anche sonno; così si rimboccò le manica un'altra volta e ripercorse la via di prima. Svolta destra, tre cartelloni che indicano il nuovo centro commerciale, poi a sinistra, il distributore automatico di profilattici e sigarette, poi dritto fino a l'ultima svolta a sinistra e finalmente…no…non poteva essere reale, il binario era ancora lì…dell'uscita nemmeno l'ombra. In quell'istante i passi ripresero a farsi sentire…gli stessi di prima; il cuoio duro che sbatte in terra come se qualcuno stesse marciando. – "Dannazione!! Non può essere vero!! " Disse il ragazzo guardandosi ovunque. La paura che sarebbe rimasto lì dentro per tutta la notte era più reale che mai. Corse immediatamente davanti la cartina che indicava tutte le uscite…vide che la strada fatta era quella giusta…ma l'uscita non c'era…era come girare in un labirinto. – " Tac! Tac! Tac! " I passi rimbombavano ovunque. Il ragazzo si frugò in tutte le tasche, con la speranza che il cellulare non l'avesse dimenticato in ufficio…ma la fortuna…non era dalla sua. Trovò solo il fazzoletto e qualche spicciolo. Dal soffitto calavano ragnatele tanto grosse che sembravano liane lasciate li da Tarzan…ma…fortunatamente i suoi ospiti non c'erano. Il fiato sempre più affaticato e…udibile, usciva dalla bocca spalancata del ragazzo. – "Deve essere per forza il guardiano! Non può essere altrimenti! " Cercava, in tutti i modi di farsi coraggio;  prese per la terza volta la via dell'uscita, ma stavolta invece di girare a destra, svoltò a sinistra, verso l'altro binario. Di notte quel posto diventava molto più desolato e lugubre di quanto fosse di giorno; adesso, anche il barbone era sparito. Era rimasta solo una traccia di urina che brillava sotto la luce fioca della parete. – "Tac! Tac! Tac! " Ancora i passi; cominciò a correre…percorse tutta la stazione diverse volte senza trovare l'uscita. Provò anche con le porte d'emergenza, ma senza riuscire ad aprirle. Ci voleva la chiave che aveva solo il guardiano. Dall'angolo della porta d'emergenza spuntò fuori un gattino bianco…teneva la coda talmente dritta da averla girata verso l'interno. Il gattino fissando il ragazzo…si fermò in posizione accovacciata. – "Micio, vieni…" Disse al gatto, mentre, con la bocca faceva  il verso per chiamarlo…il felino rimaneva…immobile…a muoversi non ci pensava neppure.
Quando il ragazzo si avvicinò e protese la mano verso il pelo bianco candido della bestiola…rimediò un'artigliata; l'animale saltò sul binario e corse verso il buio. Dalla mano fuoriuscì del sangue che il ragazzo tamponò con il fazzoletto che aveva in tasca. – "Brutta bestiaccia se ti prendo! " Era arrabbiato ma più che con il gatto, con il fatto di essere ancora chiuso tra quattro mura. Oramai il treno doveva essere arrivato da un pezzo. Guardò l'orologio;  segnava dieci minuti a l'una. Laura, la sua ragazza, doveva aver già chiamato sul cellulare…non avendo ricevuto risposta, la immaginava in camera tutta preoccupata. Così com'era non poteva avvisare nessuno del ritardo…che…se era come pensava, sarebbe stato lungo; anche tutta la notte forse. – "C'è qualcuno che può sentirmi? Ehi! Signore mi sente? " Urlò, inutilmente… poiché, non ricevette alcuna risposta. Da lontano gli proveniva solo il miagolio acuto del gatto che scorrazzava tra i binari spenti da qualche parte…laggiù nel buio. – "Ehi mi sentite? Aiuto!!! " Urlò; stavolta le grida erano avvolte da un manto nero di paura.
- " Tac! Tac! Tac! " Dovunque fossero…da che parte provenissero non lo sapeva, ma, qualcuno camminava. Dentro la testa quel rumore gli faceva scoppiare le meningi, sentiva il cervello spappolato come un biscotto inzuppato nel latte caldo. L'unica soluzione che trovò fu di sedersi sopra una delle sedie e aspettare che quei passi giungessero a lui…sempre se non fossero stati solo nella sua testa. Appoggiò la schiena e si lasciò andare. Gli occhi cominciarono ad essere pesanti, le palpebre cadevano come grossi macigni; aveva sonno, ma non voleva dormire. Aveva paura che gli capitasse qualcosa di brutto…ma era più forte di quanto pensasse…si abbandonò privo di lucidità. Il ragazzo, era in dormiveglia sulla sedia, quando il rumore dei passi cessò. L'ambiente era immerso in una coltre di sonno e ombre…solo i morti avrebbero trovato pace…la sotto. Improvvisamente, ci fu un rumore spaventoso di qualcosa che cadeva,  il ragazzo sobbalzò dalla sedia. In ogni angolo della via, sotto i binari, sopra, c'erano centinaia di corpi mutilati, le pareti erano inzuppate di sangue che ancora colava giù fino al pavimento. Qualche persona non era ancora morta, ma irriconoscibile in volto, a causa di bruciature, gli arti mezzo penzolanti. Uno spettacolo di follia si protraeva per metri e metri davanti al ragazzo. Sul binario principale c'erano due treni, uno di fronte all'altro, tutti e due accartocciati e fumanti.
Il giovane non sapeva se piangere o urlare mentre camminava tra i corpi in cerca di qualcuno vivo. Presto, perse le speranze vedendo solo corpi e macerie, quando all'orizzonte comparirono quattro infermieri con una barella che si fermarono accanto a una persona. Il ragazzo corse verso di loro…quello che vide fu scioccante.
-" Forza veloci! Ora gli pratico un massaggio cardiaco per rianimarlo! Uno! Due! Tre! Quattro! Niente da fare… sembra più là che qua! Uno… due… tre…" Disse uno, mentre un altro infermiere gridava. – "Mio Dio! Questo ha le gambe tranciate, sembra cosciente!!! " Gli infermieri, stavano cercando di rianimare uno dei corpi a terra…quel corpo era la copia esatta del ragazzo. – " No! Non può essere vero… non sono io quello!!! Sono vivo e parlo… mi sentite!!! " Urlava…mentre partecipava alla scena.
Enrico Andreini-" Mi sentite!!! " Urlava ancora…gli infermieri non lo sentivano…continuavano a praticare i soccorsi al corpo privo di vita. Il giovane, sempre più disperato urlava ancora…e urlava…e urlava fino a che le grida coprirono tutta la metropolitana. – "Mi senti? Ehi ragazzo svegliati…perderai l'ultimo treno! " Il guardiano della metropolitana agitava una mano sulla spalla del ragazzo che era addormentato sulla sedia. – "Co…co…cosa…cosa c'è? Chi è lei? Cosa cacchio succede?" Disse il ragazzo svegliatosi. – "Sta perdendo l'ultimo treno, si era addormentato! " Rispose il guardiano. Il giovanotto, rispose tra l'impaurito e lo sbigottito. – "Mi scusi… i treni sono andati a sbattere e…" Il Guardiano continuò. – " Cosa? Stava dormendo…si sbrighi…o dovrà prendere un taxi! " Il ragazzo si alzò e corse dentro la carrozza che partì subito; mentre si allontanava, vide il guardiano diventare sempre più piccolo fino a scomparire. Nella carrozza c'erano una dozzina di persone; si sedette, guardando fuori dal finestrino. La sua mente vagava ancora tra i tunnel…poi si fermava su quel corpo esanime…il suo. Aveva sognato, ma…sembrava tutto troppo attuale e vero per essere solo frutto della fantasia…di un sogno. Annusava ancora l'odore stantio dei binari…vedeva il sangue colare dalle pareti. – "I passi! " Pensò di colpo; erano scomparsi…non li sentiva più, ma le meningi gli facevano ancora male. Come poteva essere successo solo in sogno? Ad una ad una, le persone scendevano…la prossima fermata era la sua. Appoggiò la testa contro il vetro freddo della carrozza pensando alla ragazza che avrebbe visto tra poco tempo…cercò di dimenticare. Ma i pensieri tornavano sempre…ogni volta facevano male.  Cercò di dimenticare ancora.
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