Tonino 'o piscaturi

 
fantasmi Come tutte le mattine, Tonino, conosciuto con il soprannome di 'o piscaturi, soprannome che denotava la sua chiara origine sicula, si stava recando alla scogliera di Marina di Pisa per pescare. Armato delle sue amatissime canne, dell'altrettanto amata cassetta contenente ami e esche varie e dell'immancabile panchetto, camminava lungo via della Repubblica Pisana, con andatura che lo rendeva unico, nel piccolo panorama marinese. Piccolo, curvo, le gambe valghe che denotavano la non più tenera età; una vita fatta di stenti,  sofferenze e dure lotte con il Dio Nettuno, con il quale aveva  un conto personalissimo, sempre aperto che riteneva pendesse dalla parte del Dio. Gianni e Roberto erano al bar di Gigi intenti a fare colazione, vedendo il vecchio pescatore, il primo si rivolse al secondo dicendo. – "Guarda anche stamani Tonino va a litigare con Nettuno." – " Eh si, ormai sono mesi che non prende più nemmeno un parago. E' sempre più incazzato con il mare e con il mondo intero." Rispose il secondo ridendo. Tonino, quasi avesse sentito il dialogo dei due amici  girò lo sguardo verso il mare e rivolgendosi al suo immaginario nemico lo apostrofò agitando una canna da pesca.  – "Fuoddi d'un Diu, ni videmu anche oggi, dal lunniri al venniri sempre presente suogno. Prima o poi pischirò, lu malu tempu e lu buonu tempu nun addùranu tuttu lu tempu." – "Pazzo d'un Dio, ci vediamo anche oggi, dal lunedì al venerdì sono sempre presente. Prima o poi pescherò,  il cattivo ed il buon tempo, non durano tutto il tempo." Così dicendo era arrivato all'altezza di piazza Sardegna, camminando con attenzione sugli scogli, si diresse verso la seconda diga, quella che si affaccia direttamente sul mare aperto. Parlando tra sé e sé. – " Ci mancuria anche di truppicare, magari di tummari in qualche lavanca." – "Ci mancherebbe anche di inciampare, magari di cadere in qualche precipizio." Così dicendo arrivò nel posto dove si sedeva da anni, senza grandi successi, aprì con cura lo sgabello, lo posizionò altrettanto con cura, quindi vi si sedette sopra cominciando ad armare le canne.  Armò con cura tre canne;  quando furono pronte le lanciò, poi come seguendo un rito ancestrale si fece il nome del padre, indossò con cura il cappellino con la tesa e aprì il "Tirreno" andando alle pagine delle cronache cittadine; scorrendole, si trovò a commentarne una ad alta voce. – "GIOVANE UBRIACO UCCIDE ANZIANO SULLE STRISCIE PEDONALI" – "Ma tu guarda dove siamo arrivati, per attraversare una strada bisognerà camminare sui tetti." Terminò la frase in dialetto. – "Chi schifiu è sta manera?"  Aveva già spulciato la cronaca di Pia, quando gli sembrò che una canna vibrasse. Guardò quasi incredulo… si… si… vibrava proprio e accidenti doveva essere proprio roba grossa, in tanti anni mai aveva visto tirare così una canna. La prese in mano, da tanto che tirava si sentì alzare dal seggiolino, incredibile, era senza dubbio uno scherzo. Si… qualche "sciroccato" del "barrino" gli stava facendo uno scherzo. Pensò che ci fosse qualcuno sott'acqua a tirare la lenza; la quale tirava  talmente tanto, che la canna si era arcuata fin quasi a spezzarsi, non ce la faceva più a tenerla. Si voltò indietro in cerca di aiuto… ma era solo. La canna tirava ancora, per non cascare in acqua la piantò tra gli scogli; con due mani lottò come mai gli era capitato nella sua lunga vita da "piscaturi" . – "Per tutti li mustàzzi di Nettuno… ma chi minchia gli è che tira accussì? Me mischìnu, potrei murìri dalla fatica."  La lotta sembrava non finire mai, quando stremato Tonino, cominciò a pensare seriamente di lasciar perdere la canna, di arrendersi ad una forza troppo più grande della sua, vide cominciare ad uscire dall'acqua una grande pinna… ma grande… tanto grande da sembrare un sottomarino. Lasciò la canna di botto… a bocca aperta guardò l'enorme pesce che gli si materializzava davanti; si voltò più volte indietro, sperando che qualcuno… qualche anima viva potesse vedere… magari fotografare… filmare quel miracolo che gli si stava materializzando davanti agli occhi. – "Miu Diu, ma che minchia è? Che pisci è quisti? Qualegghiè,  è miracoloso." Nel frattempo il pesce era uscito del tutto fuori dai flutti, era grande come una casa di due piani, aveva  scaglie brillanti e colorate  che brillavano al sole, due grandi occhi neri che a differenza dei pesci normali, non erano fissi e privi di espressione, erano vivi, sembrava quasi che volessero rimproverarlo della situazione incresciosa che si era creata. Tonino era quantomeno confuso, non sapeva se pensare ad uno scherzo, o a una pesca miracolosa, continuava a guardarsi intorno… possibile, mondo boia che non ci fosse nessuno… eppure erano le nove di mattina, non era certo l'alba. Nessuno… nessuno… non lo vedeva nessuno, lui non sapeva come tirare al di qua delle dighe quel popò di pescione; adesso… pensò, avrebbero smesso di prenderlo in giro perché non pescava niente. Dai tempi di Gesù sul lago di Tiberiade non si vedeva una pesca così… miracolosa.  Mentre era intento nei suoi pensieri, si sentì chiamare. – "Tonino… Tonino." Si voltò tutto contento pensando. – "Meno male arriva qualcuno, non fosse altro mi aiuterà a tirarlo fuori dall'acqua."Nessuno, alle sue spalle non c'era nessuno… il deserto, come prima e più di prima. – "Chi  mi chiama? Pi faùri se scherzo è dicetelo subito, nun sunnu in vena di scherzi." La voce continuava imperterrita a chiamarlo; a quel punto si rese conto che proveniva dal davanti, non dal dietro. Guardò verso il mare e… – "C'è qualcuno tra i calancùni? Chi mi ha fatto questo scherzo?" A quel punto si rese conto che a parlare era l'enorme pesce che aveva tirato su. Non sapeva se era uno scherzo o meno, non aveva più parole, il  cannaròzzu della gola… gli si era seccato. Guardava con occhi increduli il pesce, gli sembrava di essere Pinocchio dopo essere uscito dalla pancia della balena; si sentì un  Giona  del terzo millennio; prese coraggio e rivolgendosi al plantigrado disse. – " Sei tu che mi chiami?" Il pesce girò i suoi grandi occhi  verso di lui, erano tanto grandi  che per un attimo a Tonino sembrarono girandole, lo guardò e muovendo le grandi labbra piene di denti aguzzi da sembrar coltelli,  gli si rivolse. – "Si sono io che ti chiamavo… sono anni che ti chiamo, ma tu niente, caro mio in vecchiaia sei diventato sordo, per parlare con te, pensa, ho dovuto farmi pescare, ingoiare lenza e chiùmmu, come tu chiami il piombo… ma, ora… ora sono finalmente qui di fronte a te… in carne e cartilagine… la lisca centrale non fa testo; non puoi certo dirmi in carne ed ossa." Terminò scherzando il pesce. Tonino col la bocca aperta come un ebete, si voltò ancora una volta indietro, poi si sedette sul panchetto, si tolse il berretto, si passò il dorso del braccio  sulla fronte per asciugarsi con la camicia il sudore… quel sudore che era arrivato copioso, improvviso… non… certo per il caldo, visto che oltretutto la primavera fino a quel momento era stata tutto tranne che calda. Dopo qualche attimo trovò il coraggio di parlare. – "Mi sembra di vivere in un sogno, come quella ragazza… come minchia si chiamava 'sta ragazza? Ah Alice… sai quella del coniglio, ma la conoscerai senz'altro. E' vero sono nu pochinu surdu… no, non ti ho mai sentito… boh sarà per quello?  A cosa devo l'onore della tua visita? Quando ti vidi spuntàri tra i calancùni, se non sono sbinùto è  perché non sono poi tanto scantùso. Cosa feci di male nella vita? Sbagliai qualcosa? M'hà scusari… sono giunto alla fine dei miei jorni?"  Il pesce,  guardandolo,  sembrò sorridere al discorso di Tonino al quale subito rispose. – "No Tonino, non sei alla fine dei tuoi giorni, mi spiace tu abbia avuto paura alla mia vista… ma non potevo più sentirti inveire contro mio padre." – "Tuo padre? E chi sarebbe tuo Padre?"  Il pesce continuò il suo intervento. – "Mio padre è Nettuno, il Dio del mare, tu lo offendi sempre… sono stufo di sentirlo trattar male… poi proprio da te, da te che hai avuto tanto in cambio… poi diciamocelo in maniera chiara… se sbagli le esche non è certo colpa di mio padre, sei tu che sei duro, non ti sembra?"  Un Tonino sbalordito e anche un pochino arrabbiato rispose. – "E così a detta tua sbaglierei anche le esche. Ma tu lo sai che io sono un pescatore e che pesco da anni? Poi cosa avrei avuto io di favori da tuo padre? Non mi risulta proprio che quel vecchio tricheco abbia fatto qualcosa per mia." Il pesce con pazienza rispose. – "Pensi di non aver avuto favori da mio padre? Bene allora ti rinfrescherò la memoria. Ricordi nel 1947 al largo di Capo Passero, quando il peschereccio sul quale eri imbarcato, urtò una mina residuato bellico e saltò per aria; morirono tutti, tranne te…ti ritrovarono due giorni dopo su di un battellino, all'epoca parlarono di miracolo, ricordi? Ma quale miracolo, fu mio padre a lasciarti vivo, la tua famiglia aveva già pagato al mare un tributo di sangue, tuo fratello Giuseppe, morì nel porto di Alessandria D'Egitto sull'incrociatore Audace nel bombardamento inglese del 42. Poi avevi due figli piccoli da mantenere…mio padre sapeva tutto…per questo tu rimanesti l'unico superstite. Poi tanto per rinfrescarti ancora la memoria, visto che il tuo cirivèddu, come lo chiami tu, fa acqua. Ottobre del 1982, tuo figlio Francesco era a pesca in barca alla foce dell'Arno, arrivò una grande onda improvvisa, la barca si rovesciò, tuo figlio nonostante fosse completamente vestito arrivò a nuoto fino alla Motofides, come pensi ci fosse arrivato? E' stato mio padre a sollevarlo e a portarlo in salvo sugli scogli. Poi detto tra noi, per pescare dagli scogli non ci vogliono le Tremoline, ci vogliono i Baoni… duro che non sei altro."  Un Tonino commosso fino alle lacrime rispose al grosso pesce. – "Non avevo mai pensato di essere vivo per intervento di tuo padre e che mio figlio dovesse sempre a lui la sua vita. Adesso che mi ci hai fatto pensare devo dire che è vero… sono stati due fatti inspiegabili, due fatti da intervento Divino. Ringrazia tuo padre, digli che quando, d'ora in avanti,  mi rivolgerò  verso di lui, sarà solo per ringraziarlo, non certo per offenderlo. Ma sei certo che le Tremoline vadano male e che ci vogliano i Baoni?"  Il pesce prima di rispondere, sembrò sorridere, poi. – "Sono certo si che ci vogliono i Baoni… non ti sei accorto che sono un pesce? Lo saprò io cosa ci piace mangiare? Le Tremoline fanno schifo, si sciolgono in bocca, i Baoni son più duri… più compatti, si mangiano volentieri. A proposito… vieni avanti, guarda nella mia bocca ci sono due Paraghi foto di Enrico Andreinida porzione e due Gallinelle, prendili, portali alla Beppa… tua moglie, mangiateli, mi raccomando non dire che li ho pescati io?" Tonino stando attento a non cadere giù dagli scogli, si avvicinò al pesce che teneva la bocca socchiusa, vide i quattro pesci e ringraziando li prese. Il pesce continuò. – "Tonino, devo proprio andare… ma prima un'ultima cosa. Guarda nella mia bocca, c'è una medaglietta… te la manda mio padre." Tonino ritornò a guardare nella bocca del pesce, bocca che nel frattempo si era aperta di più; guardando bene vide una medaglietta con una catenina la prese, vide che c'era scritto qualcosa; inforcò gli occhiali e ad alta voce lesse. – "Giuseppe Di Giovanni n° matricola 00014051927". Appena finita la breve lettura,  grosse lacrime spuntarono dagli occhi di Tonino 'o piscaturi, aveva tra le mani la piastrina di suo fratello morto nel 1943 nella battaglia di Alessandria D'Egitto. Il pesce lo guardò piangere poi lo salutò. – "E' un regalo di mio padre, ha pensato che ne avresti fatto caso… la prese il giorno dell'affondamento dell'Audace, ne prese anche altre, quando ha potuto, le ha recapitate ai familiari, per darla a te c'è voluto qualche anno… del resto se sei surdu non è certo colpa sua. Ora devo proprio andare… prima però  fammi un piacere, toglimi quest'amo dalla guancia e quel pezzo di chiùmmu dalla bocca, non è certo roba digeribile." Tonino espletò le richieste del pesce, il quale prima di sparire tra le onde sembrò gettargli un bacio d'addio. Tonino commosso, con le lacrime agli occhi agitava la mano destra con dentro un fazzoletto in segno di saluto. Quando il nuovo amico sparì del tutto tra le onde, prese canne, pesci,  seggiolino e tenendo tra le mani la medaglietta del fratello, si rincamminò sulla diga per tornare in via Della Repubblica Pisana, dove una volta giunto, trovò Alfredo un vecchio amico, il quale vedendolo gli disse. – "Tonino ti ho visto salutare dagli scogli, c'è qualcuno a pescare? Ola vedo che finalmente hai pescato… giornata fortunata oggi a quanto vedo." Tonino rispose rivolgendosi all'amico. – "No! Non c'è nessuno a pescare. Salutavo solo un vecchio amico… un vecchio amico che mi è venuto a salutare. Si oggi è stata una giornata fortunata." Poi guardando verso il mare terminò. – "Proprio una giornata fortunata."
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