Podere "San Viticchio"

 
Enrico Andreini E' quasi sera, quando arrivo al bivio per Stradicchio, paesino sperso, nel vero senso della parola, tra le colline del Chianti e quelle celebrate da pittori e scrittori, le famose colline delle crete senesi. Incredibilmente, ce l'ho fatta a perdermi anche con il satellitare, satellitare del tutto inutile in questi posti non ancora mappati dal sistema "GPRS."
Ho fatto come ai vecchi tempi, atlante e carta geografica. Sono partito in tarda mattina da Bagno a Ripoli, ho puntato sul passo Dei Pecorari, da li sono sceso a Montefiridolfi, da dove ho puntato non senza difficoltà su Valigondoli, appena superato il quale, eccomi finalmente in vista del bivio per Stradicchio.
A vedere il cartello stradale, sembra di tornare negli anni cinquanta, anni ai quali risale senza ombra di dubbio; tolta la ruggine che occupa il quaranta per cento del cartello, il rimanete, non ha più nulla dei colori originali che dovevano essere come tutti i cartelli in giro per la penisola, fondo blu e scritta bianca; i colori…scoloriti dagli anni sono indecifrabili, così come la scritta…ma finalmente eccomi arrivato, ancora pochi chilometri e arriverò al paese.
Trascorse poche decine di minuti eccomi giunto sotto il cartello, anch'esso rugginoso e quasi illeggibile che  sottolinea il mio arrivo in paese, debbo subito ricredermi…come si fa a chiamare paese un insieme di case fatiscenti che si e no arriveranno a quindici unità…capisco perché qui il "GPRS" non è arrivato…Finalmente, una volta sceso di macchina riesco a trovare un'anziana abitante; mi avvicino, mi presento e chiedo. –"Buonasera, sono Henry dell'immobiliare "Una casa per tutti"." Non ricevendo nessun segno né di saluto, né tanto meno di benvenuto, continuo. – "Sto cerando il podere "San Viticchio" , sa dove si trova?" Neanche avesse visto il figlio dell'Anticristo.
La signora si fa velocemente il segno della croce; entra in una casa sbattendomi in faccia la porta, senza proferire una sola sillaba. Rimango perplesso…in mezzo alla strada…da solo, mentre si alza un vento boia che mi fa letteralmente rabbrividire. Guardo in torno…nessuno, il paese sembra deserto, non un'anima viva, non un pennacchio di fumo che esca da un camino, visto anche il freddo e le temperature rigide del momento. Provo a bussare a qualche porta…niente, tutto deserto…tutto abbandonato; l'unica abitante doveva essere la strana donna incontrata poco fa.
Torno in macchina, provo a telefonare in ufficio…niente, il dannato mezzo è inutilizzabile senza linea…non mi resta che tornare indietro a Valigondoli. Rifaccio la strada fatta poc'anzi…non senza aver tirato una decina di "sagrati", dentro…ma poi nemmeno tanto…dentro di me. Arrivato al paesino, parcheggio dinanzi all'unico bar, che si trova, manco a dirlo sull'unica piazza del minuscolo centro abitato. Entro, mi presento allo spaurito barista. 
Enrico AndreiniSolo a guardarlo c'è da ridere, sembra Lurch della famiglia Addams –"Sono Henry dell'immobiliare "Una casa per tutti", torno da Stradicchio, detto tra noi…non mi è sembrato un posto ad alta densità abitativa; ho trovato solo una vecchietta, con dei problemi di esoterismo…visto che quando gli ho chiesto cosa volevo….bhè…s'è  fatta il segno della croce e mi ha sbattuto in faccia la porta. Bel modo di salutare…vero è che mia moglie mi dice sempre che con la barba lunga faccio schifo…ma così mi sembra troppo…non le sembra anche a lei?" Il barista, lungi dal ridere mi risponde. –"Desidera? Non sono qui né per perdere tempo, né tanto meno per dare indicazioni stradali…per quelle c'è la segnaletica…se posso darle qualcosa bene…altrimenti la porta sa dove si trova…visto che l'ha già passata entrando."
Preso tristemente atto che sono capitato in mezzo ai matti, ordino un caffè…tanto per scaldarmi. Mentre sono intento a sorbirmi la nera brodaglia rifilatami, un cliente del bar…l'unico, mi invita a sedere al suo tavolo. E' un ometto dall'età indecifrabile, ma senza ombra di dubbio sopra gli ottanta, sotto un bisunto cappello che anticamente doveva essere nero, spuntano due baffetti che fanno da cornice ad un viso rotondo, tendente al rossiccio, sia per il freddo che per i troppi quartini di vino bevuti negli anni, visto che uno…rigorosamente vuoto…fa bella mostra di sé sul tavolino. Ha il viso simpatico…scavato dagli anni, a vederlo, torno indietro negli anni…non so perché ma ricorda vagamente mio nonno. Mi accomodo al tavolo, non senza aver ordinato un altro quartino di liquido rosso che immediatamente Lurch si appresta a portare…immediatamente si fa per dire.
L'ometto attacca. – "Ho sentito…per caso…che lei è un immobiliarista…che torna da Stradicchio. Cosa c'è da vendere in un paese di  dieci case che cascano da un momento all'altro?" Rispondo che sono incaricato di mappare e vendere il podere "San Viticchio", racconto anche del mio incontro con l'anziana signora. L'ometto, dice di chiamarsi Elmo, riprende ancor più loquacemente, dopo essersi versato un bicchiere di vino. –"La donna che lei ha incontrato si chiama Beppina, è rimasta l'ultima abitante di Stradicchio; è un po’ strana, sa…la solitudine…gli anni… l'hanno resa ancor più lunatica di quello che era già da ragazza. Quando tutti se ne sono andati, chi a lavorare all'estero, chi in città o più semplicemente in paesi più grandi, lei non ne ha voluto sapere, ha sempre detto che sarebbe rimasta nella casa dei suoi avi, così…una volta la settimana, una macchina dei servizi sociali del comune di Montefiridolfi le fa visita, le porta provviste." Si prende una lunga pausa, che sfrutta per portarsi alla bocca il nettare caro a Bacco e ricomincia. –"Il podere San Viticchio, è sito a nord di Stradicchio, circa sette chilometri, è ritenuto un podere maledetto, perché subito dopo la guerra fu teatro di alcune morti ritenute alquanto strane dagli allora abitanti del paesello. L'attuale proprietario, Tommaso Galli,  vive in America dagli anni cinquanta…partì subito dopo le strane morti, alimentando anche dei sospetti.
Tutti lo conoscono come il "'Merikano", anche il podere stesso non viene più chiamato "San Viticchio"…porta male…viene comunemente chiamato il podere del 'Merikano. L'avverto, sono anni che nessuno ci mette piede, lo riconoscerà per le erbacce che lo circondano, stasera non le consiglio proprio di andarci, con il buio, non sarebbe in grado di far niente." Ringrazio Elmo per la sua loquacità; mi informo dove posso mangiare e dormire in paese. Elmo risponde. –"Qui, non ci sono alberghi o pensioni, Montefiridolfi è lontano e credo che anche li non ci siano strutture, per una sera può venire a casa mia, vivo con mia figlia qui vicino, siamo solo due in una grande casa. Mio genero e mio nipote sono a lavorare in Germania, non ci sono problemi ad aggiungere un piatto e a rifare un letto."
Dopo essermi accertato di non disturbare…accetto, chiedo a Lurch se è possibile telefonare. Il solerte barista mi indica una vecchissima cabina telefonica, dalla quale telefono a mia moglie avvertendola che per la notte non tornerò a casa e mi avvio con Elmo verso casa sua. Abita a duecento metri dal bar in una grande casa di pietra grigia a tre piani, aperta la porta, si entra in una stanza dove ci sono mensole con sopra provviste, in un angolo accatastati, vecchi attrezzi da lavoro. Era l'antico "Cigliere" , lo ricordo nella casa paterna di mia madre, era la stanza che i contadini, negli anni 40-50 usavano come ripostiglio, ricovero per attrezzi e dove nelle fredde e acquose giornate invernali riparavano o costruivano attrezzi o gerle in vimini e legno, la sua vista mi ha catapultato indietro di oltre quarant'anni, quando bambino, andavo da mio nonno per mangiare pane e lardo. 
Una scala in pietra e mattoni ci porta al primo piano, qui giunti, la scala, continua sulla destra, porterà ai piani superiori, a sinistra e nel centro del pianerottolo ci sono due porte, Elmo apre quella centrale che dà in una grande cucina. Mi fa entrare e mi presenta a sua figlia, una donna sulla sessantina, una donna da anni 50. Vestita con un vestito grigio con sopra un grande grembiule nero, calze di lana nere alle gambe, in piedi pantofole nere, che credevo non facessero più da anni; completa il quadro un fazzoletto sempre nero tenuto in testa da un grande fiocco che fa mostra di sé sul dietro della testa della signora che mi è stata presentata con il nome di Gina. Elmo spiega alla figlia il motivo della mia venuta, anche lei, al nome del podere del 'Merikano,  mi guarda di sottocchio, quasi con timore; timidamente, non contraddice il vecchio padre e sparisce per andare a rifarmi il letto. Elmo, prima prende il fiasco del vino nella vecchia piattaia, quindi, sempre da lì preleva due bicchieri,  posandoli,  si siede al grande tavolo nel centro della cucina, mi fa segno di sedere vicino a lui e mi versa del vino. Faccio segno di no con la mano, al che  mi fa. – "Bevi…bevi giovanotto, questo lo faccio io…è di quel bon…sincero…senza intrugli, non è come i liquoracci o l'aperitivi che voi giovani siete abituati a bere." Rispondo. –" Caro Elmo la ringrazio per il giovane, ma anch'io vado per i cinquantaquattro, il fatto è che non sono abituato a bere fuori pasto. Ne accetterò un goccio."
Il mio dirimpettaio continua. –"Cinquantaquattr'anni…cosa sono? Ti posso dare del tu?" Acconsento con un cenno della testa. – "Io ne ho ottantasei, mi faccio sempre il vino da solo, faccio l'orto e vendo ancora la frutta che coltivo, la porto al mercato a Motefiridolfi, il sabato mattina. Ai tuoi anni andavo a lavorare in bicicletta alle cave…le cave che erano lassù…al Passo  dei Pecorari…mica male vero." Annuisco, cercando di  calcolare i chilometri giornalieri che lo separavano dal lavoro, mi viene in aiuto il vecchio; quasi mi avesse letto nel pensiero. –"Tra andata e ritorno sono circa settanta chilometri…li ho fatti tutti i giorni in bicicletta, con il sole e con l'acqua, fino a che non chiusero le cave a metà degli anni 70. E' nata da li la crisi che ha investito e che investe sempre questa zona. Non c'era più lavoro, chi è andato in America…come il 'Merikano…va bhè…lui partì prima…subito dopo i fatti di "San Viticchio", altri sono andati in Belgio o in Germania…come mio genero, lui è andato vicino Monaco a fare il gelataio. Lo sai dov'è Monaco?" Altro segno di assenso con il capo, Elmo ne approfitta per bagnarsi la gola e ricomincia. – "Era appena finita la guerra,  "San Viticchio" all'epoca era il podere migliore di tutta la zona, terra nera, terra da semina, ci nasceva tutto quello che ci si tirava, anche per sbaglio…mai vista in vita mia una terra così. Una notte ci fu una lite tra il "Bigio" come veniva chiamato Torquato Galli, che oltre a Tommaso l'attuale unico proprietario, aveva altri tre figli: Silvio, il primogenito, Assunta, la seconda, appunto Tommaso, che era il terzo e Pietro, detto "Sasso", tanto era duro; completava la famiglia originaria Nunziatina la moglie di Torquato, perché in casa ci stavano anche Lino, detto "il Conte",  per la sua scarsa voglia di lavorare la terra; era il marito di Assunta, Giustina, moglie di Silvio e infine Manola, moglie di Tommaso, solo "Sasso" era scapolo.
Dunque come dicevo, ci fu una lite…dicesi…violenta, da una parte il Bigio, Sasso e Silvio, dall'altra il Conte, Tommaso e la moglie di questi, Manola. Il motivo del contendere era la conduzione e la spartizione del podere. I primi intendevano portare avanti come da sempre il podere;  erano assolutamente contrari ad ogni tipo di spartizione, o divisione in lotti, erano inoltre contrari alla modernità, per non far debiti; dicevano. I secondi, volevano per prima cosa modernizzare il sistema di semina e di raccolto, con i trattori che cominciavano a affacciarsi sul mercato, la seconda, non meno spinosa questione era lo spartimento in lotti, dividere tra i figli del podere, Tommaso e Manola, avevano già espresso desiderio di andare a cercare fortuna in America, i soldi della vendita della loro parte avrebbe permesso di incassare i soldi necessari per intraprendere il viaggio.
Enrico AndreiniI primi, come già detto erano contrari a tutto…le liti dopo cena…si sa, risentono del vino. Qualcuno…sembra…tirò fuori un coltello, Sasso, non per niente si chiamava così, prese il coltello che era sul tavolo per tagliare il pane e si scagliò sul Conte, passandogli lo stomaco da parte a parte. Il resto…non si sa…come andò. Quando arrivarono i carabinieri trovarono morti, sul pavimento in cucina oltre al Conte, Sasso, anche lui morto da una coltellata, Silvio, morto sulle scale…da una fucilata alle spalle…il Bigio lo trovarono impiccato a un trave della cantina. Le donne piangevano, chiuse a chiave in una stanza chiamata "camboron" ; era la stanza dove veniva messo ad asciugare il granturco e dove veniva messa l'uva sui cannicci…uva che serviva a governare il vino. Tommaso con la moglie erano spariti.
Tornarono dopo qualche giorno, al processo, Tommaso disse che era scappato appena Sasso aveva dato la coltellata al Conte, era scappato per paura che si scagliasse anche contro di lui, o contro Manola, la moglie. Dissero che erano stati ospiti di alcuni parenti su al "Castagno".  Di quello che accadde dopo, disse di non saper niente. Versione avvallata sia dai parenti, che dalle donne, donne che a loro volta dissero di essere state chiuse a chiave, subito dopo la morte del Conte; dissero inoltre di aver sentito uno sparo dopo un po’ di tempo, tempo indecifrato che poteva andare da pochi minuti a più di mezz'ora, di non aver sentito altro fino che, dopo delle ore arrivarono i carabinieri." Il vecchio si ferma nel racconto per permettere alla figlia di apparecchiare, ci spostiamo così su due specie di troni in legno e vimini posizionati dinanzi il grande caminetto in pietra e mattoni.
Li con il suo bicchiere saldamente in mano continua. – "I carabinieri al processo descrissero questa versione dei fatti; versione accolta dal giudice e dagli avvocati. Sasso, uccise il Conte con una coltellata, Silvio a sua volta uccise, più o meno intenzionalmente Sasso. Subito dopo, cercò di scappare, perché il Bigio arrabbiatissimo per la morte del figlio prediletto aveva preso dalla rastrelliera che era in cucina il fucile, fucile che poi usò per sparare la fucilata fatale allo stesso Silvio. Il Bigio a quel punto pentito di tutto quello che era successo si era impiccato in cantina. Questa è…come dicevo…la versione che venne fuori dal processo…ma in paese, la gente mormorava che Tommaso forse ne sapeva più di quello che poteva dare a intendere…in giro…era conosciuto come un violento." A questo punto Elmo è interrotto dalla figlia che a sua volta riprende. – "Ma cosa vai dicendo? Non aggiungere particolari che al signore non interessano…attieniti alla realtà. Al processo, non venne fuori niente su Tommaso o sulla Manola…non aggiungere particolari della tua fantasia." Elmo contrariato riprende, girandosi in direzione della figlia. – "E' la verità, lo sai anche tu…anche se sei…o meglio…eri amica di Manola. Tommaso era un violento…quantomeno era conosciuto come violento…poi se lo era…o… meno…non sono fatti miei. Ma la gente pensò…e anche…tu e tuo marito…se ricordo bene…che il 'Merikano ne sapesse di più di quello che volle dar ad intendere, che le donne e i parenti lo discolpassero solo per paura di far la fine degli altri. Fatto stà che dopo poco partì per il Connetticutte…o come diavolo si chiama quel posto dov'è andato. Alla povera Nunziatina crollarono i nervi, fu ricoverata al manicomio di Volterra, dove morì dopo qualche anno.
La Giustina, tornò a casa sua…era delle parti di…San Miniato o giù di lì. Non ne abbiamo saputo più niente. Non abbiamo saputo più niente di nessuno, fino ad oggi che tu ti sei presentato qui in paese." Disse rivolgendosi a me, continuando mentre ci stavamo alzando per tornare a sedersi al tavolo. – "E' stata una brutta storia che ha pesato come un macigno su tutta la comunità…tutti hanno voluto dimenticare quella notte. Tutti hanno voluto dimenticare "San Viticchio" e i suoi fatti, per riuscirci meglio, cambiarono anche il nome al podere, chiamandolo il podere del "Merikano" e affibbiandogli il nome di podere maledetto." Concluse così il suo intervento, davanti a un bel piatto fumante di pasta e fagioli. Per secondo la Gina ha preparato fagioli all'uccelletto con le salsicce, cena pesante ma spazzolata con gusto, questi erano sapori che avevo perso da decine d'anni.
Dopo cena, sorbendo un caffè davanti al camino Elmo continua a parlarmi della sua vita passata, del lavoro duro che ha sempre fatto, del 'Merikano che secondo lui era un violento, che a suo tempo in quella storiaccia del podere "San Viticchio"  forse…anzi certamente…ci incastrava più di quello che venne fuori al processo;  che la partenza per l'America, sapeva tanto di fuga…e…ora…dopo tanti anni…torna tutto a galla…arrivo io…a chiedere del podere…dimenticato. Tra una chiacchiera e l'altra, abbiamo tirato tardi; Gina e Elmo abituati ad alzarsi all'alba mi accompagnano al piano superiore, in quella che per stanotte, sarà la mia camera. E' una stanza molto grande, penso, per deformazione professionale, che di una stanza così, nei moderni mini appartamenti, ci vengono due camere, una matrimoniale e una singola; altri tempi…altri modi di costruire…forse… anzi…senza il forse, costruivano meglio una volta. L'arredamento della stanza è spartano, grande letto matrimoniale in ferro, due comodini altissimi, come del resto il letto;  tanto è alto, penso che se cado di sotto mi ci vorrebbe il casco. Nella parete davanti al letto c'è un grande e alto armadio in legno chiaro, completano l'arredamento una cassapanca e un lavabo in ferro, con tanto di brocca e catinella.
Sono tornato indietro di quarant'anni, per una notte, sono tornato a quando ero bambino, incredibile, pensavo non esistessero più ambienti così…quantomeno, così intatti. Nella stanza, manco a dirlo un freddo che dire cane è dire poco, il riscaldamento all'epoca proprio non c'era, ma oggi…ci siamo abituati. Mi lascio la camicia, indosso  frettolosamente il pigiama di flanella che la Gina mi ha preparato sul letto…è di suo marito, entro sotto le pesanti coltri…pesanti in tutti i sensi…avrò sopra di me dieci chili di coperte, nella stanza vedo il fumo del mio fiato; spengo la luce, dopo un po’ mi scaldo e dormo come un sasso. Appena addormentato, trasmigro; mi trovo improvvisamente in un altro posto. Sono in una grande cucina, intorno al tavolo una famiglia numerosa, come oggi non se ne vedono più è raccolta nella cena; i bicchieri di vino, si riempiono e si vuotano a ritmo vertiginoso, la conversazione si scalda, si comincia non più a parlare…ma a …gridare, le donne cercano di far da paciere, gli uomini sempre più caldi dal vino e dai rancori son sordi agli innumerevoli richiami alla calma.
D'un tratto scattano tutti in piedi, uno di loro agguanta il fiasco del vino, lo scaglia contro il suo dirimpettaio, il quale si scansa; ma…a sua volta agguanta qualcosa sul tavolo…è un grande coltello… un coltello da pane. Con uno scatto improvviso si lancia sul suo aggressore…prima che qualcuno, dei presenti possa fermarlo, ha già affondato il coltello nello stomaco del suo aggressore. Rimane fuori solo il manico. – "Lino…Lino!!!" Urla una donna con disperazione. Tutti accorrono, il poveraccio cerca di parlare, ma non esce una parola dalle sue labbra…spira in pochi attimi. – "Cosa hai fatto? Del resto da uno che chiamano Sasso cosa ci vuoi levare? Sei un cretino, un assassino, un pazzo; ecco cosa sei…sei matto da legare. Ti farò rinchiudere."
A dire queste parole  uno degli uomini presenti; Sasso risponde. – "Fermi state fermi! Vi ammazzo tutti brutti cani rognosi…ve la d'ho io la spartizione del podere…la modernità...i trattori…vi ammazzo come cani." Così dicendo si gira verso chi ha parlato con un altro coltello a serramanico che ha levato dalla  tasca. L'altro lo aspetta, Sasso anche per il vino bevuto,  non è lucidissimo, barcolla…l'altro ne approfitta, si getta sull'assassino, con fare fulmineo gli toglie di mano il coltello, sempre altrettanto fulmineamente gli taglia la gola da parte a parte. Sasso cade a terra senza un lamento in un lago di sangue. I presenti sono sbalorditi…senza parole. Uno dei due giovani rimasti, comincia a correre verso le scale urlando. – "Assassini…siete tutti assassini, vado a denunciarti. Caro Tommaso, hai finito di dettar legge. Farai la fine che meriti…marcirai in galera…quella sarà la tua America…la galera."
Tommaso, lancia a terra il coltello, afferra uno dei tanti fucili appesi alla rastrelliera, lo carica e senza indugiare spara due colpi che colpiscono il fuggiasco in piene spalle, il quale cade in un lago di sangue sulle scale. A questa vista il vecchio si scaglia su Tommaso, lo prende per il collo, l'altro più giovane e forte si libera, a sua volta prende il vecchio per il collo, stringe…stringe…al vecchio vengono fuori gli occhi dalle orbite…l'altro continua…continua, finché il vecchio dopo un ultimo sussulto giace immobile sul pavimento della cucina. A questo punto si alza, ha gli occhi fuori dalle orbite tanto è stravolto…sembra un demone…si è un demone; si scaglia sulle donne brandendo un coltello urla. – "Non sono stato io…non sono stato io! Avete capito? Io e Manola dopo che Sasso ha ammazzato il Conte siamo fuggiti…siamo andati al Castagno. Se non confermate questa versione vi ammazzo tutte. Farò in modo che non mi diano la colpa. Manola vai al Castagno e parla co' tu' parenti chi non conferma la versione è morto. Ricorda di sottolinearlo. Morto…morto…morto! Capito!!!"
Quindi prende le altre due donne e le rinchiude in una stanza, poi si carica il vecchio sulle spalle, lo porta in cantina, gli mette una corda al collo, dà una pedata a uno sgabello iscenandone  così  l'impiccagione, il suicidio. Torna in cucina prende il fucile usato per uccidere Silvio sulle scale, leva le proprie impronte digitali e lo lascia a terra vicino al cadavere che penzola in maniera spettrale dal trave. Torna nella cucina prende a terra il coltello a serramanico di Sasso, lo lava, pulisce le sue impronte, poi lo va a mettere nella mano destra di Silvio, morto sulle scale. Torna nella stanza  cancella tutte le tracce che possano condurre a lui.
Quando ha finito si volta verso di me…come mi vedesse. Mi grida. – "Tu non hai visto niente…non sai niente…vai a casa…è stato un brutto sogno! Ricorda un brutto sogno…un brutto sogno…un brutto sogno." Mi sveglio…accendo la luce, siamo nel cuore della notte…so già che non dormirò più per stanotte. Dentro di me ho già preso una grande decisione. Aspetto il mattino con il batticuore. All'alba sento Elmo e la Gina alzarsi ed andare in cucina, aspetto pochi minuti, poi anch'io mi alzo e li raggiungo. Quando mi vede Elmo mi si rivolge. – "Dormito bene, a vederti in faccia, non direi proprio." Rispondo. – "Caro Elmo la ringrazio di tutto quello che ha fatto per me. Ho dormito poco…sarà stata la cena pesante, sa non ci sono più abituato a mangiare cose sane e genuine; adesso siamo tutti fissati con i cibi light, più digeribili…ma meno genuini. Stanotte ho preso la decisione di andare a casa, non me ne importa del podere "San Viticchio" il podere del "'Merikano" lo venderà qualcun altro; per carità non sono superstizioso…ma è bene lo venda qualcun altro…che ne pensa Elmo…faccio bene?"
Mi guarda con i suoi occhietti simpatici e conclude. – "Figlio mio, hai preso la decisione giusta. Stanotte ho pregato per te…che non ti succedesse niente di male…in quel posto…maledetto. Quello è un posto da dimenticare…c'eravamo quasi riusciti…poi sei spuntato…tu" Fatta colazione salgo sulla mia macchina punto deciso su Montefiridolfi…addio Stradicchio…. Addio podere San Viticchio, mi hai tormentato per una sola notte…una notte che vale una vita…vero Tommaso!
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