I fantasmi di Pisa

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Nella nostra città, come in tutte le città ci sono i fantasmi. I Fantasmi, possono essere allegri, buoni, cattivi, vendicativi o giocherelloni, questa è la storia di cinque di loro, che  ogni plenilunio, la prima notte di luna piena, si ritrovano in Largo Ciro Menotti e scorrazzano divertendosi e spaventando gli ignari passanti, fin sotto le logge di Borgo Stretto.
Il primo ad arrivare al consueto appuntamento è un frate dei Frati Minori, il Cappuccino padre Guglielmo, morto avvelenato nel 1630  per aver mangiato polpette avvelenate per i topi. Padre Guglielmo è robusto, anzi direi grosso e corpulento, del resto quando era in vita il suo sport preferito era mangiare, mangiava a tutte le ore del giorno e della notte. La notte che morì si alzò per spolverare, come al solito, i resti della cucina, dimenticando che proprio lui aveva detto al padre Priore, per coprire i suoi raid notturni, che in cucina c'erano i topi.
Il Priore, aveva avvelenato con l'arsenico delle polpette, i topi rimasero vivi, padre Guglielmo ci lasciò il pelo. Ogni volta che si materializza è affamato, fa sempre qualche capatina nelle pizzerie o nei ristoranti nei dintorni di Borgo Stretto, domandare alla nota pasticceria che si trova nei paraggi, per avere  conferma.  Il secondo ad arrivare è Giacomo, cicisbeo, morto alla metà del 1700. Giacomo, alto, asciutto, vestito con calze di seta aderenti, pantaloni alla zuava di raso chiaro così come la giacca tre quarti che gli arriva sotto il ginocchio.
Sotto indossa una camicia con ampie gale bianche, foular di seta blu al collo, parrucca bianca tutta boccoli sulla testa, ha il viso tutto incipriato e alla destra della bocca un grosso neo nero, finto. La sua caratteristica è quella di avere una scarpa sola, la sinistra la perse la notte che morì e non l'ha più trovata. Dunque essendo un tombeur de femmes al pari del suo omonimo Casanova,  era sempre alla ricerca di ragazze,  senza guardare se erano libere, fidanzate o sposate, per lui tutto faceva brodo.
Era famoso per le scalate sui muri e le corse sui tetti. L'ultima corsa gli fu fatale, un marito rientrato troppo presto lo sorprese con la  moglie, ennesima corsa sul tetto, ma stavolta gli uscì una scarpa; le dannate scarpe col tacco,  precipitò in strada, morendo sul colpo. Il terzo ad arrivare all'appuntamento è Sigismondo, un nobile guerriero del 1600, morto decapitato nel suo letto, dall'amante di sua moglie. Sigismondo ama arrivare all'appuntamento con la testa tra le mani, è vestito con una lunga tunica di velluto rosso, ha in testa uno strano cappellino del solito colore e del solito materiale della tunica, intorno alla vita legato da un grosso nastro di cuoio marrone, ha un grosso spadone che arriva a toccare quasi terra. Ai piedi ha delle scarpette di raso gialle che sono lo scherno di tutta la compagnia dei fantasmi. Il quarto ad arrivare è Smith, un Inglese trapiantato a Pisa, città dove arrivò come portiere della locale squadra di calcio, erano i tempi dei pionieri di tale sport. Arriva vestito da atleta con un grosso pallone di cuoio marrone, del resto morì durante una partita contro il Livorno, morì dopo aver parato il rigore decisivo  per la disfida.
Smith, ha grossi baffoni a manubrio che liscia spesso, fa sempre rimbalzare il suo pallone, con sommo disappunto di chi specialmente d'estate ha le camere rivolte su Largo Ciro Menotti. Più volte sono state chiamate le forze dell'ordine,  al loro arrivo non trovano mai nessuno, solo una volta trovarono un vecchio pallone che rimbalzava da solo nei pressi del negozio di camicie. Smith è fissato col farsi tirare i rigori, dice che quando era in vita era uno specialista nel neutralizzarli. Una notte Sigismondo tirò un rigoraccio con mira alle stelle, tanto che ruppe un vetro di un appartamento del primo piano. Il residente arrabbiatissimo si affacciò alla finestra, sentì delle gran risa, ma non vide nessuno. A ridere erano tutti i fantasmi…prendevano allegramente in giro il povero Sigismondo, il quale dava la colpa alla testa che portava in mano,  secondo lui non aveva preso bene la mira. La quinta ed ultima ad arrivare è Flora, donna Flora. Giovane e bella dama, suicidatasi nel 1850. 
Innamoratasi di un fornaio, il padre,  un nobile, ostacolò con ogni mezzo la loro unione perché  appartenenti a due classi sociali troppo diverse. Flora ne soffrì fino alla morte. Una sera tornando da un ballo si gettò dal ponte della Vittoria alle Piagge. Flora è veramente una bella donna, alta, avvolta in un ampio mantello che porta sopra al bellissimo vestito da sera, ha capelli lunghi biondi, con grandi boccoli che le sfiorano delicatamente il viso. E' molto attratta dall'acqua, ad ogni raduno immancabilmente si getta in acqua alle Piagge e torna su al Ponte di Mezzo, da li raggiunge gli altri sotto le logge di Borgo o in  Largo Ciro Menotti.  Una sera di carnevale, i cinque si trovarono ad entrare in un locale dove viene praticata la lap dance, Giacomo estasiato si gettò sulla ballerina che si spogliala inesorabilmente, molto lentamente. Voltatosi verso i suoi compagni di avventura magnificava i nostri tempi,  tempi dove le donne si spogliano, non come ai suoi,  quando, erano imbacuccate di  sottane, sottovesti, sottogonne, mutandoni, bustini e quant'altro poteva impacciava le mani. Per spogliare una donna ci voleva una serata.
Così dicendo era un continuo dar baci alla ignara ballerina, la quale arrivata a sfilarsi i microslip che portava, lasciò intravedere un qualcosa che non ci doveva essere. Era un uomo, un transessuale. A  quella vista Giacomo a momenti muore per la seconda volta. Cominciò a sputare in tutti gli angoli della stanza, con sommo sollazzo degli altri,  si sentiva  la bocca inquinata per quei baci rubati. Al ché Sigismondo con la sua testa tra le mani esclamò. – "Oggi le donne si spogliano con la musica, io le spogliavo a schiaffoni, se facevano le ritrose." Flora che era rimasta in disparte intervenne. – " Sempre gentile il guerriero feudale,  non ti scordare che  la testa l'hanno tagliata a te, alla faccia della  tua impertinenza e brutalità." Un'altra notte invernale e fredda, un gruppo di tossicodipendenti faceva un gran baccano nella vicina piazza delle Vettovaglie, a loro apparve in tutta la sua imponenza Sigismondo con la sua testa in mano, quelli se la diedero a gambe urlando. Incontrando una guardia notturna gli raccontarono l'accaduto. Il vigilante dopo averli ascoltati  li consigliò di cambiare spacciatore, quello di adesso  aveva dato  loro roba scaduta.
Altra sera, ma stavolta estiva, in Largo Ciro Menotti, un giovanotto diede due schiaffoni ad una ragazza, al ché Giacomo disse. -  " Ai miei tempi uno come te sarebbe già morto." Poi rivolgendosi a lei continuò, quasi  lo sentissero. – "Se tu non fossi così bella, mi faresti schifo, per questa arrendevolezza. Rendiglielo più forte, cosa aspetti!
Ci sono io a difenderti."  Ma non sono sempre giocosi ed irriverenti, i nostri allegri fantasmi, a volte vanno all'ospedale, o più comunemente dove c'è qualcuno che soffre e sta per lasciare questa vita. Gli vanno vicino, padre Guglielmo, prendendogli una mano tra le sue, prega per l'anima dell'agonizzante, sussurrandogli all'orecchio. – "Ricorda! Alla sera della vita sarai ricordato e giudicato sull'amore che hai dato. Dio di infinita bontà, accetta presso di te l'anima di questo povero peccatore." Mentre tutti  gli altri fanno rivivere i momenti più belli della vita che sta finendo. Lo fanno per far morire tutti con il sorriso sulle labbra, anche chi ha tanto sofferto ha diritto ad una morte onorevole e radiosa, sperando  in un aldilà migliore.
L'ultima bravata dei nostri amici è di questi giorni, il Pisa calcio, dopo anni di sofferenze e passione in serie C, è stato promosso in serie B. Al lunedì mattino in Largo Ciro Menotti hanno trovato le saracinesche dei negozi verniciate di nero-azzurro, i colori del Pisa. Hanno pensato ai vandali, agli ultras  scatenati. Nessuno ha pensato che la domenica sera era il plenilunio, la prima  notte di luna piena. Un vecchio portiere di nome Smith, con i suoi amici, ha inteso festeggiare a modo suo l'atteso evento.

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