Paolo e la penna

 
Enrico Andreini Un mattino di tarda primavera, Paolo, come tutti i giorni, da ormai tanto tempo, usciva di casa per recarsi al lavoro. Un lavoro non certo di soddisfazione, un lavoro anonimo, come tanti, che serviva esclusivamente per poter vivere, non certo per inseguire sogni o chimere, non c'era più tempo per i sogni, in un mondo che pensava solo a correre e produrre. Dunque come dicevo un mattino come tanti, sempre uguali, grigi anche quando c'è il sole, Paolo si sentì chiamare. Si sentì chiamare distintamente per nome, abitando da solo in un monolocale, trasalì. Chi poteva essere a chiamarlo? Si guardò intorno, aprì anche la porta di casa. Nessuno. Pensò di essere impazzito, di essere come Giovanna D'Arco che sentiva le voci, ignorò e uscì in strada. Lavorò come sempre tutto il giorno, non sentì e non pensò più a niente. Alla sera tornando a casa, appena chiusa la porta alle sue spalle, risentì distintamente la solita vocina che lo chiamava. Era una vocina  di bambino che lo chiamava, lo chiamava distintamente per nome, non diceva altro, diceva solo il suo nome. "Paolo…Paolo…Paolo…Paolo, mi senti Paolo…sono qui, Paolo…sono qui." Al povero Paolo sembrava di impazzire, appena lasciò l'ingresso per andare in salotto,  la voce, come al mattino, non la sentì più. Pensò di essere un po’ esaurito, magari aveva solo bisogno di ferie, ultimamente lavorava troppo. La sera passò tranquillamente, lo venne a trovare la sua ragazza, ma si guardò bene dal dirle di aver udito la vocina che lo chiamava. Dormì tutta la notte, sonno tranquillo senza sogni, senza incubi. Al mattino dopo quando si alzò tutto normale. Fece la solita colazione a base di latte e caffé. Una volta giunto nell'ingresso nel prendere la giacca dall'attaccapanni  si sentì richiamare.  Era la solita vocina. Stavolta, aprì la porta di scatto, nessuno, la vocina continuava a chiamarlo imperterrita, la sentiva distintamente,  veniva dal basso. Si abbassò, la sentì chiaramente, veniva dal cassetto del mobiletto dell'ingresso, quello  dove sopra c'era appoggiato il telefono. Incredibile, era uno scherzo? Forse la sua ragazza voleva burlarsi di lui? Aprì di scatto il cassetto, dentro  c'erano solo una vecchia penna biro e un taccuino che prima dell'avvento dei cellulari scrivevano i numeri telefonici.  Si abbassò ancora di più, forse dentro c'era un microfono o qualche marchingegno che cambiava la voce. Niente. La voce continuava a chiamarlo. Paolo Sfilò tutto il cassetto, lo tirò fuori e lo posò sulla cassapanca. La vocina continuava imperterrita a chiamarlo, avvicinò l'orecchio al cassetto. Incredibile a chiamarlo era la penna. Ma come era possibile? Come era possibile che a chiamarlo fosse una penna? Roba da non credersi, solo a raccontarlo c'era da essere presi per matti. Paolo uscì, avrebbe fatto tardi al lavoro. Uscì ignorando la penna e la sua richiesta d'aiuto. Durante il giorno non potè fare a meno di pensarci. Enrico AndreiniCome era possibile che una penna lo chiamasse? Ci doveva essere qualcosa dentro, forse una di quelle diavolerie da spie. Ma chi poteva avercela messa? Paolo  non aveva una vita particolarmente brillante, insomma una vita da spiare o da invidiare, era tutto casa e lavoro, anche con la sua ragazza usciva poco, era sempre stanco, il lavoro non gli lasciava spazio per la vita privata. Altro che spie. La sera entrò in casa curioso, appena entrato, toltasi la giacca, la vocina ricominciò a chiamarlo. "Paolo…Paolo…Paolo mi senti…rispondimi" Paolo, tra l'impacciato e il curioso si decise a rispondere, non prima però di essersi guardato intorno ed essere uscito dall'ingresso da dove potevano vederlo dalla finestra. Avvicinò la penna alla bocca e  quasi vergognandosi, le si rivolse. – "Chi sei? Cosa vuoi da me?" La penna gli rispose. – "Sono la penna, sono anni che mi tieni rinchiusa in questo cassetto. Ti prego…….ti prego……fammi scrivere qualcosa… la lista della spesa… qualche numero di telefono…qualche scarabocchio. Non lasciarmi altro tempo ignorata nel cassetto. L'ultima cosa che ho scritto è stato il menù al ristorante "Il re della mezza porzione". Ti ricordi? Eri con la tua ragazza ordinaste due primi e due pizze, una margherita e una quattro stagioni. Poi mi hai preso dal tavolo, mi hai messo nella tasca della giacca e quando sei arrivato a casa mi hai messo dentro questo cassetto, dove mi hai dimenticata. Rimpiango le sere al ristorante, quando la cameriera,  era si stanca, ma almeno mi faceva scrivere." Paolo, prese la penna, prese il taccuino, prima con mano quasi tremante, poi sempre più spedito, scrisse…scrisse…scrisse tanto da non riuscire più a smettere. Scrisse…scrisse…scrisse di tutto…scrisse su tutto. Paolo diventò uno scrittore famoso, il suo successo lo deve a quella penna rinchiusa in un cassetto dell'ingresso. Da allora tante ricariche ha cambiato, la penna è sempre più vecchia e  sempre più mordicchiata in cima, ma mai, mai più sarà riposta nel cassetto dell'ingresso.
Design downloaded from free website templates.