Piazza dei miracoli

 
fantasmi Relegato al ruolo di spettatore, pur facendo parte integrante di una delle piazze più belle del mondo, questo da secoli il mio non invidiabile ruolo. L'antico costruttore, quando concepì nella sua mente questa meravigliosa piazza passata alla storia col nome, mai speso meglio, di piazza dei Miracoli, affidando a me e ad altri due amorini, così ci chiamano, uno stemma con dentro la scritta opa, pensava di averci relegato a un ruolo importantissimo, il ruolo di ingresso a tanta bellezza. Purtroppo non è stato così, da secoli migliaia, milioni di persone hanno visitato la piazza, a me, a noi, nessuno, o pochi hanno rivolto il loro sguardo, del resto li capisco, dinanzi a tanta bellezza, come ci si può ricordare di tre amorini che sorreggono uno stemma. Fortunatamente sotto i nostri piedi sgorga l'acqua fresca che soprattutto nei caldi giorni estivi invita a bere e a refrigerarsi, così, i visitatori una rapida occhiata ce la mandano. Eppure siamo fatti dello stesso marmo del duomo e della torre, perché allora non  ci guardano? In compenso io ho guardato i visitatori che nei secoli, come in un film ci sono sfilati davanti. Tante storie mi vengono alla mente, come quella di quel principe, qualche secolo fa, era poco che eravamo costruiti; la piazza non aveva ancora l'aspetto attuale, il quale, per ingraziarsi una vittoria in una delle solite sciocche guerre, ci passò davanti con suo gran stuolo fatto di signori e damigelle. In questi secoli non ho mai capito come mai, quando uno vince o spera di vincere, in tutti i campi, dalle armi allo sport, arriva in gran pompa a rendere onore,o, a chiedere grazia, quando viceversa perde, non si vede nessuno, forse saranno altri amorini, in altri lidi a vedere le sfilate, del resto è sempre esistito, per uno che perde c'è sempre uno che vince. Ma torniamo al nostro bel principe arrivò nella piazza in un freddo mattino d'inverno, i partecipanti al corteo erano tutti avvolti in spessi panni di pesante velluto colorato, avevano sulle spalle ampi mantelli di lana e più vicini al nobile principe avevano addirittura bianchissime pellicce d'Ermellino. Il principe come si addiceva ai penitenti  dell'epoca aveva in dosso solo un semplice sacco di iuta, fatto da balle ricucite. Si vedeva poverino che tale abbigliamento non gli era consono, moriva di freddo, camminava tutto intirizzito tra lo scherno dei poveracci della folla che facevan ala al corteo, loro di stracci eran vestiti tutti i giorni. Come se a Dio onnipotente importasse veramente come uno è vestito, neanche lo vedesse. Quando l'inizio del corteo era già entrato nella cattedrale, qualcuno, subito seguito dagli altri, fece una palla con del fango e colpì il principe sul suo bel viso ben curato e bello sbarbato, dove non c'erano tracce né di sofferenza né di miseria. Così il nostro caro principe si trovò dinanzi a Dio, quasi nudo, sporco come il popolo  ci si trovava abitualmente. Altri tempi, allora si che si vedevano i principi, oggi di penitenti non se ne parla più, il popolo, si veste come un principe, valli a capire certi cambiamenti. Dopo poco più d'un secolo dal primo episodio, era appena passata la metà del 1200, ricordo, che con gran corteo di togati, armigeri e damigelle, venne insediato signore della città, tal Ugolino Della Gherardesca. In cattedrale si levaron alti i canti, quando qualche anno dopo per ordine dell'arcivescovo Ruggeri, il nostro fu rinchiuso con i figli Gaddo e Uguccione e i nipoti Nino e Anselmuccio nella torre della fame e lasciato morir di stenti nessun corteo celebrò l'evento, non si levaron canti dalla cattedrale, solo urla, urla disumane sentii arrivar dalla torre, tanto che Dante nella sua commedia scrisse – "La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator" . Come fosse certo di tale scempio. Ma questa è un'altra storia, una storia che si perde nella notte della mia memoria. Veniamo a tempi più vicini ai nostri, ecco il 700, il secolo romantico, il secolo delle divise, delle bianche parrucche, delle carrozze a forma di zucca. Quante sfilate ho visto sia dei granduchi di Toscana, sia di altri nobili, con i loro  lunghi cortei fatti di carrozze dorate, di ufficiali in divise dai forti colori, dai lacché con le ridicole divise dalle becche rialzate e dalle immancabili parrucche bianche e ricciute. Tutti a vedere Foto di Enrico Andreinila torre che pende e non cade, a vedere la cattedrale o il celebre camposanto, nessuno a vedere me e i miei fratelli, anzi davanti a noi nemmeno si soffermavano, ricordo le risatine delle dame nelle loro ampie gonne, il viso nascosto dai ventagli, le occhiate maliziose gettate come per caso ai bei corazzieri, il loro stupore nel vedere la torre che sembrava cascargli addosso e rimanere su quasi per incanto. Dal secolo romantico, fatto di silenzi, di languide occhiate, carrozze a forma di zucca, eccoci alla fine del secolo seguente fatto di rumori di fumo di inquinamento. Ricordo ancora la prima macchina che traversò la piazza, dal rumore che faceva, ebbi un sobbalzo; per poco non fece cadere dal piedistallo me e i miei fratelli. I cavalli delle carrozze a sentir tale rumore si imbizzarrirono, qualcuno se la diede a gambe,  per ricuperarli ci volle del buono. Era finita la pace, cominciava la lotta all'inquinamento, la lotta al rumore. La lotta  a quello che chiamiamo progresso. Quanta bella gente, quante processioni mi son passate davanti in questi secoli, quanta storia, quanti signori  ho visto sfilare. Ho visto re, principi e guerrieri, tutti li conservo nei meandri della mia mente fatta di solido marmo. Oggi dopo aver respirato aria così importante quasi rarefatta, questa piazza vive solo di turismo di massa. Dopo aver visto pii principi venir a chieder grazia vestiti sol di balla, oggi vedo  giapponesi che si fotografano  nell'immancabile posa di tener su dritta la torre, come se senza  le loro iniziative venisse giù. Ogni epoca ha la sua gente, i suoi miti, i suoi cortei, prima tutti dietro alle carrozze, ora tutti dietro agli immancabili ombrellini rossi delle guide.
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