Volo BD 954 EA

volo
Quella mattina, l’assistente Gennaro Caputo, arrivò con un certo affanno alla Questura di via Di Simone a Pisa; erano, già passate le sette da alcuni minuti, ed era, in leggero ritardo, non riusciva a sopportare i rimbrotti del suo collega, che lo aspettava per smontare dal servizio di notte; ma…come al solito, era stato trattenuto dalla giovane moglie, la quale, sembrava non capire la necessità  del marito nel dover essere sempre puntuale. Dopo aver parcheggiato la sua autovettura nel piazzale retrostante ed esserne sceso  fresco e pimpante, Caputo si presentò davanti alla porta principale della palazzina sede della Questura, lì, lo attendeva con tanto di orologio in mano, il collega Rapisarda. Il quale appena lo vide, lo rimbrottò. Aveva uno  sguardo stranamente assonnato, a prima vista, Caputo, non  percepì bene se il fatto era dovuto, perché si era appena svegliato… oppure perché aveva passato la notte insonne… o forse un po’ per tutti e due i motivi. Dalla mezzanotte… fino all’alba, Rapisarda, era dovuto intervenire, più volte in città. Prima, per un litigio tra due extracomunitari in un appartamento di via delle Sette Volte, poi, lo avevano chiamato per un furto d'auto… ancora per un marocchino ubriaco fradicio e molesto in piazza della Stazione… infine per accompagnare alle quattro del mattino a casa sua, in via di Parigi il commissario capo Andrea Carlini, proveniente con volo notturno dalla capitale, appunto il volo AZ 405 Roma-Pisa. Era rientrato dopo le cinque, aveva dormito forse soltanto poco più di un’ora, quando era stato svegliato nuovamente. Questa volta la telefonata proveniva dall'aeroporto… era l’impiegato addetto alla torre Radar, il quale gli comunicava che sul primo volo proveniente da Londra, quello delle sei e trenta, c’era un cadavere a bordo. – "Perciò… per Dio… corri, sul posto li, c’è già l’ambulanza." Aveva concluso, non senza aver ancora rimuginato… un… ultimo borbottio. Caputo corse a prendere l’autovettura di servizio con i colori della polizia, accese il faro rotante blu, la sirena gli sembrò eccessiva… in fin dei conti si trattava di un morto… che fretta c'era. Partì di gran carriera per l’aeroporto, distante meno di tre  chilometri… non senza aver replicato, dentro di sé con qualche sordo improperio alle frasi poco gentili con cui era stato accolto quella mattina… poi per cosa? Soltanto per qualche minuto di ritardo.  Quando giunse sul piazzale antistante l’ingresso dell’aerostazione, notò il furgone della Croce Rossa fermo di lato, anch’esso decise di parcheggiare li. Non era ancora sceso dall’Alfa 156,  che un impiegato della " SAT" , la società dell’aeroporto gli corse incontro, dicendogli… quasi urlano, che gli infermieri dell’ambulanza, dopo avere trasferito il morto dall’aeromobile al furgone, lo avevano lasciato lì di guardia e si erano allontanati, asserendo di dover andare a prendere il medico di servizio. – " E tu, resta là!” Gli rispose un Caputo, al quale giravano già al quanto… ed eravamo solo all'inizio di quella che sembrava essere proprio… una gran bella giornata. Così, si avviò, anch'egli  verso la vetrata dell'ingresso lato treno per Santa Maria Novella.  – "E che ci faccio io… qui con un morto?” Protestò l’impiegato. L'assistente di polizia lo zittì con un gesto e gli ripeté… assai bruscamente. "Aspetta là! Ti è stato ordinato di aspettare… tu aspetta." In uno degli uffici, del primo piano, accanto al salone delle cerimonie, trovò riuniti attorno ad una scrivania il comandante dell’aeronave con alcune hostess… erano  tutti rigorosamente biondi… ed inglesi, il fiduciario del direttore dell’aeroporto, il signor Lenzini, il suo aiutante Macchia  ed infine una donna dall’aria avvilita… verosimilmente la vedova. L'ultimo presente nella stanza, era  un altro uomo, forse un passeggero testimone del decesso; il quale, ad un primo sommario interrogatorio, si rivelò essere un medico. L’assistente Caputo, una volta entrato, salutò tutti i presenti rispettosamente, ottenne pronta risposta, sia  dai membri dell’equipaggio, sia  dagli altri presenti. Lenzini disse. – "Sta arrivando un commissario capo della polizia investigativa di Pisa… almeno… così mi è stato comunicato per telefono da un suo collega, che mi è sembrato alquanto stranito.” Il medico riferì, rivolgendosi a Lenzini e di conseguenza,  anche all'ultimo arrivato, che il passeggero era morto per arresto cardiocircolatorio,  facendo anche,  qualche allusione sull'età avanzata del soggetto, che sembrava avesse oltre  sessant’anni. Espresse, inoltre, anche dei dubbi su qualche possibile malattia pregressa della vittima, ricevendo a quest’ultima osservazione un’approvazione dalla vedova, che si espresse con larghi cenni d'assenso del capo. La donna, indossava occhiali molto scuri… un cappello nero a falde larghe in testa, ogni tanto si soffiava il naso con un fazzoletto che continuava a torturare, stringendolo, stretto tra le mani.  Lenzini, lanciò un’occhiata all’inquirente;  poi aggiunse che forse era meglio avvertire qualche autorità.  Caputo, non capiva, allora l’aiutante del fiduciario gli porse la carta d’identità del morto, a quel punto,  guardata la fotografia e  lette le generalità, Caputo scattò in piedi dicendo.  – " Porca…. avverto… avverto immediatamente il  Questore." Annunciò. – "Il De Giorgi  non risponde. " Continuò Lenzini. L'assistente non gli diede retta, trasse il telefonino di tasca… si allontanò verso l’uscita, mentre componeva il numero sul cellulare. Gli altri lo seguirono con lo sguardo, ma non riuscirono a sentire la conversazione. Poco dopo, Caputo,  terminata la comunicazione sulla soglia della saletta, rientrò, annunciando ai presenti che il Questore  sarebbe arrivato subito, accompagnato dal commissario capo Andrea Carlini… il miglior inquirente a disposizione. Il… subito comunque non poteva essere prima di una quarantina di minuti, visto che il commissario capo in questione era arrivato alle quattro della notte con volo da Roma. – "Il tempo di svegliarlo, fargli bere un nero bollente e caricarlo in macchina." Questo era stato il commento del Questore… e questo… ripeté ai presenti. Nell'attesa dei suoi superiori, l’assistente Caputo, ricordandosi della carta d’identità del deceduto che aveva ancora tra le mani,  tese il braccio, sopra la scrivania in direzione dell’aiutante di Lenzini, quasi  volesse restituire il documento; ma… con gesto improvviso, all'ultimo momento, sembrò ripensarci,  ritrasse il braccio, prima che l’altro si sporgesse per prendere il documento, mettendosi il medesimo in una tasca della giacca. Il fiduciario del direttore dell’aeroporto, sembrò non  gradire affatto  il comportamento di apparente noncuranza dell'inquirente  nei suoi confronti, oltretutto, era anche indispettito dal fatto di essere stato  smentito di fronte ai testimoni sulla circostanza dell’irraggiungibilità telefonica del Questore; perciò, disse ad alta voce al suo aiutante,  guardando in cagnesco  Caputo. – "Ennio, hai avvertito l’avvocato Spirito?” L’avvocato Silvio Spirito, ex ufficiale superiore in congedo della Marina Militare, arma in cui aveva prestato servizio nell’aviazione leggera, era il direttore dell’aeroporto, ovvero, era la suprema autorità civile in ambito aeroportuale,  quindi averne evocato la figura serviva a Lenzini a ridimensionare il comportamento altezzoso di quel semplice assistente di polizia. Ma chi era il morto, la cui identità  aveva sorpreso  e messo in stato di agitazione Caputo?  Si trattava, niente popò di meno di Mario Baldacci,  pisano, ex Ministro della Sanità del Governo uscente, notissimo in Toscana prima ancora che come politico, come imprenditore farmaceutico, nonché  costruttore. L’inquirente, dopo aver dato un pensoso sguardo alla vedova, gli si avvicinò, consegnandole  la carta d’identità del marito. Subito dopo, il comandante dell’aereo, rivolgendosi sia a Caputo che al rappresentante dell’autorità aeroportuale annunciò in un italiano sorprendentemente corretto, che si sarebbe ritirato a riposare, ma ben inteso, sarebbe comunque rimasto a disposizione delle autorità italiane per gli adempimenti richiesti. Terminato il suo intervento, avendo ottenuta l'autorizzazione, uscì seguito dalle hostess. Sul suo esempio, anche il medico dichiarò che avrebbe aspettato in aeroporto ed uscì dalla stanza. Lenzini pregò la vedova del senatore Baldacci di accomodarsi sul divano, lui alzatosi,  andò a sedere dietro la scrivania, mentre il suo aiutante si offrì di andare prendere dei caffé al bar per i presenti. L’assistente Caputo, prima cominciò a passeggiare lentamente nella  stanza, poi uscì.  Mezz’ora dopo, nell’ufficio dell’avvocato Spirito si erano radunati il fiduciario Lenzini, l’aiutante Macchia, il direttore della sicurezza aeroportuale Tolaini, l’assistente Caputo e il commissario capo della polizia investigativa di Pisa Carlini;  tutti discutevano di quella morte, sopravvenuta in volo per arresto cardiocircolatorio e delle relative pratiche amministrative da dover disbrigare. La vedova Baldacci aveva espresso la volontà di voler restare accanto al marito ed era stata accompagnata all’ambulanza, il comandante dell’aereo aveva inviato un suo rapporto sull’incidente scritto in lingua inglese ed aveva informato il direttore dell’aeroporto che a mezzogiorno sarebbe ripartito con il volo per Londra. Erano tutti ancora insieme, quando giunse il Questore De Giorgi , il quale fu subito informato degli ultimi sviluppi e di tutto l’accaduto dal commissario capo Carlini. Il Questore, domandò se fosse stato informato il magistrato  di turno, alla risposta negativa sia di Caputo sia di Carlini, estrasse di tasca il telefonino e compose il numero del giudice Vallini. Dopo una breve conversazione, dichiarò ai presenti che era necessario avvertire il medico legale, per accertare ufficialmente la causa della morte, verbalizzare la testimonianza del comandante dell’aereo e di tutti gli altri testimoni, poi avvertire di nuovo il magistrato stesso per la rimozione della salma. L’avvocato Spirito, aggiunse, con l’assenso dei suoi due collaboratori di aver già provveduto ad avvertire il dottor Frediani, Patologo di turno dell’istituto di medicina legale del vicino ospedale di Cisanello e che il medesimo,  sarebbe arrivato a momenti. Quindi, diede istruzioni a Lenzini per far avvertire il comandante dell’aereo, poi propose al Questore e a Carlini di andare a prendere un caffé giù al bar, nell'attesa che fossero espletate le formalità burocratiche richieste dal Giudice. Il commissario capo, Andrea Carlini  comandava l’ufficio di polizia investigativa di Pisa da pochi mesi, proveniente, dopo la sua promozione da Gallicano di Lucca, per quel poco che lo aveva conosciuto, non amava molto l'avvocato Spirito, poiché questi, nei suoi discorsi, amava alludere alla sua passata esperienza di aviatore, per affermare indirettamente una sua specifica competenza  in materia di sicurezza aeroportuale, dovuta non tanto alla sua funzione quanto e soprattutto  alla sua presunta professionalità. Oddio… in definitiva, entrambi andavano abbastanza d’accordo, grazie anche alla  giovialità tutta partenopea dell’avvocato Spirito. Nel bere il caffé, entrambi non poterono fare a meno di evidenziare la bellezza tipicamente Albionica delle due hostess inglesi  che in quel momento stavano accompagnando il comandante verso l’ufficio di Spirito e che   sfilarono loro davanti. Poco dopo anch’essi rientrarono. Carlini disse. – " Aspettiamo il referto del medico legale,  poi possiamo considerare chiusi gli adempimenti previsti dalla legge." – "Bene, commissario capo, se non altro, questa triste storia, è servita  per farci incontrare… e quello mi creda… è sempre un piacere, anche se va sottolineata la circostanza poco piacevole che ce l'ha concesso." – "Certo, avvocato, la penso anch'io come lei." Rispose Carlini. Il direttore dell’aeroporto, che nel frattempo, si era seduto dietro la sua scrivania, chinò il capo per dare un'occhiata rapida e distratta  ad alcune carte che ivi giacevano. Ma… immediatamente,  rialzò lo sguardo e fissò per alcuni istanti oltre i vetri della finestra, dalla quale,  si poteva avere un'agevole panorama della pista con l’aeroplano della compagnia britannica in sosta. Entrarono Lenzini, Macchia e l’aiutante del commissario capo Caputo, che porse al suo superiore il verbale di autentica della relazione scritta in inglese dal comandante dell’aereo sulla inopinata morte di un passeggero italiano  a bordo dell’aeromobile della compagnia britannica in volo da Londra Heathrow a Pisa G. Galilei. Carlini, diede un’occhiata al foglio, poi rialzò lo sguardo e disse sorridendo al Caputo stesso. – "I don’t understand”. L’investigatore, essendo  giovane e dotato di lucida intelligenza,  nonché di  grande senso dell’humor, replicò subito, al superiore. – "No problem.” Aggiungendo inoltre, di avere già avvertito l’interprete. Il Carlini domandò. – "E dov’è?”  Il subalterno rispose. – "E’ già qui.” L'ufficiale, si guardò intorno… tanto… per mostrare che la persona menzionata non c’era; poi tornando a guardare con occhi divertiti il subalterno, gli si rivolse sorridendo. – "Per caso… sei forse tu l’interprete, Genna'?” – "Oh, no. Ci mancherebbe… magari commissà… sapessi così bene l'inglese." Si schernì il giovane, mentre  si voltava a guardare verso la soglia della porta, dove, nel frattempo era apparsa quasi per magia  una bella ragazza vestita di un abito color verde. Carlini invitò la giovane ad entrare, mentre contemporaneamente, Caputo, procedeva con le  presentazioni. – " Alessia… il commissario Carlini… commissario… Alessia, impiegata come interprete al Ministero dell’Interno.” Andrea, le tese il foglio, dicendogli. – "Può fare una traduzione?” – "Certo.” Rispose gentilmente la ragazza. – "Anche subito?” Continuò l'inquirente. – "Si… certamente… sì.” Continuò ancora l'ultima arrivata. – "Va bene… non c’è fretta… ma ditemi, intanto, com’è andata.” L’invito era rivolto più che altro al sottoposto, il quale raccolse immediatamente l'invito e passò tosto a riassunse il contenuto del verbale, avendone integrata, quale momentanea lettura, una  sommaria e momentanea traduzione della conversazione avuta dalla torre di controllo col comandante dell’aereo. – “ Mentre sorvolava la Corsica,”e…qui,  il giovane alzò eloquentemente in aria il dito indice, accennando col il gesto dell’altra mano, quasi a figurare l’immagine dell’isola vista dall’alto ed il punto esatto di sorvolo al momento dell’incidente. – “ Il comandante, avvertiva la torre di controllo che  una delle hostess, gli aveva appena riferito che un passeggero si era  sentito molto male nella toilette dell’aereo… precisamente quella anteriore. Il comandante stesso, data la delicata situazione, aveva dato  disposizione alla medesima hostess di chiedere discretamente ai passeggeri, se a bordo dell'aeromobile  vi fosse per caso un medico e se si… cercare di evitare affollamenti e confusioni che non giovavano a nessuno.  Dopo poco la medesima tornava in cabina avvertendo che il  medico era stato trovato e che il medesimo, purtroppo,  non aveva potuto fare altro che accertare la morte del passeggero per arresto cardiocircolatorio. La moglie, del defunto che accompagnava il marito nel volo BD 954 EA da Heathrow a Pisa, accortasi dell’accaduto, era subito accorsa nelle file anteriori, dove il medico aveva, nel frattempo, steso il medesimo… ed era rimasta sempre accanto a lui, piangendo compostamente.  Non appena atterrati era stato dato avviso all’autorità aeroportuale, che aveva provveduto a far trasferire il morto con una barella dall’aeromobile sul suolo italiano.” – "Bene!” Con questo apprezzamento, il commissario,  tenne ad elogiare pubblicamente la bravura di Caputo nell’avere ben compreso ed illustrato il caso, ed anche a sottolineare il compimento dell’iter burocratico dell’accertamento di polizia; fatto salvo il particolare del referto medico ufficiale. – "Avvocato Spirito.” Disse quindi rivolto al direttore dell’aeroporto. – "Aspettiamo il referto del medico legale… poi possiamo dire di avere terminato; così noi togliamo tutti il disturbo e voi potete tornare alla vostra normale routine." Il responsabile dell’aeroporto rispose con un cenno di approvazione della mano, mentre, era intento a  conversare al telefono, con una strana espressione scettica stampata sul volto… mentre… guardava la giovane figura dell’interprete nel suo elegante abito verde, che ne modellava un profilo indubbiamente attraente. Il commissario seguì lo sguardo dell’avvocato Spirito, anche lui… si trovò ad osservare per qualche istante la giovane donna, poi, rivolgendosi a Caputo. – "Bene… bene, fate la traduzione.” – "Se volete mettervi qui?" Disse gentilmente il direttore, indicando ai due giovani il bordo della sua scrivania… entrambi ringraziarono, dicendo che si sarebbero arrangiati fuori. – "Come volete, chiedete al ragionier Lenzini di trovarvi un posto tranquillo.” Rispose l'avvocato Spirito. In quel momento si affacciò  sulla scena il medico legale, entrando dalla soglia dell’ufficio. – "Ecco il referto… richiestomi.” Annunciò, tendendo il documento al commissario non senza aver salutato amichevolmente l'avvocato Spirito. – "Ma è battuto a macchina!” volo Esclamò con aria leggermente divertita Carlini. – "A scanso di osservazioni giudiziarie sull’incomprensibilità della calligrafia dei medici… e soprattutto di quella del sottoscritto." Rispose il dottor Frediani, abbozzando un sorriso nei confronti dell'inquirente. Carlini lesse a voce alta. – "Morte per arresto cardiocircolatorio. Sulla salma si sono riscontrate alcune macchie violacee, oltre ad un anomalo rilassamento  muscolare.” – "Non capisco.” Disse il commissario capo, rivolgendosi al medico legale. – "E’ scritto a macchina, commissario!” Rispose ridendo il medico… per poi continuare con fare più consono alle circostanze. – "Quel colore… ed il rilassamento muscolare fanno pensare a qualche rimedio curativo… come dire a qualche farmaco, che per poter individuare ho bisogno di analisi che qui non posso compiere.” E Carlini. – "Come un farmaco? Ah sì… il paziente… a detta del primo medico intervenuto… sembrava soffrire di vari disturbi; oltre ad avere un’età avanzata.” Il medico riprese. – "Ma veramente… aveva sessantadue anni e a tale età si è sempre relativamente giovani! Oddio… magari non per lei… commissario… dicevo per me.” Carlini fattosi serio continuò. – "Che tipo di farmaco… potrebbe risultare?" Il dottor Frediani continuò. – "Beh, non so… a dire della vedova, con la quale ho scambiato qualche chiacchiera, pare che il Senatore ogni tanto facesse uso di curaro… secondo dosi, prescrizione e  ricetta medica. Soffriva di dolorosissimi spasmi muscolari." Il Commissario capo, guardando negli occhi il medico continuò. – "Curaro? Ma non è un veleno? Che usano in Amazzonia o giù di li." –"Certo… commissario… anche il tabacco è un veleno, ma la gente continua tranquillamente a fumare." – "Sì è vero anche  il tabacco è un veleno, non un farmaco però.” Intervenne nella discussione l'avvocato Spirito; poi aggiunse. – "Comunque ricordo che in ambiente aeroportuale è assolutamente vietato fumare!" – "Qui nessuno sta fumando… calmati Silvio." Rispose il medico; al quale l'avvocato rispose immediatamente.  – "Perché? Tonino, tu… cosa stai facendo… non fumi?" Il medico sorridendo… sembrò esitare, poi disse. "A parte adesso… qualche volta, di nascosto… soltanto la sera  dopo cena." – "Ragazzi… bando alle chiacchiere… io credo che bisogna avvertire il giudice Vallini." Sentenziò un Carlini fattosi serio. – "Ho già telefonato al dottor Di Cosimo, il Vallini, non l'ho trovato, gli ho consigliato di dare ordine per eseguire degli esami autoptici. Mi ha già autorizzato a parole, comunque l’avvertirà ufficialmente a breve." Rispose il medico. – "Va bene, allora bisogna aspettare l’autopsia." Concluse il commissario. Nel frattempo, nell’ufficio  rientrarono Caputo ed Alessia. Carlini li guardò, considerò che Gennaro, tutto sommato era un buon inquirente  della locale polizia investigativa, quindi particolarmente indicato per seguire il caso e nell’occasione anche opportunamente motivato, data la presenza della giovane interprete, perciò lo apostrofò. – "Bene Caputo, pare che il ministro, non sia morto solamente per arresto cardiocircolatorio, ma anche per...” – "La presenza di agenti chimici nel sangue, commissario." Un Carlini alquanto sorpreso, continuò. – "Per caso, risulta dal verbale, dalla traduzione?" – "No." Rispose Gennaro. E Carlini. – "Ed allora? Hai messo su la sfera di cristallo e non mi dici niente? Dimmi almeno se domenica farò 13? Visto che indovini tutto." – "Macché sfera di cristallo… ho solo scambiato  qualche chiacchiera informale con la vedova." Rispose mostrando  un’espressione di sottile orgoglio professionale. Carlini, pensò. – "Ah, bravo! E bravo Gennaro, non solo se la cava con l'inglese… sa anche agire. " Eh… ma… l’avrebbe fatto anche lui un volo da Pisa a Londra,  per imparare un po’ d’inglese, si disse,  guardando la giovane e avvenente  interprete. Lui, Andrea Carlini, a poco meno di cinquant’anni  era forse vecchio? Era separato da anni, senza figli, amava  coltivare il suo piccolo orticello, aveva come hobby la fotografia,  amava una vita tranquilla e serena… senza né grandi alti, né grandi bassi. Mentre era affaccendato nei suoi pensieri, squillò il telefonino, era il Questore che si informava sul caso e che lo invitava a pranzo all'Osteria dei Ritrovati. Il medico legale, l’ispettore, la giovane interprete, lo stesso direttore dell’aeroporto… insomma, tutti i presenti sembravano aspettare qualche disposizione da lui. Carlini li guardò, soppesò la situazione e decise di chiamare in disparte Caputo, al quale annunciò di seguire lui tutto l'iter burocratico. Aveva bisogno di estraniarsi per pensare; tanto non c'era poi molto da fare… c'era per prima cosa da  aspettare gli esami autoctoni più approfonditi appena richiesti… e che per ogni novità sul caso, sarebbe stato reperibile nel suo ufficio o sul cellulare. Quindi… strinse la mano a tutti, salutò cordialmente e si allontanò con la sua auto dall'aerostazione.  Appena arrivato nel suo ufficio, sito, al primo piano di via De Simone, Carlini, chiamò l'ispettore Colletti, quando lo ebbe dinanzi gli si rivolse. – "Senti Mario, ho bisogno di te. Vai in aeroporto, cerca di informarti su chi sia il medico che ha visitato l'onorevole Baldacci sul volo Londra Pisa di stamani. Voglio sapere tutto come si chiama da quanti anni è medico… in cosa è specializzato, dove ha lo studio e soprattutto se c'e… o c'era un qualunque legame con la vittima o con la vedova della vittima. Mi raccomando… Mario… delicatezza e piedi di piombo, visto il nome del morto… occhio… occhio e soprattutto… tanta… tanta discrezione. Ora vai, fammi sapere quanto prima." – "Ai suoi ordini commissario, mi farò vivo appena saprò qualcosa, per i piedi di piombo stia tranquillo." Mario salutò il superiore e uscì dalla stanza; nel frattempo Carlini aveva ripreso in mano la cornetta del telefono per chiamare il Questore. – "Signor Questore… sono Andrea Carlini, volevo dirle… a parte che tra un poco ci vedremo per il pranzo… c'è qualcosa che non mi convince sulla morte del Senatore Baldacci… vorrei perciò carta bianca sulle indagini. Ho ordinato all'ispettore Colletti di indagare sul  presunto medico che si trovava a bordo dell'aeromobile al momento del malore fatale del Baldacci… vorrei inoltre il permesso di indagare sulla vita della moglie. Per carità non metto in dubbio il fatto che la sua commozione non sia reale… ma, detto tra uomini… mi sembra troppo giovane e bella per uno che ha passato i sessanta… con questo non dico e non voglio né dire, né insinuare cose di cui non ho le minime prove… ma… ho un certo fiuto e qui sotto… sento della puzza." – "Carlini non ci sono problemi… faccia le indagini che crede, le avvallerò senza ombra di dubbi… ci vediamo davanti al Tribunale alle 13… ora la debbo lasciare sono dal Sindaco per quel problema dei rumeni… si ricorda quelli del campo Rom di Coltano." Rispose il Questore, al che Carlini. – "Va bene all'ora alle 13, la conferenza stampa per annunciare la morte del Senatore la fa lei… o… io." – "Faccia lei Andrea… faccia lei." Concluse il Questore, al che Il Commissario capo, composto il numero interno chiamò il piantone. – "Oelà… Zorzi, mi chiami le testate cittadine, "Tirreno"…" Nazione"…" Canale 50" e "Rai 3", comunichi che alle 15 nel mio ufficio ci sarà una conferenza stampa per annunciare la morte del Senatore Baldacci, avvenuta stamani mattina presto sul volo da Londra. Grazie… Ah… chiama il sovrintendente capo Favilli, digli che lo voglio nel mio ufficio al più presto. Come dici? E' in permesso… non me ne frega un cazzo se è in permesso… ma tu lo sai casino che verrà fuori appena si saprà che un Senatore del cazzo è morto in circostanze sospette su un cazzo d'aereo? Benissimo lo voglio quanto prima nel mio ufficio." Appena finita la conversazione con il sott'ufficiale Carlini, continuò a  parlare a voce alta da solo. – "Ma tu guarda… per carità i permessi sono sacri… ma quando c'è l'urgenza non ci sono permessi che contano. Mah… tanto ne ho saltato uno e via di permessi in vita mia da quando ho scelto 'sto benedetto lavoro. Me li dovessero pagare tutti manderei fallito il ministero." In quel momento bussarono alla porta e il commissario capo con la voce ancora stravolta per essere  stato contrariato. – "E ora chi è? Cosa c'è ancora? Avanti… ah sei tu Giuntini… dimmi… e scusa della risposta un po' sopra tono." L'agente scelto Giuntini risponde. – "Niente… signore, non fa' niente della risposta… ne ho sentite di peggio in vita mia. C'è qui fuori il signor Cinquini… vorrebbe parlare con lei." – "E… chiedo troppo… se chiedo chi è 'sto signor Cinquini." Rispose a Giuntini il suo superiore; al quale il sottoposto rispose con sollecito… vedendo anche la cattiva parata che si presentava. – "Si è appena presentato come socio del Senatore Baldacci, ha saputo della sua dipartita… e… ha inoltre saputo che  lei è il coordinatore delle indagini." – "Ci mancava anche questa… cazzo… ma come avrà fatto a saperlo di già. Vabbè… fallo entrare." Rispose un Carlini alquanto contrariato. – "Permesso… posso. Il commissario capo Carlini… immagino?" Entrò un uomo dall'apparente età di circa cinquantacinque anni; alto elegante, con un largo sorriso sulle labbra. – "Venga… venga pure avanti… si sono il commissario capo Andrea Carlini… signor Cinquini… vero, ho capito bene? A cosa debbo la sua visita?" Mentre rispondeva, Carlini si fece incontro al nuovo venuto per stringergli cordialmente la mano. L'altro entrato che fu dentro la stanza, una volta sedutosi sulla sedia indicatagli… continuò. – "Mi ha telefonato Marta Bronte… la moglie… pardon la vedova del fu Senatore Mario Baldacci… mio unico socio nell'attività farmaceutica che abbiamo qui alle porte della città. Mi ha detto appunto che Mario è deceduto stamani mattina sul volo proveniente da Londra; mi ha inoltre comunicato che la morte è sopraggiunta per attacco cardiocircolatorio… infine, mi ha anche comunicato che c'è un'inchiesta in corso e che lei ne è il coordinatore. Sono venuto, per sapere da lei il perché di una inchiesta se è appurato che Mario è morto di cuore. C'è per caso qualcosa d'altro sotto che io non so? C'è qualche indagato? E per cosa?" Un Carlini piuttosto spazientito rispose all'ultimo arrivato. – "Signor Cinquini, mi permetta prima di tutto di comunicarle, che allo stato attuale delle indagini, di indagato per omicidio, non c'è nessuno, è solo una normale inchiesta per un normale caso di morte istantanea… se poi ci vogliamo aggiungere che il signor Baldacci è morto su un volo proveniente da Londra… per giunta sopra la Corsica e come facilmente intuibile non su territorio nazionale… bhè… allora, ci consentirà, almeno di aprire un'inchiesta… poi, non mi sembra con tutto il rispetto, per il fatto che siate stati soci, che lei sia un parente stretto della vittima… per tanto non sarei proprio autorizzato a dirle niente. Ma già che è qui… facciamo due chiacchiere, se vuole?Le faccio notare che non si tratta di un interrogatorio ma solo di due chiacchiere, delle quali non resterà alcuna memoria scritta. Naturalmente… sempre che lei sia d'accordo?" – "Ci mancherebbe altro, commissario." Rispose l'ultimo arrivato. Al ché  Carlini cominciò con la sequenza delle sue domande. – "I rapporti tra il defunto Senatore Baldacci e la moglie… Marta, se non sbaglio si chiama così vero?" Ricevuto un segno con il capo l'inquirente continuò. – "Si… insomma, vista la notevole differenza d'età… erano buoni? Lei sapeva che il suo socio, faceva uso di medicinali al curaro? E se si, con quali dosi e per quale motivo?" L'interrogato, rispose immediatamente e senza tentennamenti al commissario Carlini. – "Alla prima domanda, rispondo senza la minima nube per la testa. Si, i rapporti tra Mario e Marta, erano buoni… anzi ottimi. Il loro a dispetto della differenza d'età, era un amore vero e profondo. Alla seconda domanda rispondo ancora si. Mario faceva uso di un medicinale a base di curaro. Come lei ben saprà… se non lo sa ancora glielo dico io, Mario in una passata legislatura di centrosinistra era stato pro Console del Brasile e li da un medico… secondo me… più… guaritore che  medico, aveva appreso l'uso del curaro, per alleviare i dolori causategli da  fortissimi spasmi muscolari dei quali soffriva fin da ragazzo quando era stato un buon calciatore. Inoltre il curaro se preso nelle dovute dosi abbassa anche la pressione; il medesimo si comporta come tutti i vasodilatatori periferici, che altro non sono che farmaci estremamente efficaci nel ridurre la pressione arteriosa; poiché,  esercitano un effetto antipertensivo brusco, se somministrati per via endovenosa, caratteristica che li rende particolarmente adatti per le gravi crisi ipertensiva, ma, tuttavia sono poco efficaci se somministrati per os, a causa della loro scarsa biodisponibilità (25%)  associata a una minima variabile metabolizzazione epatica. I farmaci al curaro, possono, tuttavia, determinare effetti collaterali notevoli nelle donne in stato interessante, sia a livello materno medesimo,  che a livello fetale, specialmente se utilizzati per via endovenosa; in questi casi, si rilevano tachicardia, aumento della gittata cardiaca, e con una dose di Idralazina superiore a 300mg/die una grave sindrome lupica, cosa che nell'uomo è stata riscontrata solamente in casi rarissimi." Terminò così il suo intervento il Cinquini. Carlini, che, nel frattempo lo aveva ascoltato attentamente, rispose. – "Se ho ben capito, questo farmaco al curaro, se iniettato in dosi… diciamo, non consigliate… può essere letale. Insomma può abbassare la pressione in maniera drastica da far sembrare un omicidio… un semplice attacco di cuore?" – "Si!" Rispose in Cinquini. – "Teoricamente si. Anche se però, specialmente nell'immediatezza della morte compare un anomalo rilassamento muscolare e alcune macchie violacee che qualsiasi medico è in grado di vedere e di riconoscere. Ma tutti e due i sintomi scompaiono automaticamente dopo 4-5 ore; per cui si… si potrebbe pensare ad una normale morte per arresto cardiocircolatorio. Ma detto tra noi, non mi sembra il caso di Mario… erano anni che si curava con questo tipo di farmaco, ne conosceva perfettamente i rischi." L'inquirente, salutò e ringraziò l'ultimo arrivato, ricordandogli di non far parola a chicchessia dello scambio di notizie che avevano da poco avuto. Guardando l'orologio, si rese conto che si stava rapidamente avvicinando l'orario fissato per l'incontro con il Questore; quindi si alzò dalla sua scrivania, scese le scale e arrivato alla porta si rivolse al piantone dicendogli di chiamarlo sul cellulare, qualora ci fossero delle novità. Quindi uscì,  percorse a piedi le poche centinaia di metri che lo separavano dalla piazza del tribunale. Quando arrivò davanti l'imponente scalinata della casa della legge, il Questore, nel medesimo istante stava passando la spessa porta anti intrusione e si apprestava a scenderne le scale; quando notò il commissario capo Carlini, gli si volse incontro e lo salutò calorosamente. – "Caro Carlini… puntualità Svizzera; nemmeno avessimo sincronizzato gli orologi. Non le chiedo se ha novità, sarebbe assurdo… ci siamo sentiti meno di due ore fa, quindi, non ci resta che portare le gambe sotto al tavolino." – "Ovviamente, come già lei ha sottolineato, non ho novità, sul caso… ma qualche idea mi frulla in testa… vedremo… vedremo. Tanto per prima cosa debbo gioco forza aspettare i nuovi esami… poi… poi vedremo." Rispose un Andrea Carlini dall'aria enigmatica. Il pranzo fu consumato in breve tempo, la qualità delle pietanze, risultò ottima come sempre, i due inquirenti parlarono del più e del meno, cercando di evitare il tasto Baldacci, la conversazione scivolò sul  campionato di calcio di serie A  e quello di serie B,  dove militava la locale squadra cittadina. I due convennero che il Pisa, non aveva una squadra tosta che le  permettesse la salita diretta nella massima serie, tutt’al più, poteva ambire ai play off. Dopo un ottimo caffé, i due prendendosi reciprocamente sottobraccio, percorsero il breve tratto di strada che li separava da via De Simone, dove ognuno si ritirò nel proprio ufficio. Alle 15, puntuali come un orologio i cronisti convocati aspettavano il commissario capo Andrea Carlini nella sala riunioni al primo piano della Questura, stanza nella quale si recò anche l’inquirente; il quale dopo essersi presentato continuò. – “Stamani mattina, sul volo BD 954 AE, primo volo proveniente da Heathrow, diretto nella nostra città, si è consumata una tragedia, è morto per sospetto arresto cardiocircolatorio, le analisi confermeranno o meno la diagnosi, il Senatore Baldacci Mario, già ministro della sanità nel precedente governo, nonché noto industriale farmaceutico cittadino. Era accompagnato dalla moglie, signora Bronte Marta, la quale ha assistito impotente al decesso del consorte; decesso avvenuto dopo un breve ma intenso malore… malore e cause avvalorati  da un medico presente casualmente sull’aeromobile. Al momento non abbiamo altri indizi che possano in qualche modo far sorgere nuove  ipotesi. Appena saremo in possesso di nuovi e più precisi indizi, convocheremo una nuova riunione… adesso, se mi scusate ho degli appuntamenti ai quali non posso mancare.” Alzatosi in piedi, salutò gli astanti con un. – “Signori, è stato un piacere… alla prossima.”  I cronisti presenti, vista la notevole fama del defunto, provarono a porre qualche domanda, ma il tutto risultò inutile, il Commissario capo Carlini era già uscito dalla stanza; anche a loro, quindi, non rimase che seguirlo. Uscirono e si recarono nelle rispettive redazioni a preparare il pezzo da far uscire per  le  prossime edizioni delle rispettive testate. Appena varcata la porta del suo ufficio, Carlini vi trovò ad attenderlo l’Ispettore Colletti. – “Mario! Spero che la tua visita mi porti qualcosa di buono:” Lo apostrofò l’ultimo arrivato. – “Commissario, qualcosa c’è… e a prima vista… potrebbe anche risultare interessante.” Rispose il Colletti, il quale dopo aver tirato una lunga tirata da una sigaretta che galeotta gli spuntava dalla mano, continuò. – “Prima cosa, mi scusi per la sigaretta… lei non c’era, non sapevo quando sarebbe tornato… la spengo… la spengo subito, so quanto a lei disturbi.” Spenta la sigaretta nel posacenere, finalmente continuò. – “Il medico che ha avvalorato la morte del Senatore Baldacci… certo dottor Merlini Fabio, almeno così risulta dal verbale… non esiste.” – “Come non esiste?” Lo interruppe il superiore. – “Non esiste… perché non esiste nessun iscritto all’ordine dei medici che abbia tale nome, perché non esiste un Merlini Fabio che abiti in via Pietrasantina 456… poiché non esiste nemmeno il 456. Evidentemente il medico o chi per esso viaggiava con passaporto falso e la morte del Senatore con tutto il trambusto che si è portata dietro gli è servita come pretesto per lasciare indisturbato l’aerostazione.” Terminò il Colletti. A questa notizia,  Carlini si lasciò sfuggire una serie di bestemmie a voce alta… poi. – “Scusami Mario, per lo sfogo, ma quando ci vuole ci vuole. Io tra le altre cose non l’ho nemmeno visto costui, non saprei nemmeno che faccia ha… ma… ma Gennaro l’ha visto e ci dovrebbe anche aver parlato. Chiama subito Caputo… lo voglio qui quanto prima… anzi subito. Tu cerca Lenzini e Macchia fatti fare quanto prima un identikit, speriamo sia qualcuno di schedato… ma giurerei di no. Poi fammi preparare la macchina  andrò a parlare con la vedova… signora Bronte.” L’ispettore uscì per obbedire agli ordini, ma rientrò quasi subito. – “Caputo è smontato, l’ho chiamato al cellulare, dovrebbe essere qui tra un quarto d’ora. Che fa… aspetta?” Il superiore con un gesto della testa diede risposta affermativa, così,  Colletti uscì definitivamente dall’ufficio per eseguire i suoi ordini. Caputo arrivò più o meno puntuale,  fu subito interrogato in base alle ultime novità. – “Commissà’ a me è sembrato tutto ok. Tra le altre cose, ho avuto l’impressione che i due… si insomma, la vedova… e chisto medico si conoscessero da tempo… niente di precisato… solo una mia impressione… impressione avuta dal come si guardavano…. commissà’, mi pareva di veder mia moglie… quando mi guarda, lei lo sa… no che io… si insomma io so’ spusato da poco… so’ in rodaggio come si dice e loro due… anche loro due sembravano in rodaggio.” Carlini lo guardò attentamente e non potè non ridere alla mimica tutta napoletana di Caputo,  che continuò. – “Poi il passaporto sembrava tutto ok… aveva anche un sacco di timbri, tra gli altri ricordo quello dell’Etiopia… si quello mi ha colpito, perché mi son domandato che cosa ci andasse a fare un medico laggiù in capo al mondo tra gli Zulù.” – “A parte che l’Etiopia non è in capo al mondo e non ci sono gli Zulù, visto che è solo a 5 ore d’aereo da Roma, che ti devo dire ci sarà andato per turismo o per volontariato… o… forse e la cosa sarebbe  più plausibile… per vendere armi. Lo sai che l’Etiopia nonostante abbia uno dei più bassi redditi procapite di  tutto il globo è  un grosso acquirente di armi? Bravo Gennaro, vai giù e guarda tra i venditori e contrabbandieri di armi  schedati, guarda anche l’archivio totale multimediale e dimmi se quella faccia che hai visto corrisponde a qualcuna di quelle li. Io vado dalla vedovella… mi sembra che abbia qualcosina da raccontarci… vero?” Uscito dall’ufficio il Carlini scese velocemente le scale che lo separavano dall’ingresso, fuori c’era già l’Alfa 156 con il motore acceso,  alla guida, c’era l’assistente Spicciani. – “N’dove andamo dotto’.”Gli disse l’autista con chiaro accento romanesco. – “Vai verso Calci Romoletto, si va a villa Baldacci.” Nel mentre che rispondeva al commissario squillò il cellulare. – “Si pronto… ah… sei tu Mario, dimmi.” Dall’altra parte l’Ispettore Colletti riprese. – “Ho la descrizione del presunto dottor Merlini. Intorno alla quarantina, altezza leggermente superiore alla media, diciamo sul metro e ottanta, moro, capelli ricci, niente barba ma con leggeri baffetti neri ben curati, ottima parlantina e a quanto sembra una buona conoscenza medica. I suoi documenti erano ineccepibili, al doppio controllo Pisa-Londra, risultava in possesso di passaporto n°A 260554 rilasciato dalla Questura di Pisa in data 26-05-2003, fin qui tutto ok, infatti tal passaporto esiste veramente, o meglio esisteva, ed era intestato ad un certo Enrico Andreini, mi sono espresso al passato, perchè tal passaporto è stato rubato in data 15-10-2008 a Casablanca in Marocco; di tale fatto siamo in possesso di doppia denuncia, denuncia internazionale fatta in loco e denuncia locale, fatta alla stazione dei Carabinieri di Via Cavour dieci giorni dopo la prima, praticamente al rientro a Pisa dell’Andreini.” – “Ok Mario, grazie, vai in caserma e aiuta Caputo nelle ricerche, con la tua descrizione, sarà più facile, anche se Gennaro ‘sto tizio lo dovrebbe aver visto bene… sempre ammesso che la mogliettina la notte prima non lo avesse spremuto come un limone.” Nel frattempo l’auto aveva raggiunto la prima periferia della città, la periferia era, nei luoghi ombrosi, ancora bianca di brina, del resto eravamo intorno alla metà di gennaio, un gennaio oltretutto particolarmente freddo e già ricco di neve, la prova l’aveva davanti, le Alpi Apuane, erano li… davanti ai suoi occhi cariche, anzi stracariche di neve. – “Che fortuna non essere più a lavorare in montagna.” Pensò tra se. – “Con questa neve e questo freddo te lo immagini che godimento. No… non invidio certo Ceravolo.” Terminò così i suoi pensieri. Luca Ceravolo, era l’ispettore che lo aveva sostituito al comando di Gallicano. Lasciata la statale Sottomonte, l’auto in breve arrivò alla Gabella, li fatta la grande rotonda degli olivi, la “Pantera” continuò la sua andatura verso la Pieve di Calci, dove arrivò in un battibaleno,  svoltati a destra e poi a sinistra si trovarono davanti alla strada privata costeggiata da alti e tetri cipressi, quasi fossero un lugubre presagio, che portava a villa Baldacci. La villa era una costruzione squadrata del settecento, la classica villa di campagna, come ce ne sono tante in Toscana,  fatta costruire da qualche nobile locale con la voglia di vivere appartato lontano dai fragori della città. In breve arrivarono in un vasto piazzale  invaso da una grande quantità di macchine, Carlini pensò che  il peso della popolarità è un brutto peso che non  molla neanche quando sei morto. Scendendo dall’auto, con gesto istintivo si strinse al collo il bavero del cappotto, un brivido di freddo si  impadronì di lui, del resto il sole era tramontato e li alle pendici del monte Serra, la temperatura era anche più rigida che in città. Attraversò il piazzale dirigendosi verso un’ampia porta a vetri dalla quale fuoriusciva della luce; la varcò e si trovò in un vasto atrio che fungeva da disimpegno, sul quale si affacciavano varie porte, da quella dinanzi gli venne incontro un uomo di colore in livrea, dedusse si trattasse del maggiordomo e gli si rivolse. – “Sono il commissario capo Andrea Carlini, mi rendo conto che il momento non è dei migliori, ma dovrei parlare quanto prima in privato con la signora Bronte vedova Baldacci… possibilmente in privato. Grazie.” Il maggiordomo, aprì la prima porta sulla destra, entrò, accese la luce, si scansò e con eleganza fece cenno al Carlini di entrare. – “Attenda qui, vado immediatamente a conferire con la signora.” Il commissario entrò in un piccolo salottino stile Rococò, si sedette su  un piccolo divano e si preparò ad aspettare. L’attesa, durò meno del previsto, Andrea che era un appassionato di antichità, non fece in tempo a percorrere tutto il perimetro del piccolo salotto, quando una vocina graziosa alle sue spalle lo distrasse dalla sua ispezione. – “Sono Marta Bronte… spero che abbia buone notizie per me… ispettore … Carlini… se non erro? Si sa come è morto mio marito e quando potremmo inumarlo? Come lei ben saprà mio marito era molto conosciuto, perciò abbiamo bisogno di sapere quando poter organizzare le esequie” Carlini, si alzò  per andare incontro alla nuova arrivata e mentre le dava la mano in segno di saluto, rispose. – “Si sono il commissario capo Andrea Carlini e a dire il vero, dovrebbe essere lei a fugare qualche dubbio a me; per adesso il patologo non ha ancora emesso una diagnosi precisa… però ci son cose che lei dovrebbe chiarire, anche se capisco la gravità della situazione e magari capisco anche che il momento non sia dei più adatti.” Nel frattempo Andrea per la prima volta aveva modo di vedere la vedova, dato che al mattino l’aveva vista e ci aveva parlato solo Caputo. Era una bella donna sulla trentacinquina, alta sul metro e settanta, mora, ma con ampi colpi di sole dai riflessi biondi, che si intravedevano sotto al velo di pizzo nero e che le davano un’aria vagamente  sexi… se così si poteva dire. Indubbiamente era molto più giovane del defunto marito, visto che il Baldacci aveva superato i sessanta. La vedova si sedette con eleganza nella poltroncina dinanzi al commissario, che continuò. – “Lei… spero ben saprà che suo marito faceva uso di curaro a scopo curativo. Vorrei che mi raccontasse come si è sentito male sull’aereo… si insomma i sintomi che ha avuto… quanto tempo sono durati… se conosceva il medico che era presente in quel momento sul volo… quanto tempo è passato prima che spirasse? Lo so sarà doloroso per lei ricordare in questo momento… ma vede non abbiamo niente a verbale, il mio collega stamani mattina vedendola così sconvolta non gli ha domandato niente… ma anche noi abbiamo bisogno di stilare un verbale… mi comprenda.” La vedova, pur  rattristandosi iniziò il suo racconto. – “Si! Sapevo che Mario si curava  con il curaro, era una pratica che aveva imparato in Brasile. Soffriva di spasmi muscolari e questo serviva ad allentargli e rilassargli i muscoli. Quando siamo partiti stamattina da Londra, stava bene come sempre, a scapito dei suoi sessanta e passa anni, era dinamico e pieno di energie. Saliti a bordo, l’hostess ci ha comunicato che il volo avrebbe subito un leggerissimo ritardo dovuto al controllo di non so quale interruttore, scusandosi a nome della compagnia ci ha portato del tè, bevanda che sia io, sia Mario abbiamo gradito molto. In effetti la sosta è stata breve, quindi l’aero dopo aver rullato sulla pista si è alzato in volo. Appena è stato in quota e si sono spente le spie della cinture di sicurezza, Mario mi ha detto di aver un piccolo malore e che sarebbe andato in bagno, al ché gli ho domandato se voleva che lo seguissi… mi ha detto che non importava, che non era niente… insomma che stessi pure tranquilla. Si è alzato normalmente e si è diretto nella toilette, quando dopo alcuni interminabili minuti, ho visto che tardava, mi sono alzata, sono andata alla porta della toilette e gli ho domandato se aveva bisogno di me. Mario ha aperto la porta… era pallidissimo, mi ha detto con un fil di voce che stava malissimo, di domandare al comandante se per caso c’era un medico a bordo. A quel punto ho chiamato subito una hostess, mi sono presentata come moglie del Senatore Baldacci, quindi le ho detto di avvertire il comandante che mio marito stava molto male e che serviva al più presto un medico… sempre se a bordo  ne fosse uno. L’hostess si è precipitata in cabina;  dopo pochi attimi abbiamo sentito la voce del comandante che chiedeva un medico. Nel frattempo Mario sembrava peggiorare a vista d’occhio… sudava, aveva gli occhi che sembravano scoppiare era nero e gonfio in viso, non riusciva più a parlare. A quel punto, si è presentato un signore, asserendo di essere un medico, aveva con se la borsa del pronto soccorso, ha tirato fuori lo stetoscopio, ha ascoltato il cuore di Mario, che nel frattempo non riusciva più a stare in piedi. Quindi lo abbiamo preso e adagiato sulle poltroncine della fila anteriore, facendovi alzare gli occupanti, il medico mi ha chiesto se mio marito soffriva di qualcosa, di cuore in particolare, gli ho risposto di no… che Mario non aveva mai avuto problemi cardiaci al che lui ha caricato una siringa non so con quale farmaco, ma era tardi, non è servita. A quel punto Mario ha girato gli occhi verso di me, mi ha guardato quasi implorando, ed è spirato.” Concluse la frase tra i singhiozzi la vedova Baldacci. Carlini si alzò, le andò vicino e prendendogli la mano. – “Si faccia coraggio… lo so che è dura… ma si faccia coraggio… sono le cose della vita.” Poi si allontanò e a bruciapelo le disse. – “Ma lo sa lei che quello che ha visitato suo marito non è nemmeno un medico?” La vedova smise di piangere… divenne pallida come un cadavere e rispose. – “Ah… non è un medio… e allora cos’è’” – “Ah… guardi non ne ho idea di cosa sia… certo… non un medico… speravo me lo dicesse lei chi era?” Rispose Carlini. – “Io? E come dovrei conoscerlo io?” Rispose quasi gridando la donna. – “Si calmi… si calmi signora. Del resto è lei che lo ha visto… non io… aveva almeno un’aria professionale? Ha destato sospetti?” Continuò Andrea. La donna, calmandosi  rispose. – “No… niente sospetti… anzi, dalle domande che faceva e come si comportava… dava sicurezza a chi gli stava vicino. Ma se non è un medico… cosa può essere allora?” – “Non so…  anche se un’idea ce l’avrei.” Rispose il Commissario, assumendo un’aria da  intellettuale. Era un atteggiamento che assumeva quando non voleva far trasparire ad altri quello che pensava. Si alzò, diede la mano alla signora e la salutò. –“Appena sapremo qualcosa sarà subito informata signora Bronte. Faremo il prima possibile… vista la notorietà del suo defunto marito.” – “Grazie commissario… grazie per la sua gentilezza.” Lo salutò accompagnandolo alla porta la signora Bronte vedova Baldacci. Salito sull’auto, si rivolse a Spicciani. – “Romole’ si torna in ufficio, sperando che Mario e Gennaro nel frattempo abbiano trovato qualcosa di interessante.” L’auto lasciato il parcheggio della villa in breve arrivò al bivio della Calcesana e da li in pochissimo tempo raggiunse via De Simone, dove una volta arrivati in capo a qualche minuto Carlini era seduto alla sua scrivania e composto con il telefono l’interno desiderato annunciò il suo ritorno. –“Ciao Zorzi, di a Gennaro e Mario che sono tornato, se hanno trovato qualcosa li aspetto nel mio ufficio. Grazie.” Dopo alcuni minuti i due entrarono nell’ufficio con aria vagamente sorridente. – “A vedervi così ilari, deduco che, o avete trovato qualcosa, o vi siete raccontati delle barzellette.” Li apostrofò il superiore. L’ispettore Colletti si fece avanti con una scheda in mano. – “Capo, guardi qui.” Nel frattempo allungò la foto dove era ritratto un giovane con capelli lunghi neri, barba e occhiali da vista alla moda. – “E’ lui!” Intervenne Gennaro e continuò. – “E’ lui, ne sono sicuro, non ha più i capelli lunghi, ne ha perso qualcuno, adesso li ha ricci, non ha più la barba e non ha gli occhiali, magari ha le lenti a contatto…  ma ne sono sicuro…  anzi sicurissimo è senza ombra di dubbio il presunto medico con il quale ho parlato stamani mattina in aeroporto.” Carlini prese la scheda e lesse il nome ad alta voce. – “Antonio Lo Cascio, nato a Napoli nel maggio del 1968, condannato in contumacia in vari paesi per contrabbando di armi e droga. Il medesimo è ricercato dall’Interpol e dalle intelligens di mezzo mondo.” Carlini aggiunse piano, come se parlasse più a se stesso che ai suoi collaboratori. – “Ok, mettiamo che sia lui, perché ha fatto tutta questa sceneggiata sia sull’aereo che in aeroporto; io al posto suo avrei cercato di essere invisibile, visto che sono un ricercato. Non capisco…  proprio non capisco. Voi cosa ne pensate?” Rispose il Colletti. – “E’ vero quello che asserisci… anch’io sarei stato invisibile a meno che la sceneggiata non mi fosse servita per far passare qualcosa alla dogana… qualcosa che non si doveva vedere e che nella confusione nessuno avrebbe visto. Solo così potevo rischiare di essere riconosciuto sia a Londra che a Pisa.” – “Bravissimo Mario… bravissimo.” Commentò il Commissario e continuò. – “Genna’ che bagagli avevano i tre passeggeri. Lo sai?” Caputo rispose. – “La donna aveva con se un beauty di quelli rigidi Sansonite dal quale non si è mai separata, il defunto aveva una 24 ore che è stata presa in consegna dalla vedova e il presunto medico aveva solo la borsa che tutti i medici hanno sempre con se e una piccola 24 ore, non ho visto altri bagagli.” Carlini, rispose. – “Troppo poco per rischiare… a meno che nella 24 non ci fossero diamanti purissimi… i bagagli descritti non sembrano  giustificare il rischio che ha corso il Lo Cascio. Telefona al Lenzini, fatti dare nome e numero del dipendente SAT che era rimasto a guardia del furgone con la salma, telefonagli e senti se qualcuno ha ritirato qualche bagaglio; se si fatti dire cosa.” Caputo uscì e Carlini continuò con il Colletti. – “Potresti aver avuto una buona idea… anzi ne sono certo. Solo così si spiegherebbe il rischio corso dal Lo Cascio. Ma cosa potrebbe giustificare un rischio così grande. Droga… soldi… cosa? Ma qualunque cosa sia, come è stata portata a bordo sfuggendo ai controlli?” Non erano passati 10 minuti, da quando era uscito, che Gennaro rientrò nell’ufficio dove erano ancora i suoi superiori e rivolgendosi al Carlini. – “Capo! Ho appena parlato con Stefano Paradossi, così, si chiama il dipendente SAT. Mi ha confermato che quando è uscito, il presunto medico, alias il Lo Cascio ha preso un trolley nero dal furgone con il  feretro, adducendo che era il suo bagaglio e di averlo messo li quando era sceso dall’aereo.” – “Apparentemente, nessuno dei tre personaggi doveva essere in possesso di un trolley nero. Perciò domani mattina presto, con il primo volo, tu caro Gennaro, voli a Heathrow sfoderi il tuo nobile inglese, ti guardi e ti riguardi i nastri aeroportuali, finché non salta fuori il trolley nero… più che altro non salta fuori chi lo teneva in mano. Ok? Ou have goty  it right?” Concluse Andrea Carlini sciogliendo la riunione, visto che l’orario di lavoro era passato da un bel pezzo. L’indomani mattina, quando il Carlini entrò nel suo ufficio, trovò l’assistente Rapisarda ad attenderlo. – “Buon giorno capo. Ha appena chiamato il dottor Frediani, l’aspetta all’obitorio dell’ospedale di Cisanello, ha detto che è cosa urgente. Difatti l’avrei chiamata sul cellulare, se avesse tardato ad entrare.” – “Grazie France’. Chiamami la macchina. Chi è stamani di turno alla guida?” Rispose il Commissario, al quale seguì la risposta del subalterno. – “Zorzi.” – “Bene, almeno non è un rompicoglioni. Ok io vado se mi vuole qualcuno, previa scrematura di prassi, me lo passi sul cellulare. Ok?” – “Ok commissà’. Solita scrematura vuol dire Questore o giù di li vero? La macchina è alla porta.” – “Ci vediamo.” Salutò il Carlini uscendo.volo Aperto lo sportello posteriore destro si rivolse all’autista. – “Buongiorno Zorzi. Ospedale di Cisanello. Grazie.” – “Buongiorno commissario.” Rispose il sott’ufficiale mentre metteva in moto. – “Speriamo Giuseppe… speriamo che sia un buon giorno… ma nutro seri dubbi che sia tale.”Arrivati davanti all’obitorio, Carlini, salì i gradini della piccola scala due a due e in pochissimo tempo fu faccia a faccia con il dottor Frediani. – “Buon giorno commissario.” – “Giorno dottore, novità?” Rispose l’inquirente, al quale il medico rispose. – “Si… e anche di quelle grosse. Nel sangue  del fu Senatore Mario Baldacci, ho trovato abbondanti tracce di PCP.” – “Mi scusi e cos’è sto’ PCP, un nuovo simbolo del partito comunista?” Ribatté il commissario. – “No niente politica, Le PCP sono droghe e per essere più precisi sono le cosiddette droghe del distacco, perché usate in dosi massicce, come in questo caso, distorcono la percezione della vista e dei suoni e possono anche produrre sensazioni di distacco-dissociazione tra l’ambiente e se stessi, sono le famose fenciclidina e ketamina.  Per carità, usate in dose normali, altro non sono che le basi per lo sciroppo della tosse, ma qui altro che tosse.” Concluse il medico, al quale un Carlini fattosi serio rispose. – “Ma come e quando il Senatore… o chi per lui può aver usato tali prodotti? E come li può aver assunti?” il medico riprese. – “Per l’assunzione, non ci sono problemi, visto che si tratta di liquido trasparente, inodore e quasi insapore. Se non lo avesse fatto volontariamente, chiunque poteva mettere tale liquido in un bicchier d’acqua o qualsiasi altra sostanza liquida, che so’ io… caffè… tè… spremuta d’arancia.” – “Ma  questo liquido, che sensazioni provoca, preso in così grande quantità?” – “Sbandamenti, dissociazioni visive, ipersensibilità al rumore… ecc. ecc.” Concluse il medico. Il Carlini estratto il cellulare di tasca compone un numero, appena avuta risposta. – “Gennaro, innanzitutto buon giorno, com’è il tempo a Londra? Qui fa un freddo cane; ah anche li… bene… bene. Senti quando vedrai i nastri che sai, mi raccomando osserva attentamente il Senatore, guarda come cammina e che reazioni ha con l’esterno… che sensazioni voglio dire? Ma non saprei, guarda se cammina dritto o se ha problemi, guarda come reagisce ai rumori, lo so che non si sentono i rumori, ma anche se non li senti, Santo Iddio, nella realtà ci sono, guarda… vedi… immagina Genna’ per la miseria  non mi fare incazzare, fai l’inquirente, pensa a quanto costi oggi allo Stato. Immagina e se puoi porta una copia del nastro. Ciao… e chiamami subito se hai novità… capito?” Conclusa la telefonata il commissario riprese all’indirizzo del medico. – “Altro? Non si era parlato anche di curaro? O sbaglio.” – “No caro Andrea. La posso chiamare per nome?” Ottenuto un ok con cenno della testa il Frediani continuò. – “Curaro ce n’è e anche tanto. Chi ha fatto l’iniezione, ne ha usato un poco di troppo, perché se ne avesse usato di meno non ci sarebbero state tracce, visto che il defunto lo usava come metodo curativo.” Dopo una breve pausa come volesse metter a posto le idee il patologo continuò. – “Già dalle macchie violacee  e dalla rigidità delle membra mi ero accorto di assunzione di curaro, ma qui la dose era da cavallo. Forse e dico forse chi ha fatto la famosa iniezione voleva essere sicuro che il Baldacci morisse e sapendo che lo usava abitualmente ha voluto esagerare nella dose pur di raggiungere lo scopo finale.” – “Si, mi sa anche a me che sia andata così.” Rispose quasi sopra pensiero il Carlini, poi si rivolse di nuovo al medico. – “Grazie mi è stato molto utile, continui i suoi esami, quello che mi ha detto è già sufficiente a darmi un’idea e a mettermi in testa un certo tarlo. Mi raccomando dottore non una parola su droghe e veleno con chi che sia, fino a quando non sarà calata la rete sull’assassino o assassini, perché a questo punto non ci son dubbi il  Senatore non è morto per un malore, ma assassinato.” – “Tranquillo commissario… sarò una tomba.” – “Ma non aveva detto di chiamarmi Andrea?” – “Vero… me ne ero dimenticato. A presto, se ci sono altre novità le mando un fax o una mail.” Concluse il medico salutando con una calorosa stretta di mano il Carlini. Rientrato in caserma il commissario chiamò subito al telefono il Questore. “Dottor De Giorgi buon giorno sono Andrea Carlini… si ci sono novità sul caso Baldacci. Il Senatore sembra… sia stato avvelenato e che non sia morto di cuore… cioè, è la realtà che è venuta fuori dall’autopsia fatta dal dottor Frediani.” – “Avvelenato e da chi? E con che cosa?” Rispose il Questore. – “Da chi non ne sono ancora certo anche se ho una certa idea… sarò più preciso dopo che Caputo mi avrà chiamato da Londra. Con cosa si sa è stato avvelenato da PCP che non è la sigla del nuovo partito comunista. Le PCP sono droghe e per essere più precisi sono le cosiddette droghe del distacco, perché usate in dosi massicce, come in questo caso, distorcono la percezione della vista e dei suoni e possono anche produrre sensazioni di distacco-dissociazione tra l’ambiente e se stessi, sono le famose fenciclidina e ketamina. Questo è quello che ha detto il Frediani aggiungendo che possono essere ingerite nel caffè o nel tè. Dopo di che al Senatur, gli è stata somministrata una super dose di curaro per essere sicuri che ci lasciasse le penne; ma hanno esagerato con la dose, dose che essendo massiccia è stata trovata nell’autopsia, se fosse stata meno pesante, visto che lo scomparso si curava con lo stesso veleno, non avremmo trovate tracce. Questo è tutto quello che so… mi raccomando acqua in bocca non voglio mettere in fuga l’assassino, o gli assassini.” Concluse l’inquirente, al quale rispose il superiore. – “Questo cambia tutto il quadro della situazione, ci troviamo sulle spalle un Senatore assassinato e non morto per malore. Bhà… tienimi aggiornato e non temere non parlerò. A presto… almeno speriamo di risolverlo in fretta questo caso.” Nella tarda mattinata, finalmente  arrivò l’attesa telefonata di Caputo. – “Commissà’, ho visto il filmato relativo al Senatore Baldacci.” – “Allora? Cosa hai visto, che potrebbe aiutarci?” Rispose un Carlini trafelato; si sentiva come un bambino in attesa della tanto agognata marmellata. Il subalterno rispose con celerità. – “Ho visto tanto, in primis la signora Senatrice trainava un grosso trolley nero il Senatore, come aveva preannunciato lei, sembrava ubriaco, si non camminava dritto, la moglie lo sosteneva costantemente per un braccio. Ma non è finita, la signora si voltava continuamente indietro, difatti pochi metri dopo seguiva il medico che ho conosciuto in aeroporto, o così credevo fosse. Anche lui con trolley nero, ma più piccolo, i due si guardavano continuamente, ad un certo punto sembrano anche ammiccarsi qualcosa, ne sono sicuro, questo pezzo l’ho rivisto dieci volte. Lui sembra indicargli un qualcosa che è dentro il suo trolley, lei non sembra affatto soddisfatta. Arrivati al controllo sicurezza, il Senatore sembra avere grossi disturbi visivi, poiché non vede il tornello e ci sbatte continuamente dentro, fintanto che gli agenti previa esposizione della moglie di una card, che presumo essere quella diplomatica, gli aprono un’altra porta. I due passano senza che i loro bagagli vengano controllati, segreto di stato, così ho appurato. Appena passato il controllo il Baldacci  è colto da malore, la moglie lo fa sedere su una sedia e gli slaccia la camicia al collo, sembra riprendersi, ma ha un moto secco come di dolore al passaggio di una macchinetta pulisci pavimenti, poi sembra appisolarsi. Dopo alcuni minuti mentre il Senatore riposa, arriva il terzo uomo, non ha più il trolley, ma tiene in mano una borsetta da medico. Lui e la signora parlottano qualche istante, poi va a sedersi tre file avanti. I due continuano a scambiarsi sguardi fintanto che non viene annunciato il volo, il Senatore e la senatrice salgono per primi essendo diplomatici, la donna ha sempre il famoso trolley, questo è tutto. Ah i nastri non me li danno bisogna far domanda presso l’INTERPOL  per averli. Ma si fidi li ho scorsi tutti decine di volte.” – “Bravo Gennaro, sei stato bravo, del resto l’ho sempre detto che sei avviato ad una grande carriera. Torna quando vuoi, se vuoi fare un giretto per la City vai pure ti copro io.” Rispose un Carlini visibilmente soddisfatto, al quale il subalterno fece eco. – “No, niente giretto tra tre ore sarò a Pisa ho già prenotato il ritorno. Grazie per i complimenti fanno sempre bene e a presto commissà’.” – “Ok a presto grande Caputo quando arrivi telefona che ti mando la macchina.” Appena tirato giù la cornetta del telefono Carlini chiamò l’ispettore Colletti. – “Mario vai in tribunale dal giudice Vallini e fatti fare un mandato d’arresto per la signora Bronte Marta e Antonio Lo Cascio alias dottor Merlini Fabio. Appena hai documenti vieni qui davanti con Zorzi e la macchina, si va a Calci, anche se c’è più freddo di qui,  prevedo per qualcuno un gran caldo. Vai… vai Mario, torna prima possibile.”Una volta che l’ispettore fu uscito Andrea prese il telefono e compose il numero del Questore che informò degli ultimi sviluppi. Conclusa la breve chiacchierata i due si salutarono, Carlini rimase in trepida attesa dei documenti richiesti. Dopo un paio d’ore l’ispettore Colletti fece il suo ritorno in questura con la documentazione richiesta. Il Carlini gli accennò con la mano l’orologio, al tal gesto il sottoposto gli disse. – “Il Vallini non c’era, ho dovuto andare dal Di Cosimo… e i suoi tempi sono quelli che sono… lo sai anche tu, il giudice non è certo un fulmine di guerra. La macchina con Zorzi è alla porta… volendo possiamo uscire.” – “Subito, sono pronto prendo il cappotto e si va.” Rispose il commissario capo. Una volta indossato l’indumento e scese le scale, Carlini si trovò faccia a faccia con l’agente Rapisarda che era di piantone, al quale si rivolse. – “Avverti i soliti giornalisti, Tirreno, Nazione Canale 50 e Rai 3 alle 16,30-17 conferenza stampa in sala riunioni su al primo piano. Ok?” Avuto assenso con un cenno della testa i due inquirenti salirono nel sedile posteriore dell’Alfa 156 che in breve li portò a Calci.  Nell’ampio parcheggio davanti la villa Baldacci, stranamente non c’erano auto parcheggiate, i due poliziotti fecero i pochi passi che li separavano dall’ingresso, ivi giunti suonarono alla porta, in pochi secondi il maggiordomo di colore in livrea fu loro dinanzi. – “Come ricorderà sono il commissario capo Andrea Carlini, lui è il mio collega il commissario Colletti, vorremmo vedere la signora Bronte vedova Baldacci.” Si presentò il Carlini al quale il maggiordomo rispose con la solita gentilezza della volta precedente. – “Volentieri… ma la signora non c’è. In questo momento non è in casa, è uscita da un paio d’ore con la Jaguar.” – “Uscita? E dov’è andata lo sa?” Rispose tra l’adirato e il contrariato il Carlini, al quale il maggiordomo con la solita flemma rispose. – “Non mi ha detto niente di preciso, credo sia andata all’obitorio. Tra l’altro non ho avuto nemmeno ordini per la cena, non saprei, sa è sconvolta da quando il marito è morto non ha fatto altro che piangere.” – “Si… piange di contentezza la stronza… non piange certo di dolore.” Commentò l’ispettore capo che continuò rivolgendosi all’ignaro maggiordomo. – “Se torna a casa, in qualsiasi momento… a qualsiasi ora lei mi chiami.” E così dicendo porse all’impalato dipendente il suo biglietto da visita, poi continuò. – “Mi chiami immediatamente o anche lei sarà complice di un assassinio. Capito!” Il maggiordomo senza battere un ciglio e sempre perfettamente impalato rispose. – “D’accordo commissario, la chiamerò senza ombra di dubbio. In casa c’è il signor Enrico, è arrivato da poco, se crede di poterci parlare?” – “E chi sarebbe il signor Enrico?” Rispose il commissario Colletti. – “E’ il figlio del Senatore Baldacci, figlio di un precedente matrimonio, il signor Enrico non vive qui, vive da anni a San Francisco, appena appresa la triste notizia è salito sul primo aereo ed è venuto via.” – “Si… si lo faccia venire.” Rispose il Carlini. I due inquirenti vennero quindi accompagnati in un salottino, dove dopo pochi minuti fecero il loro ingresso il maggiordomo e un ragazzo distinto sulla trentina che si presentò come il figlio del defunto Senatore. Carlini, dopo aver chiesto scusa, estrasse il suo cellulare di tasca e composto un numero ebbe una breve telefonata. – “La signora Bronte come temevo non è all’obitorio. Mario telefona alla centrale, aeroporto, stazione, e ingresso autostrada li voglio sotto controllo. Anche se penso sia tardi… i due piccioncini a quest’ora avranno già preso il volo… ci giurerei.” Poi rivolto al nuovo venuto. – “Così, lei è il figlio del Senatore Baldacci.” Avuto assenso continuò. – “Debbo darle una brutta notizia, suo padre non è morto di cuore, ma è morto assassinato, i suoi assassini sono senza ombra di dubbio la signora Bronte e il signor Antonio Lo Cascio, alias dottor Merlini Fabio. Lo conosce?” Il ragazzo, rattristandosi in volto risponde. – “Me lo sentivo, non so perché, ma dentro di  me ho sempre sentito che Marta non era la persona giusta per mio padre. E… non è colpa della differenza d’età… non so come spiegarmi, ma dentro ho sempre avuto il terribile presentimento che altro non fosse che una cacciatrice di eredità. No. Il signor Antonio… come si chiama, non lo conosco.” Il Carlini continuò. – “Mi scusi, se insito, allora lei questo Antonio Lo Cascio non lo ha nemmeno mai sentito nominare.” – “No… tale nome, compreso lo speudomio, non mi dice niente. Del resto vivendo in America sono impossibilitato a conoscere amici e conoscenti sia di Marta, sia di mio padre.” Rispose Enrico. – “Già… già.” Riprese l’inquirente. In quel momento si aprì la porta e nella stanza fece il suo ingresso Marta Bronte. Il Carlini dalla sorpresa mancò poco che rimanesse  affogato dalla sua stessa saliva. – “E… lei cosa ci fa qui?” – “Commissario, lei forse non si ricorderà, ma io qui ci vivo.” Rispose l’ultima arrivata, alla quale con prontezza Andrea Carlini rispose. – “Si ma, fino ad ora dov’è stata, visto che all’obitorio non c’era.” – “Sono stato a casa dei miei genitori, perché è un reato? Non mi risulta che per uscire da casa mia dovessi chiedere il permesso a lei commissario.” Rispose adirata la signora, alla quale l’inquirente a sua volta rispose. – “La dichiaro in arresto per l’assassinio di suo marito il Senatore Mario Baldacci. Tutto quello che dirà d’ora in avanti potrebbe essere usato contro di lei. La consiglio di chiamare il suo avvocato, poi dovrà seguirci in questura… se non le dispiace.” A quella notizia la signora sbiancò visibilmente dentro il suo vestito nero, si accasciò su una sedia e. –“Ma come… ma come sarebbe a dire?” – “Sarebbe a dire che suo marito non è morto di morte naturale e lei e il suo amante signor Antonio Lo Cascio, alias dottor Merlini Fabio, siete gli unici indiziati della sua morte.” – “Amante… ma quale amante? Quale assassinio? Quale complice?… Io non ne so niente di tutto ciò, lei non ha rispetto per il mio dolore.” Rispose ancora una volta la signora Bronte. – “Io ho tutto il rispetto che il caso ritiene. Lei adesso ci deve seguire in questura… se non vuole telefonare al suo avvocato, ebbene, lo farà direttamente da li. Ora si faccia coraggio e ci segua. Se lei è colpevole o innocente lo dirà il giudice, non certo io… io sono un semplice inquirente che cerca di fare il suo lavoro nel miglior modo possibile. Quindi adesso ci segua senza fare scenate… la prego.” Riprese il Carlini alzandosi in piedi e facendo cenno sia al Colletti che alla signora Bronte di seguirli alla macchina. I due si alzarono e lo seguirono come due ombre. Giunto alla macchina si rivolse al sottoposto. – “Mario, chiama la centrale, va rimosso il blocco a carico della signora Bronte, ma… per il Lo Cascio rimane in vigore.” – “Ok capo.” Rispose il commissario mentre saliva in macchina. La Bronte nel breve viaggio da Calci a Pisa non proferì parola, rimase seduta composta e quasi assente. Arrivati alla questura fu fatta accomodare nell’ufficio personale del commissario capo Andrea Carlini, il quale fece gli onori di casa. – “Si accomodi, se vuol chiamare il suo avvocato, il telefono è a sua disposizione.” – “No… no, prima di fare la telefonata, vorrei parlare da sola con lei… se possibile, lei mi sembra una brava persona e sono certa che capirà.” Le rispose con un filo di voce. Andrea le rispose con gentilezza. – “Certamente signora, sono a sua completa disposizione.” Poi rivolgendosi al sottoposto. – “Colletti, per favore, ci puoi lasciare soli, se ho bisogno di te ti chiamo. Non credo che la signora Bronte voglia spararmi.” Appena il commissario fu uscito, la vedova Baldacci iniziò a parlare. – “Ho conosciuto, o meglio abbiamo conosciuto, perché c’era anche mio marito, il signor Lo Cascio ad un ricevimento svoltosi al consolato italiano di San Francisco, ce lo presentò Enrico, il figlio di mio marito.” A sentir tali parole, il Carlini interruppe bruscamente la vedova. – “Ma se poco fa, a precisa domanda il signor Enrico mi ha detto di non conoscere tale soggetto. Com’è possibile, qualcosa non torna, non le pare?” La Bronte riprese. – “Quello che le ha detto Enrico non mi interessa. Vuol sapere tutto… o no?” – “Certamente signora… mi scusi, la prego continui pure.” – “Dunque, come dicevo, tale personaggio ci fu presentato alla festa degli italiani in America a San Francisco, debbo dire che non mi risultò simpatico… anzi tutto il contrario. Mi fece una corte quasi assillante… anzi senza il quasi… per tutta la sera. La cosa indispettì sia me che Mario… mio marito.” Si fermò un poco, per riprendere fiato e per riorganizzare le idee, poi continuò, mentre gli occhi le si riempivano di grosse lacrime. – “Quello che le dirò d’ora in avanti, non lo sa nessuno, non l’ho mai detto nemmeno a mio marito… questo è stato il mio unico peccato,  mi creda ispettore, io a Mario volevo veramente bene a dispetto della differenza d’età… non avrei mai potuto né tramare… né tanto meno uccidere l’unica persona alla quale ho veramente voluto bene nella mia vita.” Qui si fermò, a quel punto l’inquirente domandò se avesse bisogno di qualcosa, al diniego, aspettò con pazienza che il racconto ripartisse. –“La seconda volta che incontrai quel delinquente fu a Londra. Ero a fare shopping da Harnold, mio marito non era presente nella capitale britannica, era fuori per qualche giorno, cosa che a volte capitava, non sempre mi andava di accompagnarlo, le moglie dei diplomatici, sono difficili da digerire. Dunque, come le dicevo ero da sola a far shopping, quando scendendo da una scala mobile mi trovai davanti il Lo Cascio. Vedendomi da sola,  mi si appiccicò dietro, a tutti i costi volle accompagnarmi ad un bar per prendere qualcosa insieme. Non sapendo come togliermelo di torno, accettai. Entrati in un bar, ordinammo due caffè e una spremuta d’arancia.” Si interruppe ancora una volta nel suo racconto, le grasse lacrime che avanzavano nei suoi occhi, avevano lasciato il posto ad un pianto a dirotto, al quale l’inquirente assisteva inerme. Dopo pochi attimi, tra i singhiozzi continuò. – “Non so cosa sia successo… me lo sono chiesta tante volte e tante volte non ho trovato risposte, fatto sta che mi sono ritrovata nuda nel suo letto. Quando ebbi memoria di quello che era successo mi misi a piangere, mi vestii velocemente e offendendolo a morte fuggii da quella camera… non ricordo nemmeno più dove fosse, se fosse un albergo o altro, scappai correndo sotto la pioggia. A un certo punto sfinita e bagnata come un pulcino chiamai un taxi, tornai al nostro appartamento. Una volta entrata in casa mi gettai vestita sotto la doccia, mi accosciai,  piansi… piansi… piansi fin quasi a perdere i sensi. Quindi mi spogliai, mi asciugai, misi quei vestiti in un sacco, uscii di casa e li gettai nel cassonetto della spazzatura, non volevo più vederli, mi avrebbero ricordato quella brutta esperienza.” A quel punto Marta si ammutolì. Dopo qualche attimo il Carlini le parlò accarezzandole le mani. – “La capisco… la capisco, son cose che non passano mai. Ma mi tolga una curiosità, quando eravate al bar, lei per caso si è assentata per un qualche motivo lasciando le bibite sul tavolo?” – “Si, mi sono assentata giusto due minuti, Mario mi chiamò al cellulare  non volevo che quell’individuo sentisse quello che avevamo da dirci. Perché?” – “Perché lei è stata drogata signora, questo è l’unico motivo per il quale non ha memoria di quello che le è successo, lei ricorda i fatti solamente da quando l’effetto della droga è finito. Approfittando della sua momentanea assenza il Lo Cascio le ha messo un qualcosa nel bicchiere… un qualcosa che la resa in sua completa balia per un determinato tempo e penso di sapere anche di cosa si tratta. Si tratta di droghe liquide venute fuori al tempo della guerra dei Balcani, sono servite per gli strupi di gruppo delle milizie Serbe.” La vedova riprese il suo racconto. – “Dopo non molto tempo da quell’increscioso episodio, rividi il Lo Cascio una sera nella hall di prima classe dell’aeroporto di Heathrow. Ci venne incontro sorridente, ero con Mario aspettavamo il volo per Pisa. Quando lo vidi mi irrigidii perchè avevo paura che mio marito mi leggesse in faccia cosa era successo.” Ancora un attimo di pausa, nel mentre bussarono alla porta. – “Avanti!” Rispose il Carlini, era il Colletti. –“I giornalisti sono su in sala come avevi chiesto tu.” –“ E tu mandali via.” Rispose Andrea, al quale fece eco il nuovo venuto. –“Come mandali via? E… io, cosa gli dico a quelli su.” – “Cosa gli dici… Mario Maremma cane usa la fantasia trova una scusa. Di che ti è morto il cane… di che non ci sono… di che ci son fatti nuovi, appena sapremo convocheremo una nuova riunione. Vai… vai pensaci tu, mi fido di te.” Concluse il Carlini, al quale il Colletti uscendo fece eco. –“Pensaci tu…  mi fido di te… ma che caspita… Maremma.” – “Tutto difficile qui dentro, non sanno nemmeno trovare una scusa. La prego continui signora e scusi l’interruzione.” Si scusò il commissario capo. La vedova continuò. –“Mi avvicinò, mi disse che doveva parlarmi subito in privato, cercai di svicolare ma lui insistette dicendo che se non avessi parlato con lui sarebbe stato peggio, aveva un busta per mio marito. O accettavo di parlargli  o l’avrebbe consegnata. Così dicendo estrasse una busta dalla tasca della giacca. Chiesi scusa a mio marito e mi allontani di pochi passi seguita da quel vigliacco. Nella busta c’erano delle fotografie, erano state scattate mentre facevamo sesso. Mi sentii svenire, mi strinse per un braccio e disse. – “Tranquilla puttanella, non darò le foto a tuo marito e non tornerò più a letto con te, anche se ne varrebbe certamente la pena visto come ti dimeni, voglio solo una cosa. Voi avete il segreto di stato, alle frontiere nessuno vi fa aprire le valige, bene io ogni tanto arriverò, tu metterai un mio pacchetto nel trolley  me lo riconsegnerai appena passata la frontiera in Italia,  meglio ancora ti do questa chiave che corrisponde ad un armadietto del deposito bagagli. Tu lo apri sfili il pacchetto lo metti dentro e richiudi. So che non puoi fare questo quando c’è il tuo vecchio rinco con te. Hai 24 ore di tempo per portare a termine l’operazione, se mi accorgo che apri il pacco o che non lo consegni partiranno subito  due buste, una per tuo marito, una per la stampa pisana. Capito? Tu prova a fregarmi e io frego te per sempre capito puttana?”  Questo fu quello che mi disse, da li in poi ogni tanto si faceva vivo, mettevo il pacchetto nel trolley… arrivati a Pisa la mattina dopo lo portavo dove mi era stato detto” – “Capisco signora… capisco le sue sofferenze e le sue vergogne. Questo è un individuo dal quale c’è da aspettarsi di tutto… un vero delinquente. Ma mi dica, a  quanto  pare anche quando siete partiti  da Londra si è fatto vivo.” – “Si a Londra per caso abbiamo incontrato Enrico.” – “Enrico il figlio di suo marito?” – “Si, è stata una piacevole coincidenza, tornava da  Parigi, aspettava la coincidenza per San Francisco, abbiamo bevuto qualcosa insieme al bar dell’aeroporto, abbiamo scambiato due chiacchiere, poi ognuno per la sua strada, visto che avevano chiamato il suo volo. A quel punto ci siamo incamminati verso il nostro gate, Mario cominciava a non sentirsi bene, aveva strani malori, diceva che aveva problemi alla vista, che le gambe non lo sorreggevano più. Mentre lo sostenevo, alle nostre spalle è piombato all’improvviso il Lo Cascio. Cominciando a farmi vedere il solito pacchetto, ho scossola testa cercando di fargli capire che Mario stava male, lui non se n’è curato minimamente. Appena giunti al gate mi ha messo in mano il pacchetto, pacchetto che come sempre ho infilato di volata  nel trolley . Da li in poi le cose hanno iniziato a precipitare. Mario a cominciato a star peggio, sempre peggio. Quando finalmente siamo saliti a bordo, sembrava stare un poco meglio; ma è stata solo una breve illusione. Poco dopo il decollo, stava veramente male, non lo avevo mai visto in quello stato. Ha detto di voler andare in bagno, ha rifiutato il mio aiuto, rassicurandomi che entro poco sarebbe tutto passato. –“Tranquilla, non muoio, tranquilla ho riavuto certi dolori tanto tempo fa, rilassati.” Così mi ha tranquillizzato quando si è alzato per dirigersi in toilette.  Dopo pochi istanti la hostess è venuta a chiamarmi, poi… poi tutto è precipitato in fretta. Il comandante ha chiesto se a bordo c’era un medico, si è presentato quel… quel bandito, la hostess lo ha accompagnato nel piccolo bagno, ma, non è servito.  Mario è spirato in pochi minuti tra le mie braccia. E’ stato terribile… voleva parlare, vedevo che voleva dirmi qualcosa ma non ci è riuscito è morto mentre lo accarezzavo per l’ultima volta.” A quel punto la vedova Baldacci precipitò in un pianto dirotto il Carlini gli strinse le mani e le porse il suo fazzoletto per asciugarsi le lacrime. La donna continuò tra i singhiozzi. –“Mi spiace avergli mentito quando è venuto a casa mia ieri, mi creda mi vergognavo a raccontargli tutta questa storia terribile, avevo paura che non mi credesse e avevo paura che la notizia fosse divulgata alla stampa.” Alla vista di quelle lacrime all’ispettore capo Andrea Carlini, detto lo squalo per come addentava le sue prede, fu tutto chiaro. – “Vada a casa signora, le credo e la capisco, sono cose che una donna racconta sempre malvolentieri ad un estraneo, anche se questo è un poliziotto. Vada a casa dei suoi genitori, la faccio accompagnare…  mi scusi per aver dubitato di lei. Ora so con esattezza che lei è innocente, mi spiace solo che quello che ha detto a me, dovrà ripeterlo anche in tribunale, purtroppo è la prassi. Vada pure le chiamo la macchina.” Poi alzando il citofono interno. – “Spicciani, chi è di servizio alla volante? Rapisarda, bene lo voglio alla porta tra due minuti con la macchina in moto, ok?” Poi rivolto alla vedova. – “Sta meglio? Passato il peggio?” –“Si… si commissario tutto passato, tenga il suo fazzoletto e grazie.” – “Ma le pare per così poco. Venga la accompagno.” I due uscirono dall’ufficio posto al primo piano della palazzina di via De Simone, a quella vista l’ispettore Colletti che stava bevendo un caffè alla macchinetta, per poco non sputò il contenuto del bicchierino in faccia a Caputo. Ritornato su il Carlini trovò Mario in ufficio. – “Niente arresti dottò’?” – “Si e no… si e no Mario. Non si arresta la vedova, ma si arresta il figlio.” – “Il figlio?” – “Si, il figlio. Non ci crederai, ma credo proprio che il nostro uomo sia lui, naturalmente insieme a quell’altro delinquente del Lo Cascio. Bella coppia quei due… gran bella coppia.” Dopo una lunga pausa il superiore gli si rivolse nuovamente. – “Mario, vai a prendere la macchina, vieni qui davanti la porta e fai venire anche Caputo, meglio essere prudenti. Si torna a Calci, vai.” – “Ok dottò’ agli ordini.” Rispose ridendo il sottoposto mentre usciva dalla stanza non senza aver indossato la giacca a vento. Quaranta minuti dopo i tre poliziotti erano di nuovo alla porta della villa. Al  suono del campanello, il solito impettito e inespressivo maggiordomo si affacciò nell’antro aperto. – “Desiderate?” – “Desideriamo il signor Enrico Baldacci.” Rispose il Carlini, al quale l’impassibile servitore rispose. – “Impossibile signori, il signorino è andato  pochi attimi dopo che eravate usciti voi.” – “Andato?” Gridò un Carlini fuori di sé. – “E dove sarebbe andato… si sa?” – “Certo che lo so, all’aeroporto, così a detto. Ma perché grida così commissario?… Ci sento benissimo sa.” Rispose sempre imperterrito il maggiordomo. – “Niente… sono io che a volte sono sordo e ho voglia di sentire la mia voce, non ci faccia caso.” Controbatté il Carlini, poi  rivolgendosi agli altri. – “Di corsa al Galilei, anche se so già che non ci sarà nessuno. Il pollo ha capito che la sua sceneggiata sarebbe durata poco e si è dato alla macchia… lo troveremo. Vai Caputo sirena e via. Tu Mario telefona e aggiungi ‘sto gonzo all’altro ricercato su tutto il territorio nazionale. Arrivederci, cerchi di sorridere ogni tanto, sa ridere fa bene alla salute… anche se non so che cazzo ci sia da ridere in questa situazione.” Concluse rivolto all’impalato servitore, il quale a sua volta rispose. – “Io rido… rido e tanto, ma quando non sono in servizio, come lei in servizio non beve, ad ognuno il suo ruolo e il suo modo di interpretarlo.” – “E bravo il nostro amico, hai ragione, il ruolo va interpretato nella giusta maniera la professionalità è tutto. Bravo!” Partirono a sirena aperta ma del giovane Baldacci e del suo degno compare nessuna traccia. L’indomani alle undici nell’ufficio al primo piano sito in via De Simoni si tenne la riunione con la stampa annullata la sera precedente, presenti i giornalisti delle testate e delle televisioni locali, il Questore voloDe Giorgi, il Prefetto dottor Randazzo e il Carlini, il quale svelò tutti i retroscena del giallo del volo BD 954 EA in volo da Heathrow a Pisa. Giunto al termine il commissario capo Andrea Carlini concluse così il suo intervento. – “Il signor Enrico, indubbiamente geloso della moglie del padre, giovane moglie che avrebbe ereditato in caso di morte del congiunto una notevole fortuna, fortuna che invece serviva a lui e al socio, poiché avevano, da quanto ci è risultato, avuto seri guai con una banda di guerriglieri centroamericani, i quali non avevano pagato due partite di armi. I due  senza quei soldi erano praticamente sul lastrico. Di qui l’idea di uccidere il Senatore con il curaro, farmaco che usava abitualmente e di far cadere la colpa sulla giovane moglie.” Dopo gli applausi di rito, prese la parola il Questore De Giorgi che dopo aver salutato la stampa concluse. –“ L’ispettore capo Andrea Carlini, cari miei è il Maigrèt di Pisa, ha saputo risolvere sul nascere un caso spinoso  per la notorietà che l’assassinato occupava nella nostra città, con competenza e maestria. Un bravo da parte nostra e… mi raccomando domani sulla stampa trattatelo bene, in fondo è un novellino, visto che è qui in città da breve tempo.”
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